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Il fascino di Louise

Ballerina, attrice a Hollywood, ma anche in Germania con Pabst, scrittrice. Tanti amanti, compresa la Garbo. (Dal film Lulu)

di Giuseppe Turani |

Aveva tanto di quel fascino da ammaliare chiunque. Per una notte, sembra, anche la divina Greta Garbo, di cui poi dirà “un po’ mascolina, ma tenera e affettuosa come amante”. Uno dei grandi guru del cinema francese, Henry Langlois, si è spinto a dichiarare: “Non c’è nessuna Garbo, nessuna Dietrich! C’è solo Louise Brooks”. Fra quelli che ha ammaliato almeno due o tre autori di fumetti. In questa  categoria la vittima più illustre è stato Guido Crepax, che per anni ha tenuto una sua fotografia nel cassetto della scrivania e che infine ha inventato la disinibita e peccaminosa Valentina, in pratica un clone di Louise, con il tipico caschetto di capelli.

Anzi, risulta che i due si siano scritti (non si sono  mai conosciuti) abbastanza a lungo. Prima lei gli dice, semplicemente: “Hai indovinato la mia essenza”. Poi, una volta presa un po’ di confidenza è più esplicita e spiritosa: “Hai portato la pace nei miei ultimi anni. Per 69 anni sono stata freneticamente alla ricerca di me stessa. E adesso tu mi dici che sono un "mito", che benedizione. D'ora in poi mi disintegrerò comodamente a letto con i miei libri, sigarette, caffè, pane, formaggio e marmellata di albicocche".

Louise debutta come ballerina, poi farà l’attrice e infine la scrittrice, prima di sprofondare nella rovina. Della sua passione per i libri era solita dire: “Hanno fatto di me l’idiota più erudita del mondo”.

Ha fascino e è anche una brava attrice, ma è un carattere selvaggio. Capace di buttare tutto all’aria per inseguire un amore, di cui poi si pentirà. Ma abbastanza intelligente da giocare anche sulla sua vera o presunta ambiguità sessuale. Si è sposata per due volte (una con un miliardario, piantato dopo appena sei mesi con un semplice biglietto), ma ama farsi vedere in giro con le sue amiche lesbiche.

Come ballerina è brava, ma finisce che la buttano fuori dalla compagnia per gelosia, forse perché ruba la scena alle altre. Allora ripiega sul cinema. Nel suo primo periodo a Hollywood (lei è del 1906, il primo film è del 1925) non fa opere memorabili, ma diventa abbastanza famosa. E circola nel bel mondo dell’epoca. E’, ad esempio, molto amica del potentissimo Randolph Hearst e della sua fidanzata, l’attrice Marion Davis, presso i quali è spesso ospite. Ma è in buoni rapporti anche con Chaplin, con il quale ha anche una breve storia. Lancia la sua pettinatura con il caschetto e la frangetta, che viene imitata da moltissime ragazze. Spuntano bambole e altre cianfrusaglie con la sua immagine. Diventa davvero un mito. Un mito che resiste ancora oggi, basta guardare una sua fotografia.

Negli anni del suo successo (pochissimi per la verità) a Hollywood si fa la fama di ragazza molto disinibita e dalle moltissime relazioni sessuali, ma per molte di queste si parla di invenzioni. Alimenta essa stessa cioè un’immagine “maledetta” della sua vita. Non ha problemi a posare nuda per i fotografi. Racconta di essere stata violentata ancora giovanissima da un vicino di casa (ma la madre sostiene che era stata lei a tentarlo). Rilascia dichiarazioni  tipo: “Un uomo carino e gentile non mi basta, ci vuole anche dominazione”, lasciando immaginare chissà quali abissi di peccato. Una maestra del marketing, già allora.

Alla fine degli anni Venti lascia gli Stati Uniti e corre in Europa. Vuole diventare l’eroina dei film che si fanno sul Vecchio Continente, vuole più profondità, più spessore. E infatti gira due film con il regista tedesco Pabst, “Il vaso di Pandora” e “Diario di una donna perduta”. Due grandi pellicole, molto disinibite e quindi molto censurate, ma che riscoperte negli anni Cinquanta dalla critica francese faranno gridare al miracolo.

Quando torna in America, va di nuovo a lavorare per la Paramount, ma commette per amore (o passione?) un errore che la distruggerà per sempre: richiesta di interpretare la “femme fatale” del film “Nemico pubblico” con James Cagney, rifiuta perché deve scappare a New York dal suo amante dell’epoca, George Preston Marshall, proprietario di una catena di lavanderie e per il quale  aveva già buttato all’aria il suo primo matrimonio. La parte da lei rifiutata va a Jean Harlow e è un grande successo.

A quel punto la Paramount comincia a perdere la pazienza e infine mette Louise in una sorta di lista nera di Hollywood, la lista di quelli che non devono più lavorare perché inaffidabili.

Ma la Brooks è una testa dura e una spendacciona. Continua la sua vita come prima, convinta che la richiameranno. Ma non accade. Alle spalle non ha più una grande casa produttrice e così nel 1932 dichiara fallimento, fa bancarotta.

Da quel momento in avanti corre verso la sua inevitabile rovina. Farà ancora qualche film, ma di serie B e di nessuna importanza. Tenta di aprire una scuola di danza, ma non ha successo. Allora torna a fare la ballerina, ma poi finisce per fare la commessa in un negozio sulla Quinta strada.

In realtà, la sua vita sarebbe ancora più dura se non arrivassero ogni tanto gli assegni di un suo ex amante ricchissimo, Bill Paley, fondatore e proprietario della Cbs, che l’avrebbe aiutata per tutta la vita.

Ma Louise, che fra le altre cose ha molta confidenza anche con l’alcol, non è una sognatrice, non crede alle favole. E dispone di grandi riserve di ironia. Quindi è lei stessa a dire: “Cosa può fare un’attrice fallita di 36 anni? La call girl”. E per un po’ fa l’escort di signori molto ricchi.

Quando è un po’ più avanti negli anni, si scopre una vena di scrittrice e diventa, a sorpresa, una brava critica cinematografica. E viene anche convinta a scrivere le sue memorie, “Lulu in Hollywood”, in cui racconta il mondo del cinema nel quale ha avuto tanta fortuna prima di esserne definitivamente cacciata.

Nel 1985, a 78 anni, viene trovata morta per infarto nel suo appartamento di New York. Le vengono dedicate canzoni e moltissimi libri. Lei non c’è più, ma leggenda continua.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 28 novembre 2016)