Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Jacqueline de Ribes

Bellissima, contessa, fra le donne più eleganti del mondo, uno dei "cigni" di Truman Capote, stilista, ma anche produttore tv. Decorata con Legion d'onore.

di Giuseppe Turani |

Ci sono donne che attraversano la vita come correndo. Belle, ricche, famose, grandi alberghi, grandi vestiti, grandi cognomi, grandi feste, intelligenti, bellissimi uomini. Naturalmente eleganti, naturalmente molto desiderate. Il loro unico problema, a volte, sembra essere quello di stabilire a che età sono entrate nel Dressed International Best, la lista delle donne più eleganti del mondo, fondata da Eleanor Lambert nel 1962 e oggi gestita da Vanity Fair. Certe sono entrate giovanissime, altre un po’ più avanti, una volta conquistato un buon marito e quindi denari per veri abiti di sartoria.

La contessa Jacqueline Bonnin de La Bonniére de Beaumnont era talmente bella e elegante che vi è entrata poco dopo i trent’anni. Ma non basta: ha avuto anche l’onore di finire fra i “cigni” di Truman Capote. Il bizzarro scrittore americano, mondanissimo, aveva compilato una sua personale lista di quelle che considerava le donne più meravigliose del suo tempo, i cigni appunto. Un elenco piccolo, nemmeno dieci, in cui spiccavano la principessa Marella Agnelli (“il miglior cigno europeo”), Lee Radzwill (sorella di Jacqueline Kennedy), Babe Paley (moglie del creatore della Nbc), Gloria Vanderbilt, Gloria Guinness e pochissime altre. “L’ultima regina di Parigi”, la definirà Valentino. ”Elegante fino a farti distrarre”, sarà invece il giudizio di Oleg Cassini.

Jacqueline nasce nel 1929, il 14 luglio: “Sono nata nel giorno della presa della Bastiglia, sono un po’ rivoluzionaria”. Quel lontano giorno, in realtà, era costato la testa a qualche suo antenato. Durante la guerra la famiglia si rifugia a Hendaye, sulla costa basca. Ma la casa principale viene subito sequestrata dalla Gestapo, allora vanno a vivere nella casa del portiere. La stanza dei bambini viene trasformata dai tedeschi in una camera di tortura e Jacqueline giura di aver sentito più volte le urla dei torturati. In principio c’è una tata scozzese bravissima e adorata, ma se ne va e viene sostituita da una francese, odiosissima: “Tutte le notti cercavamo di avvelenarla”, racconterà Jacqueline.

A un certo punto la mamma, viste le grandi spiagge di Hendaye, teme che gli americani possano sbarcare proprio lì, soldati, carri armati, e sparatorie. Allora si trasferiscono tutti in un castello nel centro della Francia, che però devono condividere con i soldati tedeschi. Nel 1942, finalmente, vengono liberati da quegli stessi soldati americani che la mamma aveva così temuto.

Inizi un po’ complicati, come si vede. Ma ancora giovanissima incontra l’amore della sua vita, il giovane visconte Eduard de Ribes, Legion d’Onore, durante una festa dove si annoia molto. Lui si presenta a lei in tenuta da tennis, ma è affascinante e educato. Più tardi dirà di lei: “Ho visto una gazzella e me ne sono subito innamorato”. E viene ricambiato, anche se lei resta sempre un po’ ribelle.

Il visconte non è proprio un ragazzo moderno. La sua famiglia è ancora più all’antica di quella di Jacqueline. Un giorno, sono già sposati e camminano sugli Champs-Elysées, lei gli prende la mano, ma lui si scioglie e le dice: “Non essere comune”. Quella dove è entrata è una famiglia effettivamente difficile da immaginare oggi (e forse anche allora). Un giorno Jacqueline dice di aver combinato una festa per il 21 gennaio e si sente dire dal suocero: “Non si può, è giorno di lutto, hanno tagliato la testa a Luigi XVI”, più di un secolo prima. Un’altra volta annuncia che il giorno dopo verranno a colazione i duchi di Windsor. E di nuovo: “Guarda che in questa casa non sono mai entrati dei divorziati”. Insomma, una vita un po’ ridicola, quasi da vecchia commedia, per una giovane e bellissima donna che invece è una specie di uccello inquieto e insofferente, curiosa di tutto. “Sì, è in gabbia – dirà un’amica – ma non è di quelle che scappano”.

Finalmente i due giovani sposi vanno a New York, si lasciano dietro la vecchia Francia. Sono in un ristorante a cena, quando un amico li presenta a Diana Vreeland, la gran dama della moda, che rimane stordita dalla sua bellezza: “Vieni subito domani, devo farti fotografare da Richard Avedon”.

Jacqueline, molto emozionata, va e, per l’occasione, si trucca bene, ciglia finte e tutto il resto. La Vreeland appena la vede nello studio fotografico, le salta addosso e le strappa tutto: “Nooo, ti voglio come eri ieri sera, naturale, come ti ho vista, non ti serve niente”. Quel ritratto finirà in un volume e diventerà un classico, con una Jacqueline effettivamente meravigliosa, bellissima e un po’ selvaggia..

Jacqueline afferma che, quando si è sposata, aveva solo due abiti. E infatti comincia a creare delle combinazioni molto personali, ma anche molto bizzarre. In una festa a Venezia si presenta con un abito stile marocchino, coperta dalla testa ai piedi, che lascia tutti senza fiato, ha delle gambe che sembrano non finire mai. I grandi sarti dell’epoca l’ammirano, sono suoi amici, e la lasciano fare. Negli anni Cinquanta, quando comincia a fare la stilista sul serio, fa lavorare per la sua ditta gli allora esordienti Oleg Cassini e Valentino. Diventa una griffe importante della moda. Per una decina d’anni veste tutta l’alta società mondiale, senza eccezioni. Ma i riconoscimenti si sprecano. Nel 1983 viene votata come la donna più elegante del mondo dalla rivista Town and Country. Nel 1999 lo stilista Jean Paul Gaultier le dedica la sua collezione. Al Modern Museum di New York è ancora aperta una mostra di oggetti tratti dal suo guardaroba.

A un certo punto vende in parte della ditta ai giapponesi, che però la innervosiscono perché le chiedono continue modifiche.

Poi si ammala a e deve lasciare la società, e per qualche anno avrà molte difficoltà a camminare. Nel luglio del 2010, comunque, ristabilita, sale le scale dell’Eliseo e si presenta davanti al presidente Nicolas Sarkozy, che l’ha appena insignita della Legion d’onore e che vuole consegnargliela personalmente.

Ma la ragazza che al visconte de Ribes era sembrata una gazzella non è una che sta ferma. Si occupa di ecologia, dell’Unicef e di altre cause umanitarie. Poi, messa da parte la moda, organizza compagnie di balletti, di cui diventa produttore e direttore artistico.

A un certo punto fa anche il produttore televisivo. Realizza per la televisione francese una serie in tre puntate, ricavata dal libro “Italiani” di Luigi Barzini. In questa occasione sfiora la celebrità. Incontra infatti Luchino Visconti e anche lui rimane folgorato dalla sua classe. Le propone immediatamente di interpretare la duchessa di Guermantes nel film che ricaverà dalla Recherche di Proust. Purtroppo, Visconti si ammala e quel film non si farà mai. E la gazzella rimane gazzella.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 10 aprile 2016)