Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Bazoli, banchiere atipico

Avvocato, ha cominciato con il Banco Ambrosiano in rovina, poi ha costruito la più grande banca italiana.

di Giuseppe Turani |



Giovanni Bazoli, per tanti presidente di Banca Intesa va in pensione alla bella età di 84 anni. E un po’ tutti lo stanno celebrando. Per la verità, Bazoli meriterebbe molto di più degli elogi che oggi gli stanno arrivando da più parti. La sua storia, in sintesi è la seguente: non era un banchiere, lo diventò per amicizia e per senso del dovere, dopo di che ha costruito la più grande banca italiana.

Per capire Bazoli bisogna riandare al lontano 1982, quando trovano il presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi,  appeso sotto un ponte di Londra (Black Friars) con dei mattoni nelle tasche della giacca, morto. Una tragedia.

Qui in Italia rimane il Banco Ambrosiano, ormai distrutto, senza più alcuna reputazione e  pieno di buchi. Il governatore della Banca d’Italia è quel galantuomo di Carlo Azeglio Ciampi. Al Tesoro c’è un democristiano molto atipico e cioè Nino Andreatta. I due hanno, ovviamente, il problema di rimettere in piedi il Banco Ambrosiano, per tutelare depositanti, clienti e azionisti.

Per testimonianza diretta posso dire che i due hanno fatto il giro delle sette chiese, come si usa dire. Hanno bussato cioè alla porta di tutti i maggiori istituti bancari: volete prendere la salma del Banco Ambrosiano e rimetterla in sesto?

“Tutti – ricordava Andreatta – ci hanno risposto di no”. Nessuno, cioè, ha voluto mettere le mani in quella storia, che puzzava di P2, di omicidi, di banda della Magliana, di miliardi scomparsi. Chiusi nei loro uffici foderati di legno, tutti i maggiori banchieri italiani si sono negati.

Non so, francamente, chi dei due pensa per primo a Bazoli. Ma credo che sia stato Andreatta. Con Bazoli, integerrimo avvocato bresciano, erano amici da sempre e al ministro del Tesoro serviva una persona molto al di sopra di ogni sospetto per mettere le mani in quella storia sicuramente sporca e inquinata. L’avvocato bresciano accetta e nasce il Nuovo Banco Ambrosiano. Come aiutante e direttore della banca non sceglie un banchiere collaudato ma un giovane dell’ufficio studi della Cassa di Risparmio di Torino (Giandomenico Gallo). Insieme cominciano a dipanare la matassa di Calvi. Rimettono in sesto i conti. Poi Bazoli, rivelando un talento che nessuno sospettava, compra la Cassa di Risparmio di Milano, la Comit, la Cattolica del Veneto e infine il San Paolo di Torino. Nasce così Intesa Sanpaolo, la più grande banca italiana.

(Nelle fotografie: Giovanni Bazoli con la figlia e, sotto, con Diego Della Valle)

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 4 maggio 2016)