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Nancy/Il "Topo bianco" contro Hitler

Nata in Nuova Zelanda, cresciuta in Australia, è la spia inglese più decorata di tutti i tempi.

di Giuseppe Turani |

In alcune biografie è definita “partigiana britannica” e la cosa fa un po’ sorridere perché in Inghilterra non ci sono mai stati partigiani. Poi lei non era nemmeno inglese: è nata in Nuova Zelanda e è cresciuta in Australia. Eppure, e qui le biografie non sbagliano, si tratta della spia inglese più decorata in tutta la storia del Regno Unito. C’è una fotografia che la ritrae, ormai anziana, in un ricevimento a palazzo reale, seduta alla destra della regina Elisabetta, un onore che non viene concesso con tanta facilità.

In un’altra è ritratta, orgogliosa, in divisa da paracadutista inglese con il suo distintivo da parà bene in vista.

I tedeschi l’avevano sopranominata “topo bianco” perché non sono mai riusciti a vederla e sembra che avesse un’abilità diabolica nello sfuggire alle loro ricerche. E infatti è morta a 99 anni nel suo letto, come si usa dire.

L’unica volta in cui è stata arrestata (dai francesi alleati con i tedeschi) è stato nel 1942, a Tolosa, quando lei lavorava per una rete che faceva fuggire in Spagna gli aviatori inglesi precipitati in Francia, ma è riuscita a andarsene grazie al sangue freddo del capo della sua rete (un medico belga). Questo si è presentato al capo della polizia della città, che conosceva, e con aria confidenziale gli ha detto: “Questa bella signora è l’amante del presidente Laval. Vi sta raccontando un sacco di stupidaggini perché sta cercando di proteggere il presidente. Vogliamo fare uno scandalo?”. Battere di tacchi, tante scuse e rimessa in libertà.

Nancy Grace Augusta Wake, nasce a Wellington nel 1912, ma la famiglia si trasferisce quasi subito in Australia, dove lei cresce. Da grande vuole fare la giornalista, va a Parigi (negli anni Trenta), passando dal Canada e da New York, e lavora un po’ per alcuni giornali americani. Ha sentito parlare delle persecuzioni agli ebrei e va a Vienna perché vuole vedere. Vede e decide che farà tutto il possibile contro il nazismo.

Ma c’è anche l’amore. Nel 1937 conosce un simpatico playboy, l’industriale francese Henri Edmond Fiocca. Tutti le sconsigliano di legarsi a lui, ma lei insiste e nel 1939 lo sposa. I due vanno a vivere a Marsiglia. E qui Nancy comincia la sua doppia vita: è la bella moglie del frivolo (in apparenza) Henri, ma fa anche la staffetta partigiana. E aiuta la rete che porta fuori dalla Francia le persone ricercate dai tedeschi. Le autorità, però, hanno dei sospetti quasi subito, le intercettano la posta e le  controllano il telefono. Poco a poco il cerchio si stringe.

Non sono mai riusciti a vederla (non sono sicuri che la spia che cercano sia proprio madame Fiocca), ma già nel 1943 la persona su cui c’è la taglia maggiore (cinque milioni d franchi) è proprio lei, il topo bianco. Ormai non può più stare a Marsiglia, insistono i suoi amici della resistenza, deve sparire. Tenta allora di varcare i Pirenei per andare in Spagna e quindi in Portogallo. Una volta ha dovuto rompere il finestrino di un treno, gettarsi giù al volo e scappare in un vigneto, inseguita dalle pallottole. L’impresa di lasciare la Francia le riesce solo al sesto tentativo perché due brave persone la nascondono sotto un carico di carbone e le fanno attraversare il confine (il marito, rimasto a Marsiglia, è stato catturato e ucciso).

Va subito a Londra e entra immediatamente nello Special Operations Executive, dove già sanno tutto delle sue imprese. Il  progetto è quello di paracadutarla dietro le linee tedesche, in Francia, per riorganizzare la rete dei maquisard, dei partigiani. Il suo addestramento, compresi i molti lanci con il paracadute, dura otto mesi. Come fuggire, come nascondersi, come procurarsi il cibo dove non ce n’è, come liberarsi in fretta di un nemico, come uccidere. I suoi istruttori dicono che era una specie di “bomba australiana”, incontrollabile, piena di energia, con degli occhi vivacissimi.

Poi arriva il momento della verità. E’ la notte fra il 29 e il 30 aprile del 1944. Un bombardiere si alza in volo in Inghilterra, Nancy è l’unica passeggera, vanno oltre le linee tedesche. Poi la luce verde che si accende, il portellone che si apre e il pilota che dice: “Ora”. Nancy si lancia, pugnale da combattimento, una pistola, un mitra, qualche franco e le parole d’ordine per farsi riconoscere dai maquisard.

Non fa un buon atterraggio. Finisce su un albero di mele. Per fortuna il luogo è quello giusto. Arriva il capo del maquis locale, lei si fa riconoscere e lui la libera. Lei “Spero che le mele francesi siano tutte buone come queste”.

Dall’aprile del 1944 fino alla fine della guerra Nancy vive con gli uomini della resistenza francese. Li organizza, tiene i contatti con Londra, procura armi. Insieme cercano di sabotare tutto quello che possono. In vista dello sbarco in Normandia recluta altri partigiani. Arriverà a avere, nella sua rete, sette mila maquisard, un piccolo esercito.

E non stanno nascosti nei boschi a mangiare funghi e scoiattoli, combattono. Lei combatte, armi in pugno. Contro hanno 22 mila soldati delle SS super-addestrati e super armati. Alla fine fra le truppe di Nancy si conteranno cento caduti, ma 1400 saranno i tedeschi uccisi.

Finita la guerra, nel 1949, è vedova e senza un soldo, torna in Australia. Ma rientra quasi subito in Inghilterra, sposa un ufficiale della Raf. Poi di nuovo in Australia, dove cerca (invano) di farsi eleggere nel Parlamento. Infine, si stabilisce in Inghilterra.

Ormai è anziana e è diventata la spia più decorata di Inghilterra. Tutti fanno a gara per consegnarle qualche riconoscimento, soprattutto Francia e Gran Bretagna. Ma anche gli Stati Uniti e l’Australia. Viene ricevuta dalla regina Elisabetta.

E negli anni Novanta, ormai ottantenne, viene intervistata dalla tv inglese sulle sue imprese in tempo di guerra. L’ultima domanda, a sorpresa, è quella più imbarazzante: “Quando una sentinella tedesca l’ha sorpresa mentre stavate assaltando un’installazione militare e l’intera operazione rischiava di essere scoperta, lei come ha risolto il problema?”.

La risposta di Nancy Wake non c’è mai stata. Ha fatto solo un sorriso appena percettibile, e poi si è passata la mano davanti alla gola.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 17 luglio 2016)