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Katherine Mansfield

Molte storie con uomini e donne, ma moltissimi racconti molto belli. Una vita come un lampo: è morta a soli 35 anni. Lo storico Lytton Strachey: potrebbe richiedere un lungo assedio, ma ne varrebbe la pena.

di Giuseppe Turani |


Lytton Strachey, il grande storico dell’era vittoriana (naturalmente anche lui del circolo Bloomsbury), omosessuale,  l’ha disegnata in due flash: “Una strana donna satirica dietro il viso regolare che ha per maschera (…) molto difficile da avvicinare; si ha la sensazione che ci vorrebbero anni di minuziosi appostamenti, ma che potrebbe valerne la pena”.

Ha avuto una vita brevissima, vissuta molto disordinatamente, non era nemmeno inglese e non ha mai scritto un romanzo, eppure è ritenuta da tutti una grandissima scrittrice di lingua inglese. Ha scritto e pubblicato molto in vita, ma ancora oggi ogni tanto saltano fuori suoi scritti: in pratica scriveva sempre, racconti brevi e anche moltissime lettere.

Virginia Woolf, scrittrice molto raffinata, editore, e animatrice del circolo di Bloomsbury (di cui faceva parte anche Keynes) ha ammesso onestamente di nutrire molta invidia nei suoi confronti. Non astio, ha precisato, ma invidia sì,

Katherine Mansfield nasce in Nuova Zelanda nel 1888 e appare sulla scena letteraria e della vita come un lampo: se ne andrà a 35 anni, lasciandosi dietro molti racconti e la fama di una donna a cui piaceva vivere. E’ talmente affascinante che due intellettuali italiani di grande peso (Nadia Fusini e Pietro Citati) le hanno voluto dedicare due bellissime biografie.

Lytton Strachey, il grande storico dell’era vittoriana (naturalmente anche lui del circolo Bloomsbury), omosessuale,  l’ha disegnata invece in due flash: “Una strana donna satirica dietro il viso regolare che ha per maschera (…) molto difficile da avvicinare; si ha la sensazione che ci vorrebbero anni di minuziosi appostamenti, ma che potrebbe valerne la pena”. E in un’altra occasione: “A una festa Katherine e io – entrambi molto ubriachi – abbiamo amoreggiato con passione davanti a tutti!”.

E Dora Carrington, amica di Lytton Strachey per tutta la vita (alla sua morte si suiciderà), dopo qualche mese di convivenza in una casa con la Mansfield è a disagio perché lei prende tutti gli uomini e li porta in camera sua. Nessuno riesce a resisterle.

Una frequentatrice di quelle feste, fra Bloomsbury e nobiltà inglese, scrive, disperata, a un’amica: “Con nostro chagrin, nessuno va oltre Katherine (…) tutti spariscono come per magia”.

Ma non è solo una bellissima mangiatrice di uomini alla quale nessuno sa resistere. Nel 1902 dalla natia Nuova Zelanda si trasferisce a Londra per completare i suoi studi. Ha già scritto molti racconti da giovanissima, ma a Londra scopre di essere una brava violoncellista. E per un po’ le sembra che questo, la musica, sarà il suo destino. Ma si stanca presto e scopre la sua vena letteraria.

Mentre la sua vocazione prende forma, c’è anche la buffa storia del matrimonio con un maestro di canto, George Bowden. Si sposano alla mattina e si separano nel pomeriggio: matrimonio mai consumato.

Ma la vita scorre in fretta. Katherine non sa ancora che la sua è segnata. E si concede amori extra. Il più importante è quello con Ida Baker, che poi le resterà vicina per tutta la vita, fino alla fine. Ma ci sono almeno altre due relazioni femminili. La madre di Katherine avverte comunque che la storia più importante è quella con Ida. Per porvi fine porta la figlia in Baviera. Lì, quasi in esilio, la Mansfield si mette a leggere Cechov e ne rimane folgorata: quello è il suo destino.

Rientrata a Londra, si mette a scrivere sul serio. Moltissimi racconti molto belli. Intanto si sposa con quello che resterà suo marito per tutta la vita: John Middleton Murry, un critico letterario. Il solito Lytton Strachey, pettegolissimo, lo definirà una nullità: nessuno – scrive – fra dieci anni ricorderà un solo dei suoi scritti. Tutti invece continueranno a leggere lei.

Murry, comunque, è il direttore della casa editrice Hogarth Press (di Virginia Woolf e del marito) e stampa i racconti di Katherine. Poiché dirige anche una rivista letteraria, commissiona alla moglie recensioni e articoli. Almeno su questo piano il matrimonio funziona. Un po’ tutti trovano straordinario il talento di questa giovane scrittrice. E’ simpatica affascinante e sa scrivere benissimo.

La cattiva sorte è però ormai molto vicina. Il 19 febbraio del 1918, a 29 anni, Katherine si sveglia e è una bella giornata di sole. Si affaccia alla finestra, ma dalla bocca le esce un fiotto di sangue. Sangue pesante, arterioso. E’ la tubercolosi, che poi la porterà alla morte.

Dobbiamo a Nadia Fusini un’osservazione che spiega bene il temperamento di Katherine: ha sempre considerato la sua malattia non come qualcosa di sé, ma come un cane ringhioso che voleva sopraffarla e che lei cercava di confondere e di scacciare via.

La scoperta di avere la tisi, e di essere quindi segnata, la spinge a scrivere sempre di più, notte e giorno. Racconti e lettere agli amici. E’ come un fiume in piena.

Va a curarsi in Svizzera, a Montana. Ma non ci sono grandi progressi. La malattia avanza.

E qualcosa si rompe dentro la Mansfield. Da un certo punto in avanti, secondo i biografi, Katherine in realtà sta cercando il suo assassino (Fusini). Non vuole più vivere.

L’uomo adatto è una specie di Rasputin. Si chiama George Gurdjeff. Di se stesso ha messo in giro racconti fantastici (soggiorno in Tibet e sul monte Athos). In realtà è un imbroglione che a Fontainebleau ha fondato un istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo. I suoi metodi di cura sono molto fantasiosi e del tutto inutili, anzi dannosi. E procurerà a Katherine una morte orrenda.

Le farà costruire un soppalco nelle stalle e la manderà a dormire lì, sostenendo che le esalazioni delle mucche e la puzza dei loro escrementi sono quanto di meglio ci sia per curare la tubercolosi. E le proibisce anche di scrivere. Lei, dopo qualche esitazione, accetta tutto, rassegnata.

Il 9 gennaio del 1923 il marito va a trovarla, lei dà un colpo di tosse fortissimo, a cui segue un fiotto di sangue. Dopo pochi minuti è morta. Restano i suoi meravigliosi racconti.

(Nelle fotografie: Katherine, francobollo commemorativo emesso dalla Nuova Zelanda, Katherine fotografata dall'amante Ida Baker, Katherine con il marito, una cartolina di Katherine)

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 17 gennaio 2016)