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Christine, la spia che venne dal freddo

Bellissima, polacca, al servizio degli inglesi, recupera i piani di Hitler per l'invasione dell'Urss, ma non viene creduta.

di Giuseppe Turani |

La leggenda racconta che era la spia preferita da Winston Churchill. Sarebbe stata lei a consegnargli i piani di Hitler per l’operazione Barbarossa (l’invasione dell’Urss). Il premier inglese li avrebbe doverosamente passati a Stalin, che li avrebbe gettati nella spazzatura.

Conosciuta come Christine Granville (ma anche con altri nomi), in realtà era una ragazza polacca di una famiglia molto benestante (madre ebrea), di nome Maria Krystyna Skarbek. Per i fan dei libri di spionaggio Christine (che ha avuto  una storia anche con Jan Fleming) sarebbe la Vesper Lynd di Casinò Royal: la spia che ama James Bond, che sembra tradirlo ma che poi muore per salvarlo. E anche, secondo alcuni esperti, la Tatiana Romanova del libro “Dalla Russia con amore”.

Nella realtà della seconda guerra mondiale le armi di Christine erano due: una forza e una sicurezza quasi irragionevoli e una bellezza (con gambe chilometriche) alle quali nessun uomo poteva resistere. E lei lo sapeva benissimo. Anzi, proprio su questo ha basato alcune delle sue operazioni più audaci.

Nasce in Polonia nel 1908, la sua famiglia a quell’epoca sta molto bene, e la ragazza si dedica a equitazione, sci, trekking. Una vita dorata. Ma a 22 anni il papà muore e si scopre che i soldi sono finiti. Christine cerca un impiego, ma non dura molto perché si ammala. Le consigliano aria di montagna.

Sulle piste da sci ha un incidente e rischia di precipitare, ma viene salvata da una specie di gigante. Si tratta di Jerzy Gizycki, uno scrittore che è anche e soprattutto un giramondo (ha fatto persino il cow-boy e il cercatore d’oro in America).

Naturalmente si innamora subito della bellissima polacca che ha appena salvato e nel 1938 i due si sposano. Vanno a vivere in Kenya.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale entrambi corrono a Londra a offrire i propri servizi contro la Germania.

Però nessuno li conosce e nessuno dà loro alcuna importanza. Lei, dopo qualche settimana, trova un giornalista conosciuto in precedenza che ha buoni rapporti con i servizi segreti inglesi, e che finalmente la presenta agli uomini giusti. La arruolano nel Soe (Special operations executive). E la mandano in Ungheria. Il suo compito è, a piedi e con gli sci, di attraversare i monti e andare in Polonia, recuperare delle informazioni e farle avere in qualche modo agli uomini del Soe a Londra.

E’ nel corso di una di queste missioni che recupera (dai polacchi) i piani per l’operazione Barbarossa, che passerà agli inglesi e questi a Stalin, ma inutilmente. Durante questa fase della sua vita, finisce il rapporto con il marito, che se ne scapperà lontano da lei, in Canada. Si innamora allora di un certo Andrzej Kowerski, che fa la spia insieme a lei. Vengono entrambi catturati dalla Gestapo nel 1941. Lei si morsica la lingua e comincia a sputare sangue, fingendo di essere tubercolotica. La mandano in ospedale, ma riesce a organizzare la fuga. A piedi e con passaggi di fortuna i due vanno fino al Cairo al Soe, ma solo per scoprire che Andrzej è sospettato di intelligenza con il nemico, per via di certi suoi rapporti con una organizzazione polacca dubbia.

Alla fine riescono a chiarire tutto, ma per Christine è già  pronta una nuova avventura. Nelle famiglie polacche bene allora il francese era di fatto la seconda lingua. E così il Soe la paracaduta in Francia dietro le linee nemiche. C’è da sostituire un operatore che è stato catturato dai tedeschi, torturato e ucciso.

Christine va e in Francia compie, insieme ai partigiani del maquis alcune imprese straordinarie.

Nei primi mesi del 1944 viene a sapere che un reparto di coscritti polacchi, aggregato ai tedeschi, è di fatto confinato in una zona in alta quota. Lei viaggia per due giorni lungo i sentieri del Col de Larche, ma alla fine li trova e li convince a disertare e, già che è lì, convince anche l’intera guarnigione tedesca a arrendersi.

Ma il suo capolavoro, davvero un’impresa da James Bond, avviene in agosto, sempre in Francia, a Digne. Un gruppo di partigiani del maquis (compreso il comandante) viene arrestato dai tedeschi: in pratica nella zona non c’è in libertà più nessuno, tranne Christine.

Lei ci pensa un po’, poi si incammina tranquilla, alta, aristocratica, verso la caserma dei tedeschi. E chiede di parlare con il comandante. Non si esibisce in una scena pietosa. Anzi, mentendo, afferma di essere addirittura la nipote del generale britannico Bernard Montgomery, l’eroe delle battaglie africane. Aggiunge di essere un agente inglese in missione speciale. E, sempre mentendo, gli spiega che il comandante dei partigiani è suo marito. E conclude: “Se  non liberate immediatamente tutti questi uomini, farete una fine atroce. Le truppe inglesi (che arriveranno solo undici giorni dopo, N.d.R.) sbarcheranno qui a ore e per voi non ci sarà pietà. Sarete consegnati alla popolazione, che saprà punirvi per i vostri crimini”.

Il confronto fra la bella spia inglese e il comandante tedesco non è semplice. Va avanti per tre ore: c’è in gioco la vita di una decina di uomini. E a un certo punto, vista l’ostinazione del suo interlocutore, Christine getta sul tavolo due milioni di franchi (tutta la cassa del maquis): “O questi e i prigionieri subito fuori o finirete trucidato dalla popolazione”.

Alla fine il comandante cede. Christine gli suggerisce di scappare subito, con i soldi, da Digne: “Nessuno qui può proteggervi”. Lui non lo fa, e è viene ucciso quasi subito da persone mai identificate. I famosi due milioni di franchi, si pensa, li aveva tenuti la moglie, che dopo la guerra aveva tentato di cambiarli con i nuovi franchi. E’ stata arrestata, ma poi rilasciata: in realtà a lei era finita solo una piccolissima parte del denaro consegnato al marito. Denaro scomparso per sempre.

Dopo la guerra, naturalmente, arrivano le decorazioni: ordine dell’impero britannico e croce di guerra dai francesi. Ma nessuno le offre un impiego o una pensione.

E così tutta la sua bellezza e il suo coraggio non risparmieranno a Christine una fine miserabile e indecente. E’ stata trovata in una stanza dello Shelbourne hotel di Londra, dove aveva cominciato a lavorare come hostess, accoltellata da un amico occasionale, probabilmente per futili motivi, nel 1952. Aveva 44 anni.

Qualche anno dopo l’hotel  Shelbourne è stata acquistato da un gruppo finanziario polacco. In un ripostiglio nascosto sono stati trovati: un po’ di vestiti di Christine, il suo pugnale di agente del Soe, le medaglie e qualche altro documento.

Tutto questo materiale ora è custodito a Londra da una fondazione polacca.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 3 luglio 2016)