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L'orgoglio di Susan

Moltissimi film, un Oscar e tanti amori

di Giuseppe Turani |

Come attrice è notissima, ha vinto anche un Oscar, è sempre bellissima (e ormai viaggia verso i 70 anni). In Italia l’abbiamo vista l’ultima volta nel 2006: era una delle otto signore che hanno portato la bandiera olimpica nello stadio a Torino e che poi è stata issata sul pennone prima di dare inizio ai giochi invernali. Quella è stata la prima volta in cui la bandiera olimpica è stata portata solo da donne, che hanno sfilato sulle note della Marcia Trionfale dell’Aida. Fra le otto donne, anche Sofia Loren, Isabelle Allende e la sciatrice italiana e campionessa olimpica Manuela Di Centa.

In America è conosciuta come infaticabile attivista politica: non esiste buona causa che non l’abbia vista in prima linea, lungo le strade o le piazze con qualche cartello, a manifestare. A un certo punto si era addirittura parlato di lei come candidata dei Verdì per la presidenza degli Stati Uniti. E’ anche una signora alla quale, a volte, scappano di bocca cose tremende: durante un festival del cinema ha definito papa Benedetto XVI un nazista. Memorabili le sue battaglie contro il presidente George W. Bush per la guerra in Iraq.

Susan Abigail Tomalin, che poi diventerà nota come Susan Sarandon, nasce a New York nel 1946. E’ di origini italiane, il nonno era infatti un immigrato di Ragusa (città che proprio per questo le assegnerà la cittadinanza onoraria). Italiana, di fatto, sarà anche la prima dei suoi figli, Eva.

Sempre a sinistra e sempre attiva nel partito democratico, dove fa il suo primo intervento a una convention (a favore degli studenti) a 22 anni. Nella campagna presidenziale in corso si è schierata, e con molta foga, dalla parte del candidato Bernie Sanders e contro Hillary Clinton, che lei non apprezza come donna e anche come figura politica, troppo morbida e troppo poco decisa.

Infatti sono diversissime. Hillary è la donna che non lascia mai il marito, qualunque cosa accada. Susan invece ha avuto una vita sentimentale molto tormentata, in genere ragazzi molto più giovani, ha fatto e disfatto matrimoni e convivenze con estrema disinvoltura, ma sempre con la sua aria serena. In un certo senso Susan è il simbolo vivente dell’orgoglio femminile. Gli uomini le sono sempre piaciuti e se li è sempre presi. Quando si è stancata, li ha piantati, ma rimanendo sempre Susan.

Ancora all’università sposa nel 1968 un compagno di scuola, a cui deve il cognome, Chris Sarandon. Anche dopo il divorzio, infatti, continuerà a chiamarsi Sarandon.

Dopo questo divorzio dichiara, peraltro, di non credere più al matrimonio. Non si farà mai mancare uomini, ma non ne sposerà più.

A farsi prendere sul serio da Hollywood fa fatica. Ma alla fine viene notata da Billy Wilder e, più tardi, da Louise Malle, con il quale avrà una storia e con il quale gira “Pretty Baby”. Nelle intenzioni di Malle (con cui farà anche “Atlantic City”) il film dovrebbe servire a lanciare Susan come sex symbol e infatti la pellicola fa scandalo per le abbondanti scene di nudo, verso le quali lei non  prova alcun imbarazzo. Ma c’è un episodio curioso. Nel film appare anche, come sua figlia, Brooke Shields: è Susan che litiga con Malle per evitare che la giovane attrice debba posare completamente nuda.

Negli anni Ottanta ha una parentesi italiana, dove gira anche alcuni film, e dove soprattutto ha una rovente storia d’amore con lo sceneggiatore Franco Amurri (di 12 anni più giovane di lei). Dalla loro storia nasce Eva, la prima figlia di Susan.

Tornata in America ha fatto numerosi film, ha avuto una chiacchieratissima storia con l’attore Sean Penn (di 14 anni più giovane di lei), e è riuscita a ottenere ben quattro candidature al premio Oscar, senza vincere mai. La statuetta arriverà insieme all’amore. Nel 1986 aveva conosciuto sul set di un film l’attore e regista Tim Robbins, di dodici anni più giovane di lei. Ne nascerà una convivenza durata vent’anni, insieme fanno molti film, compreso “Dead Man Walking”, dove lei interpreta la parte di una suora che si batte per salvare la vita a un condannato a morte: la sua è un’interpretazione talmente straordinaria che l’Oscar le viene assegnato quasi istintivamente. Oltre all’Oscar, con Tim fa anche due figli maschi.

Ma dopo vent’anni la storia finisce e Susan se ne va. Ha una storia con un giovane sceneggiatore, ma dopo cinque anni di fidanzamento pianta anche questo. Poi, per qualche tempo, una una lunga relazione con un giovane finanziere (addirittura di trent’anni più giovane), ma si rifiuta testardamente di sposarlo.


In fondo Susan è Louise, la protagonista del suo film forse più celebre: “Thelma e Louise”. Lei e la sua amica, annoiate dei rispettivi matrimoni vanno on the road in cerca di avventure. Quando Thelma rischia di essere violentata, è Louise-Susan che arriva con una pistola e che risolve la situazione, uccidendo l’uomo con un colpo di pistola in pieno petto.

Le due ragazze, quindi, si danno alla fuga e alla fine, per non dover affrontare la giustizia e la vita noiosa da cui stanno scappando, si gettano nel vuoto con l’auto.

Susan è così. Per fortuna non si getta nei burroni con l’auto: si getta in una nuova relazione, in una nuova storia, anche dopo i sessant’anni, sempre convinta che da qualche parte c’è l’amore che l’aspetta. E intanto, incurante degli anni, sfila sui red carpet cinematografici con spacchi che nemmeno una ventenne e scollature che provocano ancora emozioni.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 12 settembre 2016)

(In alto: Susan con Amal Clooney)