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La ragazzina di Montecitorio

Teresa Mattei, gappista a Firenze, la più giovane delle "madri costituenti", il conflitto con Togliatti.

di Giuseppe Turani |

Nasce a Genova da una buona famiglia borghese nel 1921, ma cresce a Firenze e sarà conosciuta nella Resistenza (dove raggiunge il grado comandante di compagnia) con il nome di Chicchi, un nome quasi da bambina. Più tardi verrà definita “la ragazzina di Montecitorio”. Invece la sua è una storia dura, niente le è stato risparmiato. Ma non si è mai piegata, nemmeno davanti a Togliatti.

Ancora adolescente, Teresa Mattei (che nel 1946 sarà la più giovane deputata eletta alla Costituente) va fino a Nizza dai fratelli Rosselli (fuggiti dal fascismo, che li voleva morti, come poi sarà). Porta loro aiuti raccolti fra gli amici fiorentini.

A appena 17 anni viene espulsa da tutte le scuole del Regno. In aula era arrivato un professore a elogiare le leggi razziali. Lei si alza e dice: “Me ne vado perché non posso assistere a queste vergogne”. Immediatamente espulsa. Riuscirà a conseguire la maturità da privatista, su consiglio di Pietro Calamandrei.

Entra nella Resistenza, nei Gap (Gruppi di azione partigiana), insieme al fratello Gianfranco, che, catturato dai nazisti, si ucciderà in carcere con la cintura dei pantaloni dopo lunghissime torture, per paura di parlare.

Lei ritiene di dover essere vicino ai genitori in una circostanza così dolorosa e parte da Roma per Firenze. Ma viene individuata e catturata dalle SS. La portano in carcere a Perugia. Viene picchiata, torturata e violentata. La sua fucilazione viene decisa per la mattina seguente. Si salva perché un gerarca fascista la libera nella notte: “Una brava ragazza come te non può essere una partigiana”.

Arriva finalmente a Firenze e insieme ai suoi amici partigiani fa saltare un treno pieno di esplosivi nascosto in una galleria. Parte subito una grande retata. Lei scappa e si rifugia in università. Ma i tedeschi sono già sulle sue tracce e stanno arrivando per portarla via di nuovo. La salva il professor Eugenio Garin, relatore della sua tesi di laurea in filosofia e amico di famiglia. Garin improvvisa di corsa con altri professori una commissione di laurea. Quando i tedeschi arrivano, c’è l’alibi: stava discutendo la tesi, e si è appena laureata, congratulazioni, dicono i professori. Laurea che più tardi è stata ritenuta buona e valida a tutti gli effetti benché conseguita in circostanze così eccezionali e senza una vera discussione.

Chicchi, in seguito, ammetterà con grande lealtà il suo ruolo in una delle pagine più discusse di quegli anni: l’assassinio del filosofo, e suo professore,  Giovanni Gentile, per mano dei partigiani: “Sono stata io a dire ai gappisti dove potevano trovarlo”. Non darà spiegazioni. Quelli erano anni crudeli. Gentile era un esponente di spicco prima del fascismo e poi della Repubblica sociale di Salò. La sua sorte era segnata.

Dopo la guerra Chicchi è una delle 21 donne elette alla Costituente. E’ anche la più giovane (sarà anche l’ultima a morire, a 92 anni, nel 2013). Viene nominata segretaria dell’assemblea, con grande gioia di Togliatti, contento perché una comunista ha un ruolo importante in quell’assemblea. Data la giovane età, viene appunto sopranominata “la ragazzina di Montecitorio”.

Alla Costituente contribuisce a far inserire norme di rispetto per le donne. E, in gran parte, è  anche responsabile della scelta della mimosa come fiore simbolo dell’identità  femminile. Altre deputate volevano scegliere le violette o le orchidee. Ma lei si impunta sulle mimose: “E’ un fiore povero, si trova ovunque nei campi. E’ il fiore che i partigiani regalavano alle loro staffette: non c’era altro”. Discussione chiusa.

Nel 1947, benché sia la cocca del vertice del Pci, scoppia la prima grana con Palmiro Togliatti. Teresa rimane in cinta di un uomo sposato. Quello di quegli anni è un partito comunista assolutamente bigotto e quindi dal segretario arriva un ordine preciso: devi abortire, questo bambino non può nascere. Lo stesso Togliatti tenne nascosta la sua relazione con Nilde Jotti per anni e anni. Figurarsi una ragazza madre, la segretaria di Montecitorio, uno scandalo.

Chicchi guarda Togliatti con occhi sereni e tranquilli, non trema, e gli dice: “In questo parlamento le ragazze madri non sono rappresentate. Lo farò io”. E tira dritto (più tardi regolarizzerà la sua posizione con un matrimonio a Budapest).

Da quel giorno il segretario del Pci comincia a definire la gappista di Firenze non più “la ragazzina di Montecitorio”, ma “quella maledetta anarchica”.

Il conflitto si aggrava quando Togliatti impone l’inclusione nella Costituzione dell’articolo 7 (quello che recepisce i Patti Lateranensi). Lei vota, per fedeltà  di partito, ma spiega a tutti che la cosa non le piace per niente: “Sognavamo altro”. E così nel 1948 rifiuta di candidarsi, lascia il parlamento e se ne va.

E quasi subito, anche se la cosa andrà avanti per alcuni anni, matura la grana più grande: Stalin. Per Chicchi è un dittatore e il comunismo in Unione sovietica è degenerato. Il Pci può dire quello che vuole, ma la realtà non cambia, sostiene. E’ una delle prime a fare questa denuncia. Ma l’esito è scontato.

Nel 1955 Teresa Mattei, partigiana di lungo corso, comandante di compagnia, la più giovane fra le “madri costituenti”, viene espulsa dal Pci e viene cancellata dalla politica, azzerata. Nessuno sentirà più parlare di lei.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 17 ottobre 2016)

(nella foto: Teresa Mattei con il marito Bruno Sanguinetti)