Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Marina Raskova

Appassionata di volo, davanti all'avanzata di Hitler, Marina organizza uno squadrone da bombardamento notturno fatto solo di donne. I tedeschi le chiamavano "le streghe della notte".

di Giuseppe Turani |

Ci sono eroi (e eroine) che vengono come spazzati via dalla storia, cancellati. Delle loro gesta non si parla più. Una di queste è Marina Raskova, maggiore delle forze aree russe, caduta in combattimento nella battaglia di Stalingrado. Marina era giovane, bellissima e appassionata di musica e di canto. Fino a poco prima dei vent’anni era convinta che il suo futuro sarebbe stato nella musica.

Ma a 19 anni, nel 1931, scopre improvvisamente la passione per il volo. In Russia, in quel periodo, c’era grande entusiasmo per gli aerei e erano sorti molti aeroclub. Marina si iscrive, impara a pilotare e dopo un po’ viene accettata, prima donna nel suo paese, nell’Accademia aeronautica militare. Allo scoppio della seconda guerra mondiale viene nominata maggiore. Prima, comunque, era diventata molto popolare per via di alcune imprese aeronautiche. La più notevole nel settembre del 1938: volo senza scalo da Mosca alla costa del Pacifico, insieme a due colleghe, ai comandi di un Sukhoi ribattezzato per l’occasione Rodina (Madrepatria). Per questa impresa Marina guadagna molta visibilità e viene anche insignita del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica.

All’inizio della seconda guerra mondiale ha un’idea straordinaria: un reggimento aereo formato esclusivamente da donne, piloti e meccanici. Curiosamente gli alti comandi si dichiarano d’accordo.  Probabilmente per motivi propagandistici: faceva comodo dimostrare che anche le donne partecipavano allo sforzo bellico, e in tutti i ruoli. Da Mosca danno il via libera e Marina seleziona personalmente mille ragazze, che vengono inquadrate nel 122esimo Gruppo Aereo, di cui lei stessa prende il comando. Si tratta dell’unica formazione aeronautica interamente femminile di tutta la storia degli eserciti.

Poiché il gruppo è molto numeroso, viene suddiviso in tre reggimenti più piccoli, ognuno specializzato in qualcosa: bombardamento, bombardamento in picchiata, caccia.

Il battesimo del fuoco delle ragazze avviene nella battaglia di Stalingrado. E si tratta di qualcosa di più di eroismo. Gli aerei con i quali volano, e vanno a bombardare le postazioni tedesche, sono fatti di legno e tela. Sono lenti (150 chilometri all’ora). Ma, soprattutto, possono portare solo due bombe alla volta. Allora partono, sganciano il loro piccolo carico e tornano alla base a fare rifornimento, e ripartono a bombardare di nuovo le stesse postazioni con i fari della contraerea tedesca che le inseguono. Il reggimento dei caccia (sempre femminile) funziona come protezione e appoggio. Ma i bombardieri devono fare più viaggi in una sola notte, spesso si salta il sonno anche per più giorni. Solo nei momenti più terribili i comandi concedono alle ragazze un sorso di vodka.

Sono così fastidiose per i loro avversari che un capitano tedesco comincia a chiamarle “le streghe della notte”: quando fa buio, con i loro aeroplanini di legno e tela arrivano e scaricano tonnellate e tonnellate di bombe. I tedeschi diventano pazzi e lanciano contro le streghe stormi di caccia ben più solidi e veloci, pilotati da aviatori esperti. Ma la aviatrici sovietiche non arretrano e continuano a scaricare le loro bombe.

E l’ex musicista Marina, diventata una guerriere volante, si rivela anche una buona stratega militare. Di fatto inventa e sperimenta il volo radente: le sue ragazze volano poco sopra il terreno, abbassano i motori al minimo quando sono vicine al bersaglio, poi di colpo accelerano e puntano verso l’alto e scaricano le bombe.

Un’altra strategia di Marina era quella delle tre pattuglie aeree: le prime due hanno il solo scopo di confondere i caccia tedeschi e la contraerea mentre il terzo è quello che va davvero a bombardare.

Le superstiti hanno sempre voluto raccontare che, nonostante tutto, rimanevano donne. Alla sera dovevano caricare gli aerei di bombe e benzina, di solito faceva un gran freddo, ma nelle pause scherzavano e, forse, parlavano dei loro amori. Le missioni compiute da queste ragazze durante la battaglia di Stalingrado sono state quasi 25 mila e hanno sganciato sui tedeschi tre mila tonnellate di esplosivo.

A un certo punto i successi del reggimento di Marina sono talmente evidenti che gli alti comandi cambiano il nome: “Reggimento delle Guardie da bombardamento notturno Taman” (un grande onore). I tedeschi invece hanno continuato a chiamarle “le streghe della notte”. E anche loro si consideravano delle streghe, indiavolate.

Il reggimento, che all’inizio sembrava quasi solo una mossa propagandistica, si rivela invece qualcosa di molto serio. Ben 23 aviatrici (cinque alla memoria) conquistano il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica. E il loro diventa il reparto più decorato di tutte le forze aeree del paese.

Marina, però, non accompagna le sue amiche fino in fondo, fino alla fine della guerra. Nel 1943 l’aereo da lei comandato, durante una tempesta di neve, si schianta sulle rive del Volga: muoiono tutti. Lei ha trent’anni. I membri dell’equipaggio vengono sepolti in una fossa comune. Per Marina ci sono invece i funerali di Stato, prima donna a avere questo onore in Russia, e una tomba nelle mura del Cremlino. La sua unità cambia di nuovo nome e viene ribattezzata: Stormo Cacciabombardieri in picchiata Marina M. Raskova.

Alla fine della guerra, i comandi militari concedono alle aviatrici superstiti di fare una cosa abbastanza straordinaria: si alzano in volo con i loro aeroplanini di legno e tela, attraversano tutta l’Urss e atterrano all’aeroporto di Berlino, nella città finalmente liberata e fra gli appalusi dei soldati dell’Armata Rossa. Le streghe hanno vinto, anche loro.

Ci sono tutte, meno Marina scomparsa nella tempesta di neve. Di lei ormai non si parla più. Le sue amiche, quelle ancora in vita, si ritrovano ogni anno il 2 maggio (fine della guerra) nel giardino del teatro Bolscioi a Mosca. Ma nessuno si  ricorda più di loro. Tranne la storica italiana Marina Rossi, che alle “streghe della notte” ha dedicato anni fa un libro bellissimo.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 7 febbraio 2016)