Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

La "corda pazza" di Elvira

Da zero inventa una casa editrice di grande qualità. E di successo, con gli amici Sciascia e Camilleri.

di Giuseppe Turani |

Leonardo Sciascia, suo grande amico, sospettava che avesse una “corda pazza”, cioè una vena di follia. Ma forse solo perché non si aspettava che quella ragazza avesse tutta quella forza. Era bellissima e aveva sposato un uomo bellissimo. Lei era un grande talento e lui anche. Insieme, ma soprattutto lei, hanno fondato una specie di mito alla fine degli anni Sessanta in una Palermo vivace, ma certo non una delle capitali della cultura mondiale.

Il mito si chiama Sellerio e l’anima dell’impresa è Elvira, che però verrà sempre chiamata da tutti la Signora, senza altri aggettivi.

Figlia di un prefetto, nasce a Palermo nel 1936 e  cresce in una famiglia che lei stessa stessa definisce “cattivissima”.

Si laurea in legge e va a lavorare in regione, la letteratura è ancora lontana. Conosce e sposa Enzo Sellerio, anche lui laureato in giurisprudenza e professore universitario un po’ controvoglia, che infatti lascerà per diventare un grande fotografo di statura internazionale. Marito e moglie respirano cultura e sono entrambi insoddisfatti dei propri impieghi.

Nel 1969 Elvira fa il suo colpo di testa (la “corda pazza”) si dimette dalla regione e, con i soldi della liquidazione, nasce la casa editrice. Nella quale lei però all’inizio fa solo la parte della ragazza del caffè: in riunioni piene di fumo ci sono suo marito, Leonardo Sciascia e l’antropologo Nino Buttitta. Lei ogni tanto interrompe con un vassoio con il caffè.

Per il resto li lascia fare. Loro sono gli intellettuali. Il marito, intanto inventa e disegna quella che poi resterà per sempre la caratteristica della  casa editrice: piccoli libri con la copertina blu e un’immagine al centro. Più tardi negli anni, quando si arriverà al titolo numero mille, i figli e i collaboratori della Signora decideranno che il volume dei mille fiori blu debba essere dedicato a lei: “La memoria di Elvira”, con scritti di una ventina di scrittori italiani.

Gli uomini ai quali lei serve il caffè hanno grandi idee, ma non capiscono niente di numeri, fatture, diritti. Così alla fine prende lei in mano tutto. E’ una piccola impresa, la stessa Elvira ha ricordato che all’inizio andava lei stessa, con la 500, a consegnare i libri ai distributori.

Ma lei è davvero un talento. Consigliata anche da Sciascia, scopre scrittori nuovi, sia in Italia che all’estero. E diventa chiaro che conosce benissimo la letteratura. Spesso è lei che trova autori stranieri quasi ignoti e che li lancia. I suoi collaboratori sostengono che abbia letto e approvato tutti i tre mila titoli usciti sotto la sua gestione diretta.

Nel 1983 si separa dal suo bellissimo e geniale marito. E’ una cosa molto siciliana. Dividono la casa editrice in due, ma con gli uffici sullo stesso ballatoio e Enzo lo si trova più spesso da lei che nei propri uffici. Anche le abitazioni sono vicine e lui spesso porta la biancheria da lavare da lei. Quando litigano, lei lo minaccia: “Guarda che chiedo il divorzio”. E lui risponde: “No, per carità, poi le donne non mi daranno tregua”. In realtà questa donna che dal nulla inventa una casa editrice, forte e determinata, soffre come un’innamorata di sedici anni. Ammeterà di avvolgersi, ogni tanto, in qualche vecchio maglione di lui trovato in casa.

Il grande successo nazionale arriva nel 1978, quando Sciascia le dà da pubblicare “L’affaire Moro”. La prima a essere impressionata è  proprio Elvira. Racconterà anni dopo che la tiratura iniziale di 30 mila copie è andata via in un volo. Con la successive sono arrivati a 150 mila copie. E questo in una casa editrice abituata a basse tirature, di poche migliaia di copie

Negli anni Novanta, però, i conti non tornano e c’è una crisi seria. Grandi editori del Nord offrono alla Signora di rilevare il tutto. Ma lei continua a dire no e aspetta un miracolo. Il miracolo arriva e ha il volto di un vecchio amico, Adrea Camilleri, che le dà “Il commissario Montalbano” da stampare e che lei chiamerà “il settimo cavalleggeri” che ha rotto l’assedio dei creditori.

Quella con Camilleri è un’amicizia tutta siciliana, totale, come quella con Sciascia. Sarà lui stesso a raccontare che una volta, avendo un bisogno urgente di molti soldi, si è rivolto a Elvira. E lei pronta a darglieli. Ma, spiega Camilleri, sapevo benissimo che non li aveva e mi sono arrangiato in altro modo.

La Signora, giurano i collaboratori, non ha mai litigato con nessuno. Semmai rinviava, a domani, diceva.

Però leggeva tutto e, dicono, era diventata molto brava. Le bastava leggere poche righe di uno scritto per capire se aveva a che fare con un vero scrittore o con una persona senza talento. E aveva il culto dell’amicizia.

La prova, ancora una volta, la si ha nel suo rapporto con Camilleri. Visti i suoi successi, i grandi editori cominciano a corteggiarlo. E lui ne parla con Elvira in una delle loro mattinate fatte più che altro di lunghi silenzi. Lei non risponde si o no. In siciliano stretto gli dice: so che un giorno mi metterai le corna, ma se sarà con Marilyn Monroe va bene, se invece sarà con una donnetta qualsiasi, mi arrabbio sul serio. E così Camilleri firma il suo primo contratto con Mondadori.

Elvira, però, non è una donna del tutto pacifica. A un certo punto decide di stampare “I Quaderni dal carcere” di Antonio Gramsci e entra in conflitto sia con il Pci che con la casa editrice Einaudi. Ma è anche una siciliana generosa. Nel 2001, ad esempio, prende l’iniziativa di regalare quasi 70 mila volumi alle biblioteche delle carceri italiane.

Là, nella sua Palermo, una sigaretta dopo l’altra, Elvira telefona fino alla sera tardi ai suoi autori, li incoraggia, li stimola, li aiuta, li strega, come afferma sempre Sciascia.

E costruisce poco a poco qualcosa che non c’era. Una casa editrice fuori dai grandi giri, ma di qualità, con scoperte e nuove proposte continue, sia italiane che straniere.

Nel 2002, quando ormai la Sellerio è ben avviata e i due figli, Olivia e Antonio, sono grandi sceglie da sola di ritirarsi. Compra una villetta al mare e se ne va. Anche se spesso torna in casa editrice a respirare l’aria dei libri.

Si spegnerà nel 2010. E a dare l’annuncio della sua scomparsa sarà quel bellissimo marito da cui si era separata, ma da cui non aveva mai voluto divorziare.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 22 maggio 2016)