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Dawn Powell

"Ho scritto anche sugli alberi di mele e nelle cantine". Trascurata per anni, viene riscoperta da Gore Vidal.  Oggi è per tutti una delle migliori scrittrici del Novecento.

di Giuseppe Turani |

Farsi accettare dai sofisticati editori di New York non è facile. In quegli anni ci sono in giro Dos Passos, Hemingway, Fitzgerald, Dorothy Parker e tanti altri. Lei stessa racconta che uno dei suoi primi romanzi, appunto “She Walks in Beauty” è stato pubblicato, da Brentano, dopo trentasei rifiuti di altrettanti editori.

di Giuseppe Turani

“Sono nata a Mr. Gilead, in Ohio, e ho ventotto anni. Tutto l’Ohio è semplicemente infestato dalla mia famiglia, i Powell e gli Sherman e, da lontano, sono molto sentimentale sull’argomento. Mi sono laureata al Lake Erie College e nessuno se ne è stupito più di me. Avevo solo sei dollari quando sono arrivata qui - nove anni fa – e adesso con questo risultato, potete vedere che la città mi ha realmente affascinata. Ho lavorato in campo pubblicitario e ho scritto recensioni di libri, mi sono sposata e adesso ho un figlio piccolo e una pianola. Dal momento in cui sono riuscita a tenere una penna in mano ho scritto racconti sugli alberi di mele, nelle cantine, sulle vecchie slitte, sotto la veranda e, più di recente, a Central Park dove ho terminato “She Walks in Beauty””.

Questa è l’autopresentazione che la stessa autrice fa nella quarta di copertina del suo libro (uno dei dodici romanzi scritti, insieme a dieci opere teatrali e a un centinaio di racconti). E il suo ritratto potrebbe anche terminare qui. Invece bisogna dire che si tratta di Dawn Powell, nata effettivamente dove dice lei nel 1896, e morta poi a New York, dove ha vissuto tutta la vita, nel 1965.

Oggi sono tutti abbastanza d’accordo nel ritenerla una grandissima scrittrice, una delle maggiori del Novecento, ma non è stato sempre così. Per un lungo periodo di tempo è stata dimenticata e i suoi libri non si potevano nemmeno trovare, spariti. In nessuna università americana, almeno fino a non molto tempo fa, si studiano le sue opere. Eppure, qualche critico dice che racconta il mondoricchi meglio di Francis Scott Fitzgerald e che è più spiritosa persino di Evelyn Waugh.

Adesso sono in tanti a attribuirsi il merito della riscoperta di Dawn Powell, anche se pare che il primo sia stato Gore Vidal. E poi c’è stato Tim Page, capo dei critici del Washington Post, che le ha dedicato un biografia, precisa come un trattato di fisica, e che ha contribuito al rilancio della Powell.

Comunque, Dawn è un personaggio straordinario, da epopea femminista. Da bambina la sua matrigna le strappa quaderni e diari, il padre è un semplice commesso viaggiatore, per di più alcolizzato, allora lei scappa da una parente e vive con lei. Si laurea e comincia a scrivere sul serio. Poi punta dritta verso New York, da lei indicata in un romanzo come “l’isola felice”: c’è una città per tutti, avrebbe detto, e la mia è questa. Si sposa con un aspirante poeta, Joseph Gousha (che invece farà il pubblicitario) e le nasce un figlio autistico.

Se si fa girare in fretta il film della sua vita, si vede questo: la Grande Depressione americana, un padre e un marito alcolizzati, due guerre mondiali, e un figlio autistico. Questo è il mondo che lei attraversa. Continuando a scrivere, però.

Farsi accettare dai sofisticati editori di New York non è facile. In quegli anni ci sono in giro Dos Passos, Hemingway, Fitzgerald, Dorothy Parker e tanti altri. Lei stessa racconta che uno dei suoi primi romanzi, appunto “She Walks in Beauty” è stato pubblicato, da Brentano, dopo trentasei rifiuti di altrettanti editori.

Da dove le arriva questa forza straordinaria? Lo racconta lei stessa, attribuendo la dichiarazione a un personaggio maschile, nel libro appena citato: “Per anni ho avuto un solo desiderio – trovarmi una soffitta da qualche parte e scrivere – scrivere a qualsiasi costo. Non verrò mai schiacciato da un sistema – domestico oppure economico – lo giuro. Ho intenzione di scrivere i miei romanzi e niente - niente me lo impedirà”. Poco più avanti aggiunge: “Mi sono negato tutto quello che poteva darmi piacere – e potrei essere un sibarita, te lo assicuro, se scegliessi di esserlo – se mi distoglieva dal lavoro che mi ero riproposto”. In termini meno solenni, in un’altra occasione ha dichiarato più semplicemente: “scrivo perché non c’è nessuno con cui parlare”.

Nel 1939, dopo gli inizi molto difficili, finalmente un onore toccato a pochi: i suoi libri vengono pubblicati da Charles Scribner’s Sons e l’editor che si occupa di lei è quel Maxwell Perkins, che è entrato nella storia della letteratura americana per aver curato le opere di Hemingway, Fitzgerald, Tom Wolfe. La ragazza che in Ohio scriveva sugli alberi di mele arriva al vertice, in mezzo ai grandi della sua epoca.

A New York ha sempre abitato al Greenwich Village, in una casa al pianterreno. Quando gli amici passavano da quelle parti, battevano qualche colpo sui vetri della finestra e lei li faceva entrare. Gli amici  erano: Edmund Wilson, John Dos Passos, Nabokov, Hemingway, Dorothy Parker e Stella Adler. Spesso queste visite si tramutavano in grandi feste, alle quali partecipava anche molta altra gente.

Una donna molto forte, quindi. Al punto che il grande critico, e suo amico, Edmund Wilson avrebbe confidato alla figlia Rosalind: “In realtà Dawn Powell è un uomo”, spiegando subito che si riferiva al carattere e alla sua prosa molto cruda e diretta e non al resto.

In realtà, la Dawn ha avuto, oltre al marito, un amore praticamente fisso (ma di cui non parla mai nei suoi diari) e, di quando in quando altri uomini, molto sportivamente, spiega lei stessa. Tutto questo fino ai cinquant’anni. Poi, le sue inclinazioni, anche sessuali, si sarebbero girate verso il suo stesso sesso.

Una cosa è rimasta costante, in mezzo a tutti i cambiamenti, nella vita di questa donna: la sua amicizia per John Dos Passos. Gli è stata vicina quando era comunista e anche dopo, quando si è spostato molto a destra. Anzi, Dos Passos (insieme a Edmund Wilson e a un amico dell’Ohio) è una delle tre persone al mondo alle quali lei ha scritto delle lettere. Nessun altro ha mai ricevuto un rigo da Dawn. Solo romanzi e racconti.

(Dal Quotidiano Nazionale" del 13 marzo 2016)