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Jeanne, l'amore di Modigliani

Modella e amante, alla morte di lui, incinta, si suicida

di Giuseppe Turani |

Non è mai esistita una musa più musa di lei e nemmeno una ragazza più sfortunata, schiacciata da un conformismo familiare quasi inimmaginabile e da un maschilismo altrettanto spaventoso. La sua storia, o meglio: il suo sacrificio, è rimasto nascosto al mondo per ottant’anni. Solo nel 2000 i discendenti delle due famiglie coinvolte hanno acconsentito a rivelare i particolari di una vicenda da sempre considerata molto imbarazzante. Di fatto, era stata cancellata, eliminata, per volere o per incuria di quelli che le sono stati intorno.

Lei è Jeanne Hébuterne. Nasce nel 1898 in un paesino francese non lontano da Parigi, in una famiglia molto tradizionale. Riconoscerla non è difficile, Amedeo Modigliani, il grande pittore livornese che è stato anche il suo amore e la sua rovina, l’ha ritratta in almeno una ventina di quadri e in moltissimi disegni.

La giovane Jeanne dimostra subito di avere molto talento per la pittura e è il fratello André, l’unico che si sia mai occupato di lei, che la porta a Parigi in una scuola d’arte.

Lì, Jeanne incontra Modigliani, che è reduce da una precedente relazione molto complicata (e molto alcolica) con una scrittrice sudafricana. Quando conosce Jeanne, vede in lei il suo ideale di bellezza. Lunghi capelli bruno-castani e una pelle pallidissima,  quasi diafana, una figura esile. Viene subito sopranominata “Noix de coco”, noce di cocco. E lui comincia a ritrarla, vestita e nuda. Lei ha diciotto anni, lui quattordici di più.

A quel tempo Modigliani considerava normale portarsi a letto tutte le modelle che posavano per lui e questo fa anche con Jeanne, ma la storia diventerà importante quasi da sola. I due si mettono a vivere insieme, passano tutto il giorno in casa, dipingono entrambi, uno di fronte all’altro. Jeanne, a detta di tutti, ha grande talento, ma viene subito schiacciata dalla personalità di lui, molto forte.

Modigliani è un grande pittore, ma è divorato dall’alcol e non si sa gestire. Vende i suoi quadri per quattro soldi o per una bottiglia di pastis. La coppia vive in grandi ristrettezze economiche, diciamo pure in miseria, spesso mangia esclusivamente sardine in scatola.

In più lui soffre di tubercolosi e si aggrava sempre di più. A un certo punto, su consiglio del suo mercante, si trasferiscono in Costa Azzurra. Jeanne scopre di essere incinta, nel 1918, e nel novembre di quell’anno dà alla luce una bambina. I contemporanei raccontano che Modigliani quasi impazzisce dalla gioia. Decidono di chiamare la bambina come la madre, Jeanne. Lui promette che andrà subito all’anagrafe (di Nizza) per registrare la nascita di Jeanne. Ma dalla felicità beve tanto di quel pastis che quando arriva davanti agli uffici del comune è già tutto chiuso. Non ci penserà più e non la riconoscerà mai formalmente come sua figlia, per distrazione, incuria, alcolismo. La ragazza, che poi diventerà una grande critica d’arte con il nome di Jeanne Modigliani, entra nella vita così, con un padre che si dimentica di lei. Alla fine riuscirà a avere il cognome del padre, ma solo grazie a circostanze fortuite.

La coppia torna a Parigi, e lui, dopo un tentativo di vita astemia per qualche mese, si rimette a bere. Festeggia il suo 35 esimo compleanno con una grandissima bevuta e, da ubriaco, scrive su un foglio di carta: “Mi impegno a sposare la signora Jane (sbaglia anche il nome, N.d.R.) Hébuterne non appena arriveranno i documenti”. In realtà non lo farà mai perché se ne dimentica il giorno dopo.

E nemmeno impara a comportarsi bene. Alla sera va con gli amici alla Rotonde a bere, ma lei viene spedita a casa, da sola. “Da noi si usa così”, spiega Modigliani agli amici. Qualche volta sono proprio i suoi compagni di bevute che lo riportano a casa e lo rimettono a letto. Raccontano di una miseria e di un disordine spaventosi: bottiglie vuote da tutte le parti, scatole di sardine e sporcizia ovunque.

Jeanne è di nuovo incinta e la tubercolosi di Modigliani continua a peggiorare. La piccola Jeanne è stata affidata alla modella preferita di lui, che le fa da balia. Lui rifiuta di  farsi curare, e continua a bere.

Si arriva così alla tragica notte del 22 gennaio del 1920. Gli amici, preoccupati dalla loro assenza, sfondano la porta e entrano in casa. Sono entrambi semi-svenuti a letto, lei ormai di nove mesi e lui prossimo alla fine.

Lo portano di corsa all’ospedale, ma è già in coma e non riprenderà mai più conoscenza. Morirà due giorni dopo.

Jeanne si rifugia a casa dei genitori, dopo essere andata all’ospedale a vedere per l’ultima volta Amedeo. Le sta sempre vicino il fratello André, ma al mattino sfugge alla sua sorveglianza per un attimo e si getta dal quinto piano.

Il fratello prega un muratore di portare il corpo di Jeanne a casa di lei con una carriola, ma quando l’uomo arriva là, gli dicono che non può entrare. E allora il muratore, con la sua carriola e il cadavere di Jeanne dentro, va dalla polizia, e lo consegna. Alla fine gli amici riescono a mettere la salma di Jeanne nel suo letto, in mezzo ai suoi disegni e quelli di Modigliani. Vegliano anche di notte, più che altro per impedire che i topi infieriscano sul cadavere di Jeanne.

La famiglia di lei, durissima anche davanti alla morte, non consente che i due abbiano lo stesso funerale. Quelli del pittore saranno imponenti, e viene sepolto al Pére Lachaise, a Parigi. Quello di lei è clandestino, alle otto di mattina, e viene sepolta in un cimitero di provincia. Ma la famiglia di lei non ha ancora finito di perseguitare la figlia, che per loro è morta il giorno che si è messa con quell’ebreo di Livorno. Si rifiutano infatti di riconoscere la piccola Jeanne di 14 mesi, non la vogliono nemmeno vedere, l’abbandonano al suo destino. La bambina per fortuna viene adottata dalla sorella di Modigliani, Margherita, che la porterà a Livorno con sé, che la farà crescere e che le darà il cognome del padre.

Jeanne Modigliani diventa critica d’arte e biografia accuratissima del papà. Anni dopo riuscirà a far trasferire la tomba della madre accanto a quella di Modigliani.

Ma persino nella lapide sulla sua tomba Jeanne rimane quasi priva di individualità. Essa infatti recita: “… compagna devota fino all’estremo sacrifizio”. Sempre all’ombra di Modigliani.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 26settembre 2016)