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Martha Gellhorn

E' stata la più grande reporter di guerra di tutti i tempi. Ha sposato Hemingway. Viaggio di nozze: guerra di Spagna. Le poste americane l'hanno ricordata con un francobollo speciale. 

di Giuseppe Turani |

L’incontro con Hemingway avviene nel Natale del 1936 a Key West, dove Martha era andata con la famiglia e dove Ernest aveva la sua casa estiva e dove andava a pesca. E’ un colpo di fulmine, in cui bellezza, avventura, bevute e impegno si mischiano. Lo scrittore è sposato con la bellissima Pauline Pfeiffer, giornalista anche lei, e quindi la cosa richiede un po’ di tempo.I due, comunque, decidono, e questo è un segno dei tempi, di andare entrambi a raccontare la guerra di Spagna. Il loro viaggio di nozze, anticipato perché il divorzio da Pauline arriverà solo un anno dopo, è a Barcellona, nel Natale del 1937, con la guerra civile che infuria intorno a loro.

Quando nel 1939 i sovietici decidono di invadere la Finlandia là c’è Indro Montanelli, che da quel paese manderà bellissime corrispondenze. Rimane accanto a lui, a Helsinki, sotto i bombardamenti sovietici, una giornalista di poco più di trent’anni, Martha Gellhorne. E’ bellissima, molto brava, molto decisa. Di fronte a sé, anche se non lo sa ancora, ha una vita straordinaria. Appena un anno dopo sposerà quello che sarà uno dei più grandi scrittori del mondo e premio Nobel, Ernest Hemingway. Per la precisione la terza moglie. Agli uomini piaceva molto. Ha avuto una relazione con l’economista francese Bernard de Jouvenel e un’altra con lo scrittore inglese H.G. Wells.

Non è una ragazza qualsiasi: tutti sono concordi nel dire che è stata la più grande reporter di guerra di tutti i tempi. Le poste americane le hanno dedicato anche un francobollo commemorativo in cui si spiega che ha fatto la corrispondente di guerra un po’ ovunque. Dalla guerra di Spagna in avanti non ha perso un solo conflitto armato.

Martha nasce a St. Louise nel 1908 da una normale famiglia americana. Già a scuola scopre di avere una vocazione per la scrittura e compone i suoi primi articoli. Ma nel  1927, a 19 anni, abbandona definitivamente gli studi per dedicarsi al giornalismo.

Poco dopo nel 1930, quando non ha più dubbi sulla sua vocazione, decide che deve fare un’esperienza internazionale. E così nel 1930, a 22 anni, fa le valigie e parte per Parigi. Nella capitale francese lavora per due anni nell’ufficio di corrispondenza della United Press, una delle più grandi agenzie americane. Diventa pacifista, scrive un libro a questo dedicato.

Poi rientra in America e, per un po’, cambia mestiere. Viene assunta come investigatrice. Ma non privata. A offrirle il lavoro è un’agenzia federale: le chiedono di scrivere rapporti precisi e dettagliati sulle conseguenze che la grande crisi economica ha sugli Stati Uniti. I rapporti che Martha invia vengono letti anche da un’altra donna straordinaria: Eleanor Roosevelt. La manda a chiamare, prendono un the, chiacchierano e diventano subito amiche e tali resteranno per tutta la loro vita. Non risulta comunque che Martha abbia mai approfittato della conoscenza con la moglie del presidente. Dai rapporti sull’America, tanto per cambiare, nasce un nuovo libro.

L’incontro con Hemingway avviene nel Natale del 1936 a Key West, dove Martha era andata con la famiglia e dove Ernest aveva la sua casa estiva e dove andava a pesca. E’ un colpo di fulmine, in cui bellezza, avventura, bevute e impegno si mischiano. Lo scrittore è sposato con la bellissima Pauline Pfeiffer, giornalista anche lei, e quindi la cosa richiede un po’ di tempo.

I due, comunque, decidono, e questo è un segno dei tempi, di andare entrambi a raccontare la guerra di Spagna. Il loro viaggio di nozze, anticipato perché il divorzio da Pauline arriverà solo un anno dopo, è a Barcellona, nel Natale del 1937, con la guerra civile che infuria intorno a loro.

Allora si viveva così: dalla fiesta di San Firmin a Pamplona, evento a cui Hemingway non mancò mai, alle battaglie dei repubblicani contro i soldati di Franco, insieme agli uomini delle brigate internazionali.

Ma Martha non era certo una ragazza capace di stare in albergo con Ernest a bere e a sentire vecchie storie di guerra. Infatti parte quasi subito per la Germania, da dove racconterà per il suo giornale in America l’ascesa al potere di Hitler. E quando cade la Cecoslovacchia lei è la con il suo taccuino. E racconta.

Può sembrare incredibile, ma quella che è stata la più grande corrispondente di guerra di tutti i tempi non riesce a ottenere gli accrediti per lo sbarco in Normandia. E quindi rischia di non essere presente alla più straordinaria operazione bellica del secolo scorso (che procurò a Eisenhower la quinta stella da generale, assegnatagli con un legge speciale del congresso americano). I militari non la vogliono fra i piedi (forse già un po’ diffidavano). Ma lei, pur di essere presente, si traveste da barelliera e partecipa. E racconta.

Non è solo una patita della guerra (“la inseguivo ovunque potessi raggiungerla”, ha scritto): è stata anche la prima giornalista a arrivare nel campo di concentramento di Dachau appena liberato.

Con Hemingway si sposa dopo qualche anno di convivenza. Ma le cose fra i due, che erano partite così bene, così avventurosamente, non funzionano.

Al punto che Ernest perde la pazienza e nel 1943 manda la famosa lettera alla moglie: “Are you a correspondant, or wife in may bed?” (sei una corrispondente o una moglie che sta nel mio letto?). Non si conosce la risposta di lei, forse non c’è mai stata. Quello che è  certo è che parte subito per l’Italia: c’è lo sbarco degli americani da seguire. Due anni dopo, il divorzio.

Fare l’elenco dei conflitti ai quali Martha assiste sarebbe troppo lungo. Basterà ricordare che nel 1966 la troviamo in Vietnam. Racconterà quella guerra da par suo, cioè con grande onestà. Quando cerca di ritornarvi, le autorità militari la dichiarano persona non gradita e non la lasciano entrare, incuranti del fatto che in pratica è la decana dei corrispondenti di guerra.

In attesa di qualche nuovo conflitto, va in Brasile per un reportage sul fenomeno dei “bambini di strada”.

Ma non è facile, nemmeno per l’esercito americano, fermare Martha: a 81 anni compiuti parte per Panama, sempre per raccontare, questa volta l’invasione americana. Il ritiro dalle scene, se così si può dire, avviene un anno dopo con la guerra di Bosnia: “You need to be nimble”, bisogna essere agili per andare in guerra.

Si suicida a Londra a 89 anni, dopo una lunga lotta contro il cancro e dopo essere diventata del tutto cieca.

In suo onore, dopo la sua scomparsa, è stato istituito il “Martha Gellhorne Prize for journalism”.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 14 febbraio 2016)