Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Joyce, la ragazza che stregò il comandante

Grande intellettuale, decorata al valor militare, compagna di Emilio Lussu. eroe della prima guerra mondiale, 

di Giuseppe Turani |

Un giorno del 1938 una ragazza raggiunge un appartamento al numero 20 di Rue Plentamour a Ginevra. Si trascina dietro una valigia con la quale ha attraversato mezza Europa (Francia, Belgio, Paesi Bassi) superando tutte le frontiere. Nel manico della valigia c’è nascosto un messaggio che i suoi amici della Resistenza italiana le hanno affidato perché lo consegni a un certo mister Mill, un importante capo partigiano che vive a Ginevra sotto copertura e che lei non conosce.

Quando la porta si apre e appare il misterioso mister Mill la ragazza rimane senza fiato per alcuni secondi.

Mister Mill infatti è semplicemente Emilio Lussu, già allora una leggenda, quasi un mito della lotta clandestina al fascismo.

Ufficiale della Brigata Sassari nella prima guerra mondiale, il suo reggimento viene decorato due volte con la medaglia d’oro. Gli uomini della Brigata Sassari, tutti contadini sardi, sono gli stessi di cui un generale disse: “Questa gente può vincere qualsiasi guerra”. Vanno contro il nemico cantando una loro bellissima e terribile canzone di guerra: “Dimonios”. Ancora oggi gli uomini di questa brigata sono gli unici militari che il 2 giugno sfilano cantando il loro inno di battaglia.

Gente più che tosta, Lussu è stato loro capitano. Dopo la guerra fonda il Partito Sardo d’Azione, e vince le  elezioni, diventa deputato.

Il 1° novembre 1926 (il giorno dopo un fallito attentato a Mussolini) un gruppo di fascisti assedia la casa di Lussu a Cagliari. Un giovane salta addirittura sul balcone. Lussu prende la pistola, gli spara e lo ammazza. Il resto del gruppo si dà alla fuga.

Ma il fascismo avanza, i partiti politici vengono sciolti, e Lussu viene spedito per cinque anni al confino a Lipari.

Tenere prigioniero un uomo del genere non era facile però nemmeno per i fascisti. E infatti, grazie a degli amici, scappa  in motoscafo con Carlo Rosselli, va a Tangeri, e poi a Parigi. E qui insieme a altri antifascisti in esilio fonda il movimento Giustizia e Libertà.

La ragazza che nel 1938 suona alla sua porta è anche lei un membro di Giustizia e Libertà, Joyce Salvadori, e di colpo si trova davanti quell’uomo leggendario, un guerriero, un “dio mortale”, come qualcuno ha scritto.

Ma anche Lussu rimane senza parole. Di fronte a sé ha la più bella partigiana mai vista in vita sua. Alta, bionda, con incredibili occhi verdi. Oltre a essere bellissima, Joyce discende da una piccola nobiltà marchigiana, ma molto colta. Lei stessa ha girato mezzo mondo. Fra i suoi parenti si ricorda Massimo Salvadori, che con il nome di Capitano Max (era diventato ufficiale britannico, servizi segreti) giocherà un ruolo fondamentale nella liberazione italiana e che poi farà il professore di storia in un’università del Massachusetts.

I due, per la verità, sono come l’acqua e il fuoco. Lui vuole distruggere il fascismo, anche a mani nude, e ritiene che una donna al suo fianco possa frenarlo. Per anni lei cercherà di convincerlo del contrario. Non riescono a stare separati. Vanno a Parigi, dove si sono riuniti tutti gli antifascisti in in fuga. Quando nel 1940 arrivano i nazisti, scappano a Marsiglia e in quella città la bella e colta Joyce (scriverà una quantità immensa di libri e di poesie, apprezzate anche da Benedetto Croce) impara un nuovo mestiere: diventa la più abile falsaria del luogo. Chiunque abbia bisogno di un passaporto falso, carta d’identità, patente, va da Joyce. Documenti impeccabili, da vera professionista del falso.

Ma anche Marsiglia diventa inospitale, tutti se ne devono andare, compresi i ragazzi dell’Emergency rescue committee che Eleanor Roosevelt ha mandato là (con sua lettera personale di raccomandazione “a tutte le autorità americane in Europa”) per dare una mano ai fuggitivi dal nazismo, e che sono riusciti a far scappare dall’Europa almeno due mila persone. I tedeschi hanno capito che quella è una via di fuga e la vogliono chiudere.

Joyce e Emilio vanno in Spagna e poi a Lisbona, dove prendono contatto con il War Office britannico, e finiscono a Londra. Lussu cerca appoggi per la lotta al fascismo in Italia, lei invece, che sa di essere poco più di un’intellettuale, va in un campo di addestramento militare. Veste la divisa e impara a usare gli esplosivi, le radio, a sparare, a uccidere, a superare le frontiere.

Viene più volte mandata in Italia, nel corso di varie missioni. Viene più volte catturata, ma anche lei è una che non è facile tenere in prigione. Scappa sempre.

Grande traduttrice del poeta turco Nazim Hikmet, riuscirà persino a far scappare sua moglie e la figlia dalle carceri turche.

Nelle formazioni partigiane raggiunge il grado di capitano. E nel 1961 viene decorata al valor militare: la cerimonia si svolge a Cagliari. Come mai?

A guerra finita Joyce e Emilio si danno appuntamento a Roma, lei aspetta, ma lui non arriva,  allora lei gli va incontro alla stazione di Imperia, così, un istinto. Casualmente lui si affaccia e la vede. Rientrano a Roma e si sposeranno: il 6 giugno del 1944, giorno della liberazione della capitale, davanti a un assessore e a una portinaia.

Poi, lui fa il politico e lei moltissime cose, scrive e viaggia, conosce tutti nel mondo. Ma fa una cosa bizzarra, una grandissima prova d’amore. Sostiene che non si può amare un uomo se non se ne conoscono le radici. E quindi va nel paesino sardo dove è nato Emilio. Conosce tutti, impara le abitudini, diventa in pratica una del posto, guida anche le lotte degli abitanti del luogo.

Ecco perché, quando lo Stato le vuole consegnare la medaglia d’argento, la trova in Sardegna, nella patria del suo personale dimonios così tanto amato, Emilio Lussu.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 24 ottobre 2016)