Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Jane, l'ultima hippy, diva naturale

Un film, Blow Up, una canzone, je t'aime..., una borsa con il suo nome

di Giuseppe Turani |

Ha fatto una trentina di film, ma non è  mai diventata una grande attrice, come avrebbe potuto. Aveva un futuro come cantante, ma ha lasciato perdere. Poteva fare anche la stilista, ma niente le poteva interessare di meno. Eppure, è una di quelle signore che dettano la moda, che la fanno. In realtà, tutti la ricordano per la sua brevissima apparizione in “Blow Up” di Michelangelo Antonioni. Il film è dominato dalla superba bellezza di Vanessa Redgrave (membro del Labour Party in rappresentanza della corrente troskista), ma  tutti si ricordano anche dei pochi secondi concessi a lei, in uno dei primi topless della storia del cinema. E si ricordano delle sue lunghissime gambe.

Sul “Corriere” Maria Luisa Agnese ha dato di lei la definizione forse più crudele, ma anche più esatta: “E’ stata tutto senza essere davvero niente, se non se stessa”.

Jane Birkin, una cui prozia, Freda May Birkin, è stata l’amante di Edoardo VII, nasce a Londra nel 1946, quando esplode sugli schermi cinematografici nelle brevi sequenze di “Blow Up” siamo nel 1966 e lei ha vent’anni. E è già come poi sarà sempre: bellissima e protetta da una sorta di indifferenza hippy totale. Ha sempre l’aria di essere lì per caso e comunque poco interessata a quello che sta accadendo.

Fa la moda, ma spiega che la sua idea di moda è vestirsi il meno possibile: una maglietta e un paio di jeans vanno benissimo. Al massimo un miniabito, e via. Giura di non sapere che cosa siano i tacchi. E’ una ragazza figlia della swinging London degli anni Sessanta, in cui era più importante essere e fare qualcosa che sembrare  qualcosa. E lei sembra sempre che stia pensando a un’altra cosa.

La si ricorda anche per una canzone (ma ne ha incise di più): “Je t’aime mois non plus”, cantata con il suo futuro marito Serge Gainsbourg. In pratica un rapporto sessuale in musica, dove i sospiri e i gemiti di Jane sono tutto. Sembra che l’ispiratore di questa canzone sia stato addirittura Pablo Picasso. E si narra che la prima a inciderla sia stata Brigitte Bardot, insieme a Serge. Solo che poi si è ritirata (troppo erotica persino per B.B.?) e lui ha ripiegato su Jane, sua compagna di vita.

E diventano di colpo la coppia più scandalosa degli anni Settanta, per un’estate la sola canzone che si sente è la loro. E pensare che Serge, al loro primo incontro, l’aveva trovata brutta e insopportabile. Poi, scoppiato l’amore, per anni (fino alla morte di lui) sono stati una coppia presente in tutte le occasioni mondane e molto invidiate. Lui molto elegante, sempre. E lei apparentemente trasandata e come assente o vicina a assentarsi, ma stupenda.

Indifferenza hippy, episodio 1: una volta Jane è in aereo, Parigi-Londra, e cerca di tirare fuori mucchi di roba da una enorme borsa di paglia, parte del contenuto si rovescia e il gentile compagno di poltrona l’aiuta. E le chiede, un po’ stupito,  perché vada in giro con una sporta di paglia. Risposta: ho tante cose da portarmi dietro e nessuno fa una borsa adatta. Il caso vuole che il signore sia l’amministratore delegato di Hermès e che le dica: ne disegni una, la faremo.

Nasce così la Birkin, una borsa che costa da 10 mila dollari a oltre 100 mila (versione per Vittoria Beckham, tempestata di diamanti) e che richiede, per quanto una signora sia importante, almeno un paio  d’anni di prenotazione. Ma forse questa è solo una leggenda: sembra che a disegnare la borsa, su sua idea, siano stati gli stilisti di Hermès. Ma la leggenda si arricchisce di nuovi particolari: quando il primo esemplare è pronto, Jane va nel negozio a ritirarlo, si complimenta con tutti, e sta per infilare la porta e uscire, ma la fermano e le fanno notare che non ha ancora pagato. Di recente, si dice, lei avrebbe chiesto alla Hermès di non chiamarla più Birkin Bag perché sono troppo crudeli con gli animali uccisi per fare la borsa. La versione più corretta è che da Hermès hanno fatto la borsa e gliel’hanno mandata a casa, insieme a un mazzo di fiori.

Indifferenza hippy, episodio 2. Un capodanno Jane e Serge vanno a festeggiare da Maxim’s a Parigi. All’uscita Jane, come una qualsiasi turista, riempie la sua borsa di posacenere e altri oggettini con il marchio del ristorante. Proprio sulla porta si rovescia tutto e finisce a terra. Arriva il capocameriere, che aiuta la signora a raccogliere ogni cosa e a rimetterle nella borsa. Poi le porge la borsa, dicendo: “Un omaggio di Maxim’s, se le serve altro non ha che da chiedere, signora”. E lei “No, grazie, a posto così”.

Nell’universo di Jane l’importante è vivere. E lei ha vissuto. Ha avuto tre mariti e da ciascuno ha avuto una figlia. Kate Berry dal primo, scomparsa a Parigi, probabilmente suicida. Charlotte Gainsbourg dal secondo. E infine Lou Doillon dal terzo.

Le figlie non hanno conosciuto la swinging London, non hanno niente di hippy, e quindi sono una un’attrice molto  brava (Charlotte) e l’altra (Lou) una modella molto richiesta.

E anche Jane è un po’ cambiata. Grazie al  terzo marito, il regista francese Jacques Doillon, con il quale ha fatto alcuni film dove non c’è più traccia della Jane di un tempo. Si è messa a fare anche  la regista e insieme alla figlia Lou ha disegnato una collezione di moda.

Probabilmente Jane è stata l’ultima hippy a arrendersi, ormai vive a Parigi e è un’anziana signora. Ha sempre la sua aria indifferente, ma il tempo delle trasgressioni è finito.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 4 settembre 2016)