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Lyudmilla/Dall'Armata Rossa alla Casa Bianca

Ricevuta dai Roosevelt con simpatia, quando torna in Russia le regalano un Colt 45 semiautomatica. Il Canada, invece, un Winchester di precisione.

di Giuseppe Turani |


(Nella foto a fianco: alla Casa Bianca con Eleanor Roosevelt e un funzionario)

E’ certamente una delle tante eroine dimenticate delle nostra storia recente. E’ stata proclamata eroe dell’Unione Sovietica, ma è stata anche invitata in America alla Casa Bianca dal presidente Roosevelt nel 1942 e ha fatto amicizia con Eleanor. E’ stata il primo soldato sovietico a mettere piede nella Casa Bianca, con la sua divisa da tenente dell’Armata Rossa. Ha parlato all’assemblea internazionale degli studenti a Washington. Ha fatto alcune conferenze stampa e si è molto arrabbiata con i giornalisti americani che avevano criticato la sua divisa: gonna troppo lunga e sformata.

E’ sempre stata un ragazzaccio e quindi ha risposto a tono: “Questa divisa è insanguinata e porta l’Ordine di Lenin. Sono molto orgogliosa di essa e del resto non mi importa nulla. A noi non interessa avere biancheria di seta”. Accolta come una diva, quando lascia l’America, le fanno un dono che fa parte un po’ della storia di quel paese, ma adatto a lei: una nuova e fiammante Colt 45 semiautomatica, ultimo modello. Alla fine di un analogo giro in Canada le donano invece un fucile Winchester con mirino telescopico, che oggi è conservato al Museo Centrale dell’Armata Rossa a Mosca.

Questi doni non devono stupire. Lyudmilla Pavlichenko è stata infatti una dei cinque cecchini (“sniper”) più letali al mondo e certamente la donna-cecchino più brava di tutte. Con il suo Mosin-Nagant ha totalizzato in tutto 309 uccisioni accertate. E 36 di queste erano, a loro volta, cecchini tedeschi, alcuni decorati (dal nemico) per la loro abilità.

La cosa curiosa è che niente faceva immaginare un simile destino per quella ragazza nata in una piccola città dell’Ucraina, ma cresciuta poi a Kiev. A parte la frequenza di un’organizzazione giovanile che insegnava appunto a sparare.

Quando Hitler decide di invadere l’Unione Sovietica, Lyudmilla frequenta il quarto anno di storia all’università di Kiev. E lei, come tante altre ragazze, corre a arruolarsi nell’Armata Rossa. Visto che è una donna, le propongono di fare l’infermiera. Lei comincia a urlare e a spiegare che sa benissimo come si usa un fucile. Finisce che le danno ragione e la mandano in un reparto armato. Lì i suoi ufficiali scoprono che è un’abilissima tiratrice naturale. E quindi la promuovono a “sniper”, scelta che da quel momento diventerà abbastanza abituale nell’Armata Rossa. Durante la seconda guerra mondiale le ragazze arruolate come “sniper” sono state in Urss due mila: ma solo 500 di esse sono sopravvissute. Tutte le altre sono state abbattute da cecchini nemici.

Quella del cecchino è la guerra più strana che esista. Intanto – come ha raccontato Lyudmilla – si è sempre soli. A volte devi stare ore, se non giorni, immobile e nascosto in attesa che passi il tuo bersaglio. Quindi devi essere abile con il fucile, ma anche avere una forza psicologica rara. E doti di resistenza non comuni alla mancanza di cibo e al freddo. Inoltre, quando il nemico avverte che in zona è presente un cecchino, a sua volta manda in campo altri “sniper” per liquidarlo. E quindi, spesso, gli appostamenti si trasformano in duelli a distanza, dove sopravvive chi è più abile a non farsi trovare e a sparare la prima pallottola.

Contro Lyudmilla c’è anche il fatto che ormai è diventata notissima. I tedeschi non sanno più cosa fare con lei. Le mandano contro dei cecchini abilissimi e lei li liquida silenziosamente, nascosta dentro qualche buca o sopra un albero.

Alla fine, pur di togliersela di torno, cominciano a blandirla con gli altoparlanti, promettendole cibo e denaro. Ma niente.

Ben nascosta e imprendibile continua con il suo Moisin Nagant a colpire con le sue pallottole. Fino a raggiungere l’incredibile quota di 309 uccisioni dirette e accertate.

Ma nel giugno del 1942 Lyudmilla viene colpita da un colpo di mortaio, una volta guarita viene giudicata non in grado di stare sul campo di battaglia e viene così ritirata.

Da quel momento in avanti farà l’istruttore di altri cecchini. Fino a quando a Mosca non hanno l’idea di mandarla in viaggio di propaganda presso gli alleati. I Roosevelt la ricevono alla casa Bianca con grande cordialità e simpatia, anche se lei in effetti è un po’ buffa con quella sua divisa poco femminile, con il grande cappello da ufficiale dell’Armata Rossa, e con tutte quelle decorazioni.

Agli americani questa ragazza, che un po’ricorda gli eroi del West, piace subito. Anche se lei, in ogni occasione, si conferma diretta e decisa. A Chicago, davanti a una folla di migliaia di persone, a un certo punto esplode: “Io ho 25 anni e ho già ucciso 309 occupanti fascisti del mio paese. Anche voi dovreste fare di più”. Alla stazione di Toronto in Canada a riceverla vanno migliaia di persone.

E quando va in Inghilterra, viene chiamata a Coventry dagli operai di quella città, che le consegnano ufficialmente 4.500 sterline da loro raccolte e che serviranno per acquistare tre apparecchiature a raggi X per l’Armata Rossa.

Nel 1943, rientrata in patria e addetta all’istruzione di altri cecchini, viene decorata con la medaglia d’oro di Eroe dell’Unione Sovietica. E viene stampato un francobollo in suo onore, in cui è raffigurata lei nascosta in un bosco con il fucile mentre sta prendendo la mira.

Finita la guerra, Lyudmilla depone il Mosin Nagant con mirino telescopico e torna a scuola, si laurea in storia. E per una decina d’anni lavora presso il quartier generale della marina proprio in qualità di storico.

Muore a 58 anni. Due anni dopo viene emesso un secondo francobollo commemorativo in suo onore: un suo primo piano con la divisa da maggiore. Le è anche stata dedicata una nave.

Ma l’omaggio certamente più inatteso arriva dal più famoso cantante folk americano dell’epoca, Woody Guthrie, che le ha voluto dedicare una canzone, intitolata semplicemente: “Miss Pavlichenko”.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 24 luglio 2016)