Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Amore in rosa alla Casa Bianca

Più di tre mila lettere d'amore scambiate fra Eleanor Roosevelt e la giornalista Lorena Hickok

di Giuseppe Turani |

Tutti conoscono Eleanor Roosevelt, che è stata la First Lady americana dal 1933 al 1945, accanto al marito, il presidente (e cugino) Franklin Delano. Eleanor è stata talmente straordinaria nel suo ruolo che Harry Truman, vice di Roosevelt, e suo successore alla Casa Bianca, l’ha definita la First Lady of the World.

La biografia di Eleanor è tutta all’insegna dei diritti civili, dei diritti delle donne e dei diritti dei perseguitati. Durante gli anni del nazismo è lei che manda a Marsiglia un giovanotto, Varian Fry, con il compito di far fuggire dalla Francia occupata gli intellettuali rimasti intrappolati.

Poiché il governo non si vuole esporre ufficialmente, lei gli consegna una lettera personale in cui prega “tutte  le autorità americane presenti in Europa” di dare il massimo aiuto possibile a Varian. Il governo, rappresentato da suo marito, non vuole concedere i visti di ingresso a questi fuggitivi e lei: “Affitteremo una nave, andremo a prendere questi nostri amici e incroceremo davanti alle coste americane fino a quando ci faranno entrare”. Alla fine, i visti arriveranno.

Questa è Eleanor, una leggenda. Assai meno nota è Lorena Alice Hickok. Una ragazza nata nel Wisconsin del 1893 e che quando muore (nel 1968) dispone che tutte le sue carte vengano consegnate alla D. Roosevelt Presidential Library e aperte non prima di dieci anni.

Quando finalmente si aprono gli scatoloni con le sue carte, i ricercatori rimangono allibiti. Dentro ci sono 2336 lettere di Eleanor a lei, e 1024 lettere di risposta. E sono lettere d’amore, straordinarie lettere d’amore. Lettere anche spinte e molto, molto, affettuose.

Da allora gli storici sono divisi e in guerra. Una parte sostiene che le due signore siano state amanti. Altri lo escludono categoricamente e spiegano il calore e l’intensità di quello scambio epistolare come una sorta di cotta studentesca arrivata un po’ in ritardo. La verità, ammesso che interessi davvero, non si saprà mai. Solo loro due sapevano. E sono scomparse entrambe.

Quello che si conosce è che Lorena non era certamente nuova a esperienze lesbiche. E intorno a Eleanor giravano molte ragazze gay. La sua stessa istitutrice europea, Marie Souvestre, che ha avuto grandissima influenza su di lei, era lesbica. Inoltre, si sa che il matrimonio di Eleanor era di fatto inevitabile (stesso ambiente, stessa famiglia, anche se di rami diversi), ma non molto felice.

Ridurre però la storia di Lorena Hickok solo a queste faccende sarebbe un errore e un’ingiustizia. Lorena è molto di più, è quasi incredibile. Figlia di una sarta e di un contadino, con un’infanzia molto difficile, scappa a 14 anni da casa e va a fare la domestica per campare.

Nel giro di pochi anni, poi, diventerà e resterà tale a lungo, la più famosa giornalista americana, conosciuta da tutti semplicemente  come Hick.

All’inizio tenta di studiare, ma non le riesce, allora ripiega sul giornalismo, che a quei tempi (anni Venti) è un po’ il ricettacolo di quelli che non hanno la stoffa o i soldi per fare il college.

Dopo qualche esperienza in piccoli giornali di provincia, dove si fa la fama di brava intervistatrice, va al “Minneapolis Tribune”, dove fa una gran carriera e dove vince (1923) anche un premio dell’Associated Press per la miglior storia del mese (un servizio sul  treno funebre del presidente Harding).

Nel 1926 a Lorena viene diagnosticato il diabete, malattia per la quale non c’era ancora l’insulina (arriverà tre anni dopo). Lei ha una relazione con una collega, Ella Morse, da otto anni. Decidono di trasferirsi a San Francisco, ma non partiranno mai perché Ella scappa con un suo ex-fidanzato.

Abbandonata, Hick cambia tutti i piani e va direttamente a New York, a lavorare per il New York Daily Mirror. Dopo un anno lascia il giornale e va all’Associated Press, che nel 1928 l’incarica di intervistare Eleanor Roosevelt. E poi di seguire tutta la campagna presidenziale di Franklin Delano. E’ l’inizio di una grande storia d’amore, probabilmente mai consumata.

Le due diventano subito molto amiche. Si racconta nel nel 1933, alla cerimonia di insediamento di Roosevelt come presidente, Eleanor abbia al dito un anello di zaffiro che le ha regalato Hick. La First Lady avrebbe messo sulla sua scrivania un ritratto di Lorena, baciandolo ogni sera e ogni mattina. Insieme fanno molti viaggi e è Hick che suggerisce a Eleanor di scrivere una rubrica (che diventerà famosa) “My Day” e di tenere conferenze stampa settimanali. Alla domenica sera Lorena è ospite fissa alla tavola dei Roosevelt.

Ma capisce che è troppo intima dei Roosevelt, e soprattutto di Eleanor con la quale è cominciato lo scambio di lettere, per continuare a fare la corrispondente dalla Casa Bianca per l’Associated Press. E si dimette, proprio mentre è la giornalista più  famosa d’America per via delle sue corrispondenze “presidenziali”.

Da quel momento in avanti, quella di Hick è una corsa quasi tutta in discesa, scandita dal suo diabete. Eleanor l’aiuta a diventare ispettrice del Fera (l’equivalente della nostra protezione civile). Dopo il Fera, va all’ufficio stampa della Fiera universale di New York. Ma non se la passa tanto bene. Vive in un piccolo appartamento e tira avanti perché ogni tanto arriva qualche assegno di Eleanor. Poi c’è  una svolta positiva: lascia la Fiera universale e diventa capo della divisione femminile del comitato nazionale democratico. In questo periodo, fra il 1941 e il 1945, Hick vive alla Casa Bianca, anche se come indirizzo ufficiale ha il Mayflower Hotel. Sono anni felici, gli ultimi.

Ma il diabete non le dà tregua. A un certo punto lascia tutto e si trasferisce in un cottage nella tenuta dei Roosevelt in Hyde Park, dove si spegne nel 1968, lasciandosi dietro più di tre mila lettere d’amore scambiate con la sua amica Eleanor. 

(Lorena e Eleanor, Eleanor e Lorena, matrimonio Eleanor Franklin Delano, Eleanor)

(Dal "Quotidiano nazionale" del 14 novembre 2016