Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

I Protagonisti

Maria/La maestrina rossa

Amica di Lenin e di Mussolini, porta la rivoluzione da Torino a Palermo.

di Giuseppe Turani |

Capita a volte di andare alla ricerca di eroine, di donne che hanno fatto cose interessanti, in territori anche lontani o dove addirittura non si è mai stati. Ma succede anche di trovarne una, dimenticata, a due passi da casa. Una che da giovane ha respirato la tua stessa aria e che ha giocato nelle tue stesse strade.

Questo è il caso Maria Giudice, che probabilmente è più nota per essere stata la mamma dell’attrice Goliarda Sapienza, ma che ha avuto una vita straordinaria con amicizie come Lenin, Mussolini e Angelica Babalanoff (la grande amica della sua vita).

Maria nasce a Codevilla nel 1880 da una famiglia borghese molto colta. Prende il diploma di maestra a Pavia e poi si trasferisce a Voghera per il suo incarico di insegnante. E la sua vita diventa un’altra storia.

Conosce infatti uno dei personaggi più straordinari della provincia italiana: Ernesto Majocchi. Nella sua città anima (nel senso che dirige, scrive e pure disegna) il giornale “L’uomo che ride”. Quando finirà in carcere (anarchico e socialista) per un certo periodo cambierà la testata in “L’uomo che ride al gabbio”. In un’altra occasione farà credere di essere scappato a Parigi, invece sta nascosto a Voghera da un’amica e continua a fare il suo giornale. Più tardi, inseguito ancora dalla polizia, fuggirà in Svizzera in carrozza, insieme alla più bella e ricca ragazza della città, diventata poi una anche brava scrittrice.

Majocchi, che si definisce “giornalista nato, senza studi seri, senza cultura classica” insegna alla giovane maestra l’arte del giornalismo e la politica. E lei le impara entrambe benissimo. Comincia a collaborare a vari giornali e a fare attività politica. Nel 1902 viene nominata segretaria della Camera del Lavoro di Voghera, non era mai successo a una ragazza. L’anno dopo il partito, il Psi, la manda a dirigere una Camera del Lavoro in Emilia. Pubblica su un giornale un articolo sugli eccidi di Torre Annunziata e quindi viene condannata a parecchi mesi di carcere. Intanto, però, ha conosciuto l’anarchico Carlo  Civardi, con il quale ha stabilito una “libera unione”. Quando la condannano al carcere è in attesa del primo figlio (lei e Civardi ne faranno sette) e decide di scappare in Svizzera. E qui fa amicizia Lenin, Mussolini e Angelica Babalanoff.

Rientrata in Italia conosce ancora condanne e amnistie e a un certo punto viene spedita a Borgosesia e eletta segretaria della locale federazione del Psi. E’ alla testa della “Lega Rossa”, un movimento che provoca scioperi e tumulti in tutta la Valsesia.

Nel 1916 il grande salto: il Psi la manda a Torino, e sarà la prima donna a dirigere la Camera del Lavoro di quella città. Viene anche eletta segretaria della locale federazione del Psi. E dirige il giornale “Grido del Popolo”, che poi passerà nelle mani di Antonio Gramsci.

Allo scoppio della prima guerra mondiale diventa anti-interventista e finisce in carcere insieme al futuro presidente dell’Assemblea costituente italiana, Umberto Terracini.

Nel 1917 guida la protesta contro le autorità: a Torino erano scoppiati tumulti, per la mancanza del pane, e la repressione ha provocato cinquan morti.

Nel 1920 il partito decide di mandarla in Sicilia a organizzare i contadini di quella regione. Di nuovo  agitazioni, proteste, manifestazioni, morti, e arresti. Maria, la ex allieva di Majocchi, entra e esce dalle carceri siciliane. Intanto, Civardi è morto, e lei si lega, sempre senza sposarsi, all’anarchico Giuseppe Sapienza, da cui avrà due figli, Goliardo e Goliarda.

Ma nel 1927 il regime fascista non sopporta più questa rivoluzionaria venuta dal nord. In Sicilia ha fondato un giornale, i cui uffici spesso sono dati alle fiamme, e una volta lei e il marito si salvano scappando da una finestra appesi a un lenzuolo.

Le autorità decidono che la misura è colma e quindi lei viene ammonita ufficialmente e posta sotto sorveglianza, come sovversiva. Impossibile continuare l’attività politica con la polizia sempre sotto casa.

Sono anni in cui si dedica allo studio, soprattutto greco e latino, con gruppi di studenti, oppositori del regime, amici e compagni che girano per le stanze e che discutono di tutto. La figlia Goliarda racconterà: “Si passava dall’ultimo lavoro di Rosa Luxemburg ai romanzi di Dostoevskij”

Ma non è facile fermare Maria. Nel 1941 si trasferisce a Roma. La scusa (ma forse è la verità) è quella di poter iscrivere Goliarda alla Reale Accademia di Arte Drammatica, diretta da Silvio D’Amico.

In realtà, prende subito contatto con l’antifascismo della capitale e ricomincia a fare politica, stampa volantini al ciclostile, tiene contatti fra diversi gruppi. E si ricongiunge con l’amica di sempre Angelica Babalanoff.

Nel 1944 Maria firma l’atto costitutivo dell’Unione Donne Italiane. E insieme all’amica Angela fa uscire il libro “Il traditore”,

biografia al vetriolo di Mussolini, che entrambe avevano conosciuto in Svizzera nei primi anni della loro attività politica e quando lui era ancora uno scatenato socialista.

Il suo ultimo atto politico è la scissione di palazzo Barberini, dove insieme a Angelica si schiera con Saragat.

Poi l’Alzheimer la distrugge e il 5 febbraio del 1953 si spegne a Roma.

Ai suoi funerali c’è una folla immensa e, per qualche ora, il socialismo italiano si ricompone dietro la bara della maestrina di Voghera. In prima fila ci sono infatti Sandro Pertini, Umberto Terracini e Giuseppe Saragat, ormai divisi su tutto, ma che le rendono l’ultimo omaggio tutti insieme.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 5 dicembre 2016)

(In alto e in basso: due immagini di Goliarda Sapienza ,figlia di Maria Giudice e moglie del regista Citto Maselli. Nelle altre immagini: Maria Giudice in carcere a Torino con Umberto Terracini, in Sicilia e con Goliarda bambina e il padre Giuseppe)