Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

La condanna di chiamarsi Onassis

Christina, ricchissima. matrimoni tutti falliti, morta a 37 anni.

di Giuseppe Turani |

E’ difficile trovare una vita femminile più più triste della sua, tutta segnata da tragedie e da infelicità. Eppure, in vita è stata una delle donne più ricche del mondo, forse addirittura la più ricca (dopo la Regina d’Inghilterra). Alla morte del padre, nel 1975, la sua fortuna era stata valutata (sbagliando per difetto) un miliardo di dollari. E’ morta a soli 37 anni, si è sposata quattro volte, ma sono stati quattro insuccessi. Scelte sbagliate, ma anche sue difficoltà nel rapporto con gli altri.

Per tutta la vita Christina Onassis si è considerata brutta (e era brutta), non si è mai amata. Era grassoccia e persino spesso mal

vestita, trasandata. E nessuno ha mai pensato che fosse una donna intelligente, come invece ha poi dimostrato di essere negli ultimi anni della sua vita.

A ben guardare ha avuto solo due veri amori: la figlia Athina (avuta dall’ultimo marito) e la madre Tina, da lei venerata al punto da farle poi odiare tutte le successive donne di suo padre Aristotele: in particolare, Maria Callas e Jacqueline Kennedy. Quando il padre muore, lei, ormai capo dell’impero, liquida Jackie con una somma ridicola, giusto per umiliarla.

La sua era una famiglia ricchissima, ma complicata. Il padre, che aveva cominciato la sua fortuna con un piccolo contrabbando di sigarette a Buenos Aires nell’ufficio dove faceva il fattorino, aveva poi fatto i soldi con le navi nel dopoguerra. Ma non aveva nessun quarto di nobiltà e nessuna rispettabilità. Era considerato poco più di un pirata, un lestofante, quale era.

E quindi si mette a corteggiare la maggiore della figlie dell’armatore Livanos, grande e rispettata famiglia greca, Eugenia, la più bella, per fare una scalata sociale. Ma arriva il suo eterno rivale, Stravros Niarchos, e gliela porta via. Ripiega allora sulla seconda, Tina. Eugenia, la zia di Christina morirà (ufficialmente suicida) su un’isola dei Niarchos. La madre adorata abbandona Onassis e si sposa con il marchese di Blandford, poi divorzia e sposa anche lei Niarchos. E muore ancora giovane, nella sua casa di Parigi.

L’unico fratello, Alessandro, vive con la baronessa Fiona Campbell, la più bella modella dei suoi tempi, ma odiatissima dal vecchio Aristotele. Anche Alessandro, comunque, muore misteriosamente in un incidente aereo a appena 25 anni.

Christina, oltre a essere brutta e a non avere alcuna stima di sé, è anche ricchissima. Inseguita quindi da ogni sorta di cacciatore di dote. Confiderà a un’amica: “Vorrei una vita normale, non un regno”. Dal primo marito divorzia quasi subito, nel giro di sei mesi, perché con sua sorpresa l’aveva trascinata in una specie di orgia, tutti nudi, lei compresa, perché era ubriaca.

Allora è la volta di un giovane armatore greco, ricco di suo e quindi non interessato ai suoi soldi. Ma presto lei capisce che ha un carattere come quello del padre, duro, autoritario, poco affettivo. Lo pianta e si invola nel terzo matrimonio della sua vita con un oscuro funzionario dell’industria marittima sovietica. Un’immersione fra il popolo. Fallimento totale.

Un po’ disperata pensa che sia una cosa saggia ritirarsi in convento e chiudere così la partita. Si informa, parla con delle persone, ma capisce quasi subito di non avere alcuna vocazione per la vita monacale, dopo una vita passata fra i lussi più straordinari che si possano immaginare (il panfilo del padre si chiama appunto “Christina”).

Tutti questi matrimoni nascono e si disfano accompagnati regolarmente dalle urla di Onassis, che non ne approva nemmeno uno e che per un certo periodo si rifiuta persino di parlare con la sua unica figlia.

Ma la ricerca di un affetto (o forse di un padre?) spingono Christina verso il quarto matrimonio, questa volta con il proprietario di un’agenzia di modelle di Parigi, Thierry Roussel. Le cose sembrano funzionare e ricomincia l’abituale sarabanda fra feste e crociere.

Ma anche questo matrimonio dura poco. Rimangono un mucchio di  fotografie con Christina sorridente e, soprattutto, una bambina, Athina, così chiamata in onore della mamma adorata.

La nascita di questa bambina provoca come un’esplosione nella testa della ragazza. In pratica, scompare la natura melanconica e triste e emergono tutti i geni paterni: forza, carattere, arroganza. Prende in mano le redini del suo impero, fatto di ben 56 navi. Ma sono un po’ vecchiotte. Lei innova tutto: smonta e rimonta, taglia, aggiunge. Un fenomeno. Viene eletta, nel 1982, a appena 32 anni, nel direttivo dell’Unione degli armatori greci, un luogo sacro frequentato solo da vecchi signori con molte navi.

Il fisco la prende di mira (forse spinto dai rivali) e lei alla fine contratta una tregua donando alla Grecia un centro di chirurgia cardiaca del valore di 30 milioni di dollari. Ma non basta: impegna metà dei soldi ereditati da Aristotele per finanziare una fondazione intitolata al fratello Alessandro.

E smette di cercare mariti. Ormai nella sua vita c’è Athina, e questo basta. Per di più ormai ha un impero da mandare avanti. Non è diventata bella e non ha trovato la felicità, ma la vita sembra essere diventata meno pesante. Soprattutto quando guarda negli occhi la sua piccolina.

Ma Christina non è nata sotto una buona stella. E a 37 anni, una delle donne più ricche del mondo, muore nel bagno di un’amica da cui era ospite, vicino a Buenos Aires, a pochi chilometri da dove era cominciata la fortuna degli Onassis.

Causa della morte ufficiale: edema polmonare, esattamente come la madre. Quasi certamente troppe anfetamine e troppa coca.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 7 novembre 2016)