Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Lady Ottoline

Amante di Bertrand Russel e di Dora Carrington. Grande mecenate della cultura, a casa sua si potevano incontrare tutti i migliori: da Lytton Strachey a John Maynard Keynes.

di Giuseppe Turani |


In casa, quasi certamente, c’erano Aldous Huxley, Virginia Wolff, Lytton Strachey e, qualche volta, John Maynard Keynes o l’ex primo ministro inglese Herbert Henry Asquith (di solito abbastanza bevuto). Ma poteva capitare di incontrare Winston Churchill, il poeta Yeats, lo scrittore Henry James, Katherine Mansfield, lo scrittore E.M. Foster, ma anche il filosofo Stephen Spender.

Dietro di sé non ha lasciato niente. Non un romanzo, non un racconto o una poesia, nulla. Ha lasciato soltanto più di mille fotografie (di lei stessa) scattate dai più famosi fotografi del tempo, un’infinità di lettere e moltissimi taccuini (censurati però, dal marito). In compenso ha lasciato una storia, la sua. Aveva un fisico notevole, secondo i biografi di allora, “era alta sei piedi”,  cioè un metro e ottanta, stupendi capelli rosso fuoco, occhi turchesi, vestiva nel modo più sgargiante possibile. E certo non le mancava la spregiudicatezza, sia con gli uomini che con le donne.

Una talmente snob da finire a letto con il gradissimo filosofo Bertrand Russel e poi commentare: “Poco interessante. E’ stato il mio sacrificio all’altare del genio”. Non abbiamo un commento altrettanto esplicito da parte di Russel, ma forse può bastare una sua notazione non proprio esaltante: ieri sera siamo stati a letto, ma non abbiamo combinato niente, abbiamo deciso che si farà la prossima volta. Di lei l’amica Virginia Wolff ha detto: “E’ affascinante, a volte ridicola o inverosimile, un portento più che una donna, una creatura spontanea e davvero simpatica”.

Lei è lady Ottoline Violet Anne Cavendish-Bentinck (cugina prima della futura regina madre d’Inghilterra ) e nasce a East Court nel 1873. E’ di una famiglia nobile, ma, come molti nobili inglesi, da giovane alterna periodi di grande agiatezza a periodi assai più modesti: dipende sempre da quale zio muore, lasciando castelli, tenute e rendite. La madre, un decesso dopo l’altro, a un certo punto conquista persino il titolo di baronessa insieme a un po’ di denari. A lei va il titolo di Lady, come cortesia.

Quando Ottoline ha già una certa età, 27 anni, incontra Philip Edward Morrell e si sposeranno due anni dopo. I due coniugi prendono subito una decisione abbastanza stramba, dati i tempi: decidono che il loro sarà un matrimonio assolutamente aperto. Entrambi, cioè, potranno avere relazioni con altri. E infatti Philip avrà una serie di figli illegittimi, alcuni dei quali allevati con amore, grazie anche all’intervento di Ottoline. La signora, comunque, certo non si risparmia. A parte Bertrand Russel, di cui si è già detto, è giusto citare almeno lo storico dell’arte Roger Fry e una serie quasi sterminata di giovani artisti da lei protetti e che non riuscivano a resistere all’impetuosa mecenate. E va citata anche Dora Carrington, sfortunata pittrice-amante dello storico Lytton Strachey, con la quale ha una storia abbastanza lunga.

Ma sarebbe sbagliato ridurre Ottoline e suo marito a due gaudenti di inizio secolo. Sono stati, soprattutto lei, molto di più. Amavano la cultura e le persone di qualità. Quando si trovano a avere un po’ di soldi, comprano una residenza Tudor vicino a Londra, Garsington Manor e ne fanno un luogo che a buon diritto può entrare nella storia della letteratura e in quella del pensiero occidentale. In una qualsiasi domenica pomeriggio sul prato di Garsington Manor si potevano vedere Lady Ottoline, Maria Nys Huxley, Duncan Grant e Vanessa Stephen Bell prendere il tè.

In casa, quasi certamente, c’erano Aldous Huxley, Virginia Wolff, Lytton Strachey e, qualche volta, John Maynard Keynes o l’ex primo ministro inglese Herbert Henry Asquith (di solito abbastanza bevuto). Ma poteva capitare di incontrare Winston Churchill, il poeta Yeats, lo scrittore Henry James, Katherine Mansfield, lo scrittore E.M. Foster, ma anche il filosofo Stephen Spender.

In pratica Garsington Manor era una specie di residenza estiva, o di filiale di campagna, del ben più famoso circolo di Bloomsbury, che aveva come regina Virginia Wolff e che raccoglieva, da Keynes a Strachey, le migliori intelligenze che in quegli anni giravano per Londra. Ottoline, fra un’avventura sentimentale e l’altra, amava la cultura e l’arte. Si era anche messa a studiare. Poi aveva capito che, in attesa di diventare come quelli, poteva intanto fare la padrona di casa. E così li ospitava tutti, decine alla volta, per interi week end. Ma, se qualcuno voleva, poteva anche fermarsi più stabilmente, per scrivere un libro, dipingere un quadro o anche solo per guardare il panorama. Lei, Ottoline, era la buona fata che proteggeva tutti. Purtroppo, i suoi amici intelligenti erano anche dei serpenti. Il più maligno, come sempre, era Lytton Strachey che in più di una lettera ha dipinto lady Ottoline come una specie di cacciatrice di celebrità e poco più.

Ma c’è un’altra storia che invece ci restituisce la nobildonna inglese con immagine diversa. Scoppia la prima guerra mondiale e a Bloomsbury, ovviamente, sono tutti pacifisti (Bertrand Russel verrà condannato a sei mesi di carcere). E, soprattutto, nessuno vuole andare in guerra. Li difende quasi tutti Philip Morrell, il marito.

Ma ecco il colpo di genio di Ottoline: trasforma Garsington Manor in azienda agricola e assume tutti i suoi amici scrittori e filosofi come braccianti dediti con il loro duro lavoro allo sforzo bellico (patate per i soldati). Nessuno parte per la guerra, anche se nessuno di loro ha mai toccato una zappa di sicuro.

Personaggio a più dimensioni, diremmo oggi. I biografi hanno cercato di fare il conto e hanno scoperto che è stata l’ispiratrice di almeno una dozzina di romanzi. Intanto, lei è certamente la Lady Chatterley di D.H. Lawrence. Ma è sempre lei che fa da modello per “Giallo Cromo di Aldous Huxley, “Campo di battaglia” di Graham Greene”, e per moltissimi altri.

Il marito Philip, deputato al parlamento per i liberali, si rivela un amministratore non eccelso e alla fine Garsington Manor va venduta e la coppia si trasferisce in un’abitazione più modesta. Ma lei continua a proteggere scrittori e artisti. T.S. Eliot ammetterà che è stata fondamentale per lui: lo ha molto aiutato agli inizi della carriera.

Nel 1937, però, lady Ottoline si ammala di un male incurabile. Accetta di sottoporsi a una cura sperimentale, ma le cose peggiorano. E muore.

Avrà l’onore di un necrologio sul Time di Londra: a scriverlo di suo pugno sarà l’amica Virginia Wolff.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 22 febbraio 2016)

(Nelle fotografie. In alto: Ottoline Morrell. Al centro: un'amica di Ottoline, Lytton Strachey, Ottoline e Keynes. In basso: Lytton Strachey e Virginia Wolf)