Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Gertrude/La signora del deserto

Trenta mila chilometri fra le dune, elegantissima, ma armata.

di Giuseppe Turani |

C’è una vecchia foto ingiallita dal tempo e sfocata in cui si vedono tre persone a cavallo dei loro cammelli, sullo sfondo un paesaggio noto: la piana di Ghiza, con la sfinge e le piramidi. Il cavaliere più a sinistra è Winston Churchill, quello più a destra è il famoso Lawrence d’Arabia (quello vero, non l’attore). In mezzo, c’è una signora: Gertrude Bell. Rossa di capelli e meravigliosi occhi verdi, molto elegante, non piaceva agli ufficiali britannici, probabilmente perché era meglio di molti di loro. Più tardi, quando le capiterà di girare per Bagdad, dove passerà quasi tutta la sua vita, la gente si inchinerà al suo passaggio in segno di grande rispetto e le riconosceranno il titolo di al-Khatun, ma in realtà tutti la considerano la regina senza corona dell’Iraq.

La fotografia nella piana di Giza risale al 1921, quando  Churchill  è responsabile degli affari coloniali inglesi e ha convocato una conferenza al Cairo per riorganizzare la presenza del suo paese da quelle parti. Gertrude è l’unica donna che partecipa. E è una signora che di comune non ha assolutamente niente. Nata nella cittadina inglese di Washington Hall nel 1868 da una famiglia molto agiata, si laurea in storia e con voti tali che persino il “Times” accenna alla sua prestazione scolastica.

Ma continua a studiare e a imparare (anche la fotografia, sono più di settemila gli scatti del deserto che ci ha lasciato). Parla correntemente arabo, francese, tedesco, italiano, persiano e turco. Ha fatto per un po’ anche dell’alpinismo per rendersi forte e robusta.

Gli storici cominciano a capire che nel gestire la rivolta araba Gertrude ha avuto un ruolo forse persino superiore a quello di Lawrence d’Arabia.

La passione per il mondo arabo nasce quasi subito, dopo una vacanza in Persia dove un suo zio è ambasciatore, e si racconta che cominci a esplorare il deserto in compagnia di due soldati turchi e di un fedele cameriere. In poco meno di due anni percorre più di  trenta mila chilometri di deserto, conosce tutti i capi delle tribù e delle case reali. Fa amicizie, scambia doni.

A volte viaggia anche per dieci ore di fila. Di notte, quando nel deserto scende il freddo, si aiuta fumando marjuana o anche oppio.

Sul cammello sta come un uomo, non all’amazzone. Si è fatta confezionare abiti appositi per questo. Con una mano regge l’ombrello per proteggersi dal sole e con l’altra un libro. Ma non gira in sahariana. Porta abiti di seta, anche molto eleganti, camicie di batista, gonne-pantalone di lino. Spesso sotto le ampie gonne nasconde le sue macchine fotografiche, binocoli e armi da fuoco per la sua difesa personale o da donare ai capi tribù che diventano suoi amici. Nei suoi vagabondaggi nel deserto cerca di vestire sempre abiti sfarzosi perché ha capito che i capi tribù così l’apprezzano di più: più è riccamente vestita più la ritengono importante.

Famosa anche la sua curiosa abitudine di affrontare queste lunghe traversate del deserto con due tende, non una. La prima le serve per dormire, la seconda la usa come vasca da bagno (dove trovi l’acqua rimane un mistero).

La sua vita nel deserto non è priva di pericoli. Una volta viene catturata da una banda di predoni, riesce a fuggire, ma vaga per tre giorni completamente sola in mezzo alle dune. In un’altra circostanza rimane prigioniera per settimane in una fortezza.

Già aggregata all’Arab Bureau britannico, con le sue mappe e la sua conoscenza del deserto aiuta le truppe inglesi a raggiungere Bagdad senza danni e, una volta conquistata la città, le viene riconosciuto il titolo di “Segretaria Orientale” presso l’alto comando del suo paese. E per tutta la vita questo ha fatto.

I realtà come si è detto, nella capitale irachena è una specie di regina. E per una ragione molto semplice: è stata lei, e non altri, a inventare l’Iraq, che prima non esisteva. E’ stata lei a inventare uno Stato in mezzo a quell’oceano di sabbia nel quale gli inglesi rischiavano sempre di perdersi. E’ ancora lei e a convincere Churchill a affidarlo a re Faysal, suo grandissimo amico e estimatore. E era stata sempre lei, anni prima, a individuare in Faysal l’uomo che avrebbe potuto guidare la rivolta araba contro l’impero ottomano. Sempre lei, che di fatto lavorava per i servizi segreti, come Lawrence, aveva preso contatto con i capi arabi sparsi nel deserto per convincerli a unirsi alla ribellione.

Detestava i turchi in modo totale. Aveva assistito allo sterminio degli armeni e alle vendita delle donne armene sulle pubbliche piazze. E questo, quasi certamente, spiega il suo attaccamento alla causa araba.

Ma Gertrude Bell non è stata solo questo. Ha lavorato a lungo come archeologa e ha scritto diversi libri. A Bagdad ha fondato le prime scuole per donne mussulmane. Non ha mai nascosto di detestare le mogli, pigre e annoiate, degli ufficiali inglesi con cui le capitava di lavorare. Detestava anche le suffragette, contro le quali si è  scagliata in più occasioni. Si dice che il suo ruolo nelle vicende arabe sia stato a lungo nascosto proprio perché era considerata persona politicamente non allineata, scorretta insomma.

E è ancora lei, comunque, che fonda il Museo archeologico di Bagdad.

Amava gli  arabi, odiava i turchi e aveva paura dei curdi. Ma degli arabi, con grande sincerità aveva scritto: “Non sanno bene quello che vogliono, forse nemmeno se stessi, ma certamente non vogliono noi”.

Muore a Bagdad nel 1926, a 58 anni, per un’overdose di sonniferi. Non si saprà mai se per errore o per scelta.

I suoi funerali a Bagdad sono un evento, con migliaia di persone che seguono il feretro. Da una finestra del suo palazzo anche re Faysal si affaccia per un ultimo saluto a quella strana donna inglese che gli ha regalato un regno. E di cui è  stato scritto: “ è l’unica funzionaria britannica verso la quale gli arabi provano qualcosa di simile all’affetto”. Gertrude viene sepolta nel cimitero inglese di Bagdad.

(Nella foto in alto: Gertrude con Churchill e Lawrence d'Arabia; mentre incontra il principe Saud;  relax con re Faysal;  davanti alla sua tenda a Babilonia; con Lawrence dì'Arabia)