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Irmgard Keun

Scrittrice di grande successo all'inizio, vive un'intensa storia d'amore con Joseph Roth, ospite a Ostenda di Stefan Zweig. Ma finirà tutto in tragedia.

di Giuseppe Turani |


Il terzetto non lo sa ancora, ma è destinato a una fine tragica che non risparmierà nessuno di loro. Il nazismo sta per entrare nella sua fase peggiore e la guerra di Spagna è già in corso. Irmgard e Joseph, forse istintivamente consapevoli che il cielo sta per chiudersi su di loro, vivono un amore folle. Bevono moltissimo, fanno una quantità impressionante di sesso. 

Lei è stata una bravissima scrittrice nella prima parte della sua vita, pessima nella seconda. Ma è stata una donna di fortissimo carattere, e intorno alla quale ruoterà una grande tragedia, che non risparmierà nemmeno lei. Vive le sue giornate più intense in una piccola città belga e poi a Parigi.

Negli anni Trenta troviamo Irmgard Keun a Ostenda, una bella cittadina belga, dove anche i re vanno a villeggiare e che deve la sua prosperità al porto e ai commerci. E’ un luogo pacifico, un po’ fuori mano, e non sembra essere il teatro per roventi passioni letterarie e sentimentali. E invece si trasforma di  colpo in un incrocio di passioni e di vicende tragiche.

Siamo nel 1936, tre anni dopo la nomina di Hitler a cancelliere tedesco, a Ostenda si trova, in villeggiatura, lo scrittore ebreo (austriaco, ma naturalizzato inglese) Stefan Zweig. I suoi libri, come quelli di moltissimi altri autori di lingua tedesca sono stati bruciati già nel 1933 dai nazisti. Ma Zweig, ebreo anche lui, è già diventato uno degli scrittori più famosi al mondo, con traduzioni in moltissimi paesi. In più è ricco di famiglia, con casa in Inghilterra e a Salisburgo.

A Ostenda invita il suo amico Joseph Roth, anche lui giornalista e scrittore (“La cripta dei  cappuccini”).

I due non possono essere più diversi. Zweig è una specie di lord inglese, molto ordinato e molto assennato,  con una buona relazione sentimentale con la sua segretaria e agente, Lotte, che poi sposerà. Roth è un disordinato, confusionario, che vive un po’ alla giornata. Con donne che entrano e escono dalla sua vita. Con Zweig c’è una grande stima reciproca, ma i due litigano spesso: Roth si sente nella parte del piccolo ebreo povero perseguitato. Una volta urla a Zweig: non mi spiegare cosa è un ebreo sfortunato, lo sono da tutta la vita.

E’ in mezzo a questi due personaggi che piomba Irmgard. E’ bellissima, ha già scritto due libri, apprezzati da tutti i grandi scrittori tedeschi, ma naturalmente bruciati dai nazisti. E’ un po’ atipica, faceva la dattilografa, poi ha tentato di fare l’attrice. Visto il non grande successo, ha deciso di diventare autrice di libri. E i primi due sono davvero meravigliosi (introvabili in Italia).

Quando arriva a Ostenda scoppia la magia. Lei, bellissima, si innamora follemente dell’uomo forse più brutto e povero della città: Joseph Roth.

Il terzetto non lo sa ancora, ma è destinato a una fine tragica che non risparmierà nessuno di loro. Il nazismo sta per entrare nella sua fase peggiore e la guerra di Spagna è già in corso. Irmgard e Joseph, forse istintivamente consapevoli che il cielo sta per chiudersi su di loro, vivono un amore folle. Bevono moltissimo, fanno una quantità impressionante di sesso (in pratica sono a letto per la maggior parte del tempo). E nelle pause vanno a litigare di letteratura con Zweig e con altri scrittori tedeschi a Ostenda. O discutono di letteratura fra di loro. Irmgard è affascinata da Joseph Roth, dalla sua vivacità e dal suo modo di scrivere. A un certo punto vanno a Parigi, ma la loro relazione rimane la stessa: tanto alcol e tantissimo sesso.

Ma le storia divide le loro strade. Quando le armate di Hitler invadono il Belgio, Irmgard fa la cosa più inattesa: rientra in Germania. Riesce in qualche modo a far credere che si è suicidata e, sotto falso nome, vive in Germania fino alla fine della guerra e del nazismo.

Roth riesce a stabilirsi in Costa Azzurra, dove ha altre relazioni sentimentali, e, curiosamente, riesce a scrivere e far pubblicare altri libri. Rimarrà in Costa Azzurra fino alla fine dei suoi giorni. E’ il primo del terzetto di Ostenda a andarsene, nel 1939. Finisce in ospedale per una semplice polmonite, ma, abbandonato nelle mani di infermieri incapaci, muore. Le sue ultime ore lo vedono in preda a una forte crisi di delirium tremens. I suoi funerali si concludono con uno scontro fra varie fazioni politiche: tutti lo vogliono dalla propria parte. Alle esequie partecipa anche Otto d’Asburgo, visto che Roth era sempre stato per la restaurazione della monarchia. Il rito che viene scelto è “cattolico annacquato” (qualunque cosa questo voglia dire) perché nessuno riesce a trovare il suo certificato di battesimo.

Zweig, l’ebreo fortunato, il ricco, la celebrità mondiale, ha un destino ancora più tragico. Fra le sue opere c’è un’immensa autobiografia,  che però lui decide di fermare al primo settembre del 1939, data dell’invasione della Polonia da parte di Hitler e dell’inizio della seconda guerra mondiale. E’ cominciato un mondo a lui estraneo. Con la seconda moglie (l’ex segretaria Lotte) vive fra New York e il Brasile, inquieto. Proprio qui, in Brasile, nel 1942, Zweig si toglierà la vita, insieme alla moglie, con una dose eccessiva di barbiturici: “Abbiamo deciso, uniti nell’amore, di non separarci mai”. Agli amici scriverà, semplicemente: vi precedo, ci troveremo di nuovo tutti.

L’unica che sopravvive è Irmgard, finita la guerra riprende la sua identità e scrive anche un romanzo, praticamente ignorato da tutti. Si mette allora a fare un po’ la giornalista, ma non di grande risonanza. L’ultima parte della sua vita, muore nel 1982,  si svolge nell’anonimato, devastata dall’alcol e da parecchi ricoveri psichiatrici. Ormai i bei giorni di Ostenda, dell’amore con Roth e delle discussioni con Zweig sono solo ricordi lontani e confusi, annebbiati.

(Nelle foto: copertina di un libro di Irmgard, ritratti di Irmgard, Jodeph Roth in Costa Azzurra con la moglie Fiedl, Stefan Zweig con Joesph Roth)

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 10 gennaio 2016)