Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Franciska Mann

Famosa e bellissima ballerina, a Auschwitz sulla soglia della camera a gas riesce a disarmare una SS e a ucciderla con la sua pistola. Poi viene ammazzata.

di GIUSEPPE TURANI |

E’ una delle pagine più tremende (ma anche eroiche) degli ebrei sotto il nazismo. Viene scritta il 23 ottobre del 1943 e ha per protagonista una delle più belle e promettenti ballerine europee dell’epoca, Franciska Mann, ebrea naturalmente e polacca. Quel giorno nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau arriva un treno con circa 1700 ebrei.

Su quel treno c’è anche Franciska. A Varsavia è stata una grande ballerina. A Bruxelles si è classificata al quarto posto in un concorso con centinaia di partecipanti. Ma, come ebrea, è finita chiusa nel ghetto. Sul suo passato, per la verità, sono circolate voci un po’ strane, in qualche documento si sostiene anche, e chiaramente, che ha avuto  momenti in cui è stata una collaborazionista dei tedeschi. Era una stagione molto confusa e è difficile, a distanza di anni, ricostruire il ruolo di tutti. E capire le ragioni di certi comportamenti. Ma qualunque cosa abbia fatto, alla fine si riscatterà.

La situazione era molto ambigua in quei mesi perché i tedeschi avevano detto che, in cambio di soldi, gli ebrei potevano essere liberati o scambiati con prigionieri di guerra e lasciati liberi di trasferirsi in qualche paese del Sud America. La faccenda ha senso o almeno viene creduta. Infatti molte organizzazioni ebraiche svizzere cominciano a mandare documenti (falsi) e soldi verso il ghetto di Varsavia.

I tedeschi, però, nella loro caccia agli ebrei hanno momenti di diabolica astuzia. Una delle imprese più note di quel periodo riguarda le vicende dell’Hotel Polski, dove tutto si confonde e dove passerà anche Franciska. Il Polski è un antico hotel di Varsavia (la sua costruzione risale all’inizio dell’Ottocento). Nel 1943 viene utilizzato dai tedeschi come luogo di internamento per gli ebrei della città. Dentro le stanze dell’albergo accade di tutto, ma, soprattutto, lì si possono acquistare passaporti e affidavit e lasciare poi la città.

In realtà, sembra che lo scopo dell’Hotel Polski fosse diverso. I tedeschi sapevano che molti ebrei erano fuggiti nella zona ariana della città, dove vivevano in clandestinità, e con la paura di essere scoperti. E lanciano il loro messaggio: venite al Polski qui ci sono documenti buoni e la libertà. Venite e fatevi registrare. L’Hotel Polski era la trappola per farli uscire dai loro nascondigli. Nell’impresa viene coinvolta anche un’organizzazione di collaborazionisti ebraici, che verrà poi sterminata da reparti combattenti del ghetto durante la rivolta. Non molti riescono a lasciare davvero la Polonia, in qualche caso i paesi sudamericani si rifiutano di riconoscere quei documenti, chiaramente falsi. Centinaia di ospiti del Polski vengono fucilati in una caserma vicina. Altri vengono imbarcati su un treno diretto a Auschwitz-Birkenau. Si dice loro che andranno in un campo vicino alla Svizzera, dove saranno disinfettati prima di passare la frontiera, e finalmente saranno liberi.

L’ordine, invece, è quello di gasarli e di farli sparire. E è qui che entra in scena Franciska. C’è un gruppo di donne in fila, devono spogliarsi completamente e quindi entrare nella “stanza delle docce” per essere lavate e disinfettate. Franciska, però, ha già capito che si tratta di un trucco: non verranno disinfettate prima del trasferimento in Svizzera, ma uccise, con il gas che scenderà dal soffitto invece dell’acqua. Il suo primo gesto, quindi, è quello di rifiutare di svestirsi.

Ma è davvero  bellissima e è stata notata da un soldato delle SS che le intima, con in mano la pistola, di spogliarsi. Franciska si rende conto che ormai è tutto perso e che non ci sono vie d’uscita. Allora decide che non morirà da sola.

Cambia tattica e davanti al militare improvvisa uno spogliarello da grande professionista. Manca la musica, ma ci sono le movenze, i vestiti che cadono uno dopo l’altro e l’abilità da grande donna di spettacolo. Il militare assiste allo allo spogliarello sempre più coinvolto. Ma quando ormai sono rimaste solo le scarpe, Franciska fa la sua mossa: se ne toglie una e di colpo la tira in faccia al soldato, che perde l’equilibrio. Lei gli porta via la pistola che aveva in mano e gli spara due colpi nello stomaco: morirà durante il viaggio verso l’ospedale.

Ma non è finita. Franciska riesce a sparare ancora a altre due SS. A quel punto la confusione è massima. Le altre donne che sono già nella stanza per essere gasate si fanno coraggio e tentano un’impossibile rivolta: si avventano sulle poche SS presenti e riescono a disarmarle e a ferirle gravemente (a uno strappano lo scalpo).

Da questo punto in avanti i racconti, da diverse fonti, si fanno meno chiari. Quello che è certo è che arriva il comandante del campo con altre SS. Portano con sé mitragliatrici e bombe a mano. E uccidono tutte le donne che si trovano nella stanza.

Secondo un’altra versione, forse più attendibile, sparano a Franciska e l’ammazzano. Liquidano qualche altra ribelle, e quindi riportano il resto del gruppo all’obbedienza.

Chiudono tutte le donne nella “stanza delle docce”, fanno scendere dal soffitto lo Zyklon B e le ammazzano tutte con il gas, come da programma.

Il 23 ottobre del 1943 finisce quindi la vita e la storia di Franciska. Verrà poi ricordata come l’eroina di Auschwitz, come l’unica donna ebrea che alla soglie della camera a gas ha avuto il coraggio di ribellarsi e di ammazzare un paio di SS, e di morire come un soldato: con le armi in pugno.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 17 aprile 2016)