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Suze e Bob, la scoperta dell'America

Suze Rotolo, per tre anni compagna di Bob Dylan e comunista militante in America.

di Giuseppe Turani |

C’è una fotografia che ha un posto nella storia della musica: si vedono quattro ragazzi in fila che spavaldamente attraversano la strada sulle strisce pedonali. Siamo a Londra nel 1969, la strada è Abbey Road, loro diventeranno i Beatles, e quella foto sarà la copertina del loro disco dal titolo omonimo. Avranno un successo mondiale e lunghissimo.

Esiste poi una seconda fotografia, solo un po’ meno famosa, è scattata a New York, Al Greenwich Village, in una fredda mattina del novembre 1963, le strade sporche di neve. Si vedono due ragazzi che camminano abbracciati al centro della strada. Lui porta jeans e un giubbotto, lei un soprabito verde e sta appoggiata a lui, la testa sulla spalla perché fa freddo. Due ragazzi innamorati e fidanzati.

Lui, che si chiama ancora Robert Alan Zimmerman, diventerà Bob Dylan, un cantante americano mito di molte generazioni e di vastissima popolarità.

Lei è Susan Elizabeth Rotolo, Suze. Ha appena vent’anni, lui due di più. Lei ha cercato per tutta la vita di ignorare quella fotografia o di farla dimenticare. Inutilmente perché è diventata la copertina di uno dei dischi di maggior successo di Bob Dylan: “The freewheelin”. Anzi, Suze ha cercato di fare molto di più: ha cercato di far dimenticare che è stata la musa di Bob Dylan.

Anche se i critici, ovviamente, dissentono, è innegabile che Suze abbia avuto un peso enorme sulla musica di Bob. Anzi, per un certo periodo (sono rimasti insieme solo tre anni) Suze “è stata” Bob.

Si conoscono che lei ha appena 17 anni e succede qualcosa che nemmeno gli scrittori più romantici sono mai riusciti a immaginare. Ecco come lo stesso Dylan, anni più tardi, racconterà il loro incontro: “Fin dall'inizio non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Era la cosa più erotica che avessi mai visto. Era perfetta, i capelli. dalla pelle e oro, pieno di sangue italiano. L'aria è improvvisamente riempita di foglie di banano. Abbiamo iniziato a parlare e la mia testa ha iniziato a girare. La freccia di Cupido aveva fischiato sopra le mie orecchie prima, ma questa volta mi ha colpito nel cuore e il suo peso mi ha trascinato in mare ... il suo incontro è stato come entrare in racconti di 1001 notti arabe . Aveva un sorriso che potrebbe illuminare una strada piena di gente ed era estremamente vivace, aveva una sorta di voluttà, una statua di  Rodin scultura che prende vita”.

Ma Suze non è una tipica giovane ragazza americana. E’figlia di immigrati italiani. Comunisti, non così per dire, ma regolarmente iscritti al Partito comunista americano. Lei, con orrenda espressione che si usava a quei tempi, è stata educata come una baby dal pannolino rosso. Insomma, è comunista anche lei, che di mestiere fa libri d’arte. Attraverso Suze, Dylan fa due scoperte importanti però. Scopre l’immensità e la grandezza dell’amore vissuto senza limiti, spontaneamente. Suze lo ha travolto e viceversa. Stanno sempre insieme, vivono al Greenwich Village, frequentano gli scrittori e gli artisti che si sono ammassati in quelle strade. La seconda scoperta che fa Dylan è che nel mondo c’è vita, ci sono problemi, ci sono ingiustizie. In questo Suze è una guida straordinaria, In sostanza, attraverso di lei, la sua musica acquista spessore, contenuti, come si direbbe oggi.

Lei, anni dopo, volendo descriversi come una ragazza che è stata poco più di una fidanzata per Dylan negherà tutto questo. ”Dylan –dirà – era una spugna, era straordinario in questo, assorbiva tutto e tutto diventata  musica”. Insomma, non aveva certo bisogno di me per essere Dylan. E quando se ne va, dirà una cosa molto semplice: “Io ho amato Dylan e lui ha amato me, ma le nostre strade erano diverse”.

Certo Dylan era Dylan, ma è l’incredibile, bellissima Suze che lo porta nell’America che contesta, che protesta, e che gli fa compagnia, sul divano di casa. mentre lui compone le sue ballate e le sue canzoni.

Più tardi, avendo accettato di aver avuto un ruolo, e importante nella sua vita, Suze dirà una cosa molto poetica e molto bella sugli  anni Sessanta: “Sono stati anni straordinari perché non avevamo niente da vendere e non volevamo vendere niente. Volevamo solo raccontare”. Poi arriva il marketing. Lei e Dylan, dopo appena tre ani si lasciano (lei ha un aborto). Lui scrive per l’occasione una canzone, aspra, risentita, cattiva. Anni dopo ammeterà: “E’l’unica canzone che non vorrei aver scritto”. Si lasciano perché forse è arrivata l’ora di vendere, e non solo di raccontare. E anche perché nella vita di Dylan è apparsa Joan Baez.

Suze continua a vivere nel suo universo, insegna e cura libri d’arte. Frequenta i vari mondi dei diritti civili e riesce persino a andare a Cuba (metà allora proibita per gli americani) e farsi ricevere da Che Guevara.

Durante un viaggio in Italia conosce e sposa un montatore, Enzo Bartoccioli, che la seguirà a New York per lavorare alle Nazioni Unite, e che le darà un figlio.

Nel 2008, qualche anno prima di morire, pubblica un libro di memorie sugli anni passati con Dylan e sui tempi del Greenwich Village in cui “non avevamo niente da vendere, ma solo da raccontare” e sul finale racconta di aver letto il libro di Arthur Koestler “Il Dio che è fallito”, che l’ha profondamente colpita, costringendola a rivedere certe sue posizioni da ex “baby con il pannolino rosso”.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 14 agosto 2016)