Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Eve Curie

E' l'unica della famiglia Curie a non aver studiato da Nobel. Ha fatto l'inviata di guerra e ha guidato un'ambulanza sul fronte italiano. Come direttore generale dell'Unicef alla fine ha vinto il Nobel per la pace, insieme al marito.

di Giuseppe Turani per QN |

Eve, che è una donna bellissima e molto  elegante, riesce comunque a salire, insieme a altri mille e trecento profughi sul cargo inglese Madura. Sullo stesso cargo viaggiano con lei il commediografo Henri Bernstein, il ministro belga Marcel-Henri Jaspar, Hugh Carleton Green, giornalista e fratello dello scrittore Graham Green.

La famiglia Curie è quella che ha vinto più premi Nobel (cinque in tutto) al mondo. Due se li è portati a casa la madre, Marie Curie, un altro la figlia Irène (insieme al marito). Altri premi Nobel sono stati vinti da parenti e congiunti. L’unica che non ha fatto la scienziata e che non ha vinto un Nobel (almeno per la fisica o chimica) è stata la figlia Eve Denise, la più piccola delle due figlie, che in compenso ha avuto una vita molto avventurosa, e che alla fine è anche riuscita a prendersi un pezzo di Nobel per meriti umanitari.

Eve nasce a Parigi nel 1904 e morirà a New York nel 2007, a cento e tre anni.

Già da piccola non manifesta alcun interesse per le questioni scientifiche, anche se si laurea in scienze e filosofia, e la madre, la grande scienziata, le lascia fare quello che vuole. In particolare la ragazza studia pianoforte e diventa abbastanza brava, visto che a partire dal 1925 si esibisce in concerti a Parigi e in Belgio. Ma la musica non è il suo destino: diventerà giornalista, diplomatica e anche, in parte, guerriera. Il pianoforte esce quasi subito  dalla sua vita, dopo le prime esibizioni.

La svolta che segnerà tutta la sua esistenza da adulta è quella del 1940, quando la Francia cade sotto l’urto delle truppe hitleriane. Andarsene dal paese non è comunque tanto semplice. Eve, che è una donna bellissima e molto  elegante, riesce comunque a salire, insieme a altri mille e trecento profughi sul cargo inglese Madura. Sullo stesso cargo viaggiano con lei il commediografo Henri Bernstein, il ministro belga Marcel-Henri Jaspar, Hugh Carleton Green, giornalista e fratello dello scrittore Graham Green.

Il cargo, con il suo carico di fuggiaschi, arriva a Falmouth alla fine di giugno. Eve non è certo una capace distarsene tranquilla e non ama certo quelli che l’hanno costretta a lasciare il suo paese. E infatti si presenta subito negli uffici di Francia libera (organizzazione dal generale De Gaulle) e offre la sua voce e la sua penna a favore della causa. Interviene un paio di volte anche a Radio Londra. Il risultato è che il governo francese nel maggio del 1941 non sopporta più Eve e le revoca la nazionalità francese. In pratica, diventa una senza patria.

A quel punto si trasferisce negli Stati Uniti e qui si scopre grande giornalista. Ma prima viene ricevuta alla Casa Bianca da Eleanor Roosevelt, che si ricordava di lei quando, ancora ragazza, aveva fatto un viaggio in America con la madre (un idolo negli Stati Uniti, che alla fine del viaggio le regaleranno una piccola quantità di uranio). Eve, grazie a Eleanor e alla madre, è molto popolare in America e ne approfitta per fare grandi conferenze contro il  nazismo in giro per il paese. Ma alla fine si dedica a quella che sarà la sua professione, per un po’, il giornalismo.

Ma non sta in un ufficio a Manhattan a scrivere editoriali contro il nazismo. Fa la corrispondente di guerra per il Herald Tribune syndacate. Con il suo taccuino va in Libia, in Cina, in Russia, in Birmania. Ovunque ci siano combattimenti in corso. Alla fine di questa esperienza pubblica un libro, Viaggio tra i Warriors, che ha un buon successo, e c’è anche chi dice che è il miglior libro di guerra scritto fino a allora. Poco però al confronto dell’opera che le ha dato una fama quasi mondiale: la biografia della celebre mamma, pubblicata negli Stati Uniti e in contemporanea in molti altri paesi. Più tardi verrà un po’ criticata per aver taciuto una storia d’amore un po’ clandestina di Marie. Ma sarà perdonata perché la biografia è davvero straordinaria e è abbastanza comprensibile che la figlia abbia voluto ignorare una scappatella sentimentale della madre.

In Europa la guerra sta conoscendo i  suoi momenti peggiori e così Eve lascia gli Stati Uniti e rientra in Inghilterra. Si iscrive subito al corpo volontari femminili e si unisce alle donne che stanno combattendo in Francia. Diventa guidatrice di un’ambulanza sul fronte italiano. Dopo averla tanto raccontata, entra nella guerra in prima  persona.

Ma la vita di Eve Curie è tutta un’avventura. Finita la guerra e liberata la Francia, torna a Parigi e fonda il giornale Paris-Press, che durerà fino al 1949.

Ma c’è una nuova svolta nella sua vita. Grazie probabilmente a tutto il girare che ha fatto per il mondo (ha conosciuto personalmente anche Gandhi, che però non le era piaciuto tanto) nel 1952 viene nominata consulente speciale del segretario generale della Nato. Terrà questa carica per un paio d’anni, poi nel 1954 ennesima svolta: si sposa, a cinquant’anni. Lo sposo è un signore piuttosto notevole: Henry Richardson Labouisse, che era stato ambasciatore degli Stati Uniti in Grecia e che poi si era impegnato come presidente dell’Unicef per moltissimi anni, aiutato in questo da Eve.

Non è un incarico di facciata. I due coniugi viaggiano in oltre un centinaio di paesi in via di sviluppo per aiutare la causa dei bambini. Tutti questi sforzi non passano inosservati.

Nel 1965 arriva per Eve Curie la più grande soddisfazione della sua vita: insieme al marito va a Oslo, dove il parlamento norvegese ha assegnato il Nobel per la pace proprio all’Unicef. Eve e il marito salgono sul palco e ritirano il premio. Anche lei, alla fine, ha avuto il suo pezzetto di Nobel, come tutti in famiglia.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 20 marzo 2016)

(Immagini di Eve Curie, Maria Curie e le sue due figlie, Irene Curie a colloquio con Einstein)