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Phylls Latour

A bordo non c’è niente in realtà: solo Paulette. L’aereo scivola nella notte fino nel cielo della Normandia, nella Francia occupata dai nazisti. Quando sono abbastanza avanti, il pilota apre il portellone e accende la luce verde, è il momento: Paulette si lancia nel buio. 

di Giuseppe Turani |

Nel 1942 un bombardiere americano si alza in volo da una base segreta in Inghilterra. A bordo non c’è niente in realtà: solo Paulette. L’aereo scivola nella notte fino nel cielo della Normandia, nella Francia occupata dai nazisti. Quando sono abbastanza avanti, il pilota apre il portellone e accende la luce verde, è il momento: Paulette si lancia nel buio. Con sé ha poche cose: la sua radio trasmittente, un po’ di soldi, documenti falsi e alcuni nominativi del maquis francese, che l’aiuteranno.

(Nella seconda foto: l'ambasciatore francese in Nuova Zelanda, Contini, a colloquio con Paulette. In fondo: Paulette con le sue medaglie e il distintivo di paracadutista)

 
di Giuseppe Turani

Ci sono eroi che finiscono in prima pagina e che diventano famosi, e ce ne sono altri che invece scompaiono nel nulla e che non desiderano onori e gloria. In quest’ultima categoria va senza dubbio iscritta una bella ragazza sudafricana, Pyllis Latour, madre inglese e padre francese, che ha fatto cose incredibili nella seconda guerra mondiale e che è rimasta in silenzio per mezzo secolo. Bisogna aggiungere che quella di non farsi notare era la sua specialità. Anzi, è proprio stata lungamente addestrata per questo.

Poco dopo i vent’anni Pyllis, che è nata nel 1921, si trasferisce in Inghilterra e va a lavorare per la Raf come meccanico. Ma viene subito notata. E’ bella, è sveglia e, soprattutto, parla francese in modo assolutamente perfetto. Gli uomini dello Special Operations Esecutive (il famoso Soe, servizi di spionaggio) l’avvicinano e le fanno lunghi discorsi. Hanno bisogno di lei come spia, in Francia, dietro le linee nemiche, da sola. Si pensa allo sbarco in Normandia, ma servono informazioni. Alla fine del colloquio le dicono che ha tre giorni di tempo per decidere. Ma la risposta di Phyllis, che poi prenderà il nome di Paulette, è sorprendente: “Non mi servono tre giorni, è ok, posso cominciare subito”. E così entra nel mondo delle spie e comincia il suo addestramento.

Gli uomini del Soe sono molto fantasiosi. Per insegnare tutti i possibili trucchi alle loro reclute tirano fuori di prigione noti malfattori e li trasformano in insegnanti. Come scassinare una porta, come nascondersi,  come sparire in un campo di grano. E anche come salire sul tetto di una casa arrampicandosi lungo il tubo della grondaia. Ma non è finita: il corso da spia prevede anche 14 lanci dall’aereo di notte. Phyllis, ormai Paulette, supera tutto questo.

E nel 1942 un bombardiere americano si alza in volo da una base segreta in Inghilterra. A bordo non c’è niente in realtà: solo Paulette. L’aereo scivola nella notte fino nel cielo della Normandia, nella Francia occupata dai nazisti. Quando sono abbastanza avanti, il pilota apre il portellone e accende la luce verde, è il momento: Paulette si lancia nel buio. Con sé ha poche cose: la sua radio trasmittente, un po’ di soldi, documenti falsi e alcuni nominativi del maquis francese, che l’aiuteranno.

Mentre scende, probabilmente ripensa a quello che tutti sapevano al corso: un operatore radio dietro le linee nemiche ha solo il 50 per cento di probabilità di cavarsela nel primo anno, poi anche meno. I tedeschi, ovviamente, detestano gli operatori-radio che vanno  a spiarli. In genere impiegano mezz’ora per localizzare il luogo di trasmissione. E meno di un’ora per mandare una pattuglia armata a liquidare l’intruso. L’operatore, quindi, deve mandare rapidamente il suo messaggio e poi deve, ancora più rapidamente smontare tutto e sparire, il più lontano possibile, in bicicletta o a piedi.

Paulette resisterà tre anni dietro le linee nemiche, nessuno sa come ci sia riuscita. Non era mai successo. E spedirà verso l’Inghilterra quasi 150 messaggi, senza essere mai scoperta.

Il suo travestimento standard era quello di una giovane ragazza francese che in bicicletta girava per vendere sapone ai soldati tedeschi. Nascosti negli abiti i codici di trasmissione. La radio nascosta da qualche altra parte. Ci sono stati momenti molto  difficili. A un certo punto i tedeschi l’avevano quasi individuata. L’unica salvezza era stata la fuga nella foresta, insieme a alcuni partigiani del maquis, che erano la sua scorta armata. Settimane e settimane a mangiare topi, scoiattoli e radici degli alberi.

Ci sono  stati, però, anche momenti buffi. Due almeno. Una volta il suo  gruppetto viene fermato da una pattuglia tedesca che cerca notizie su una banda di spie. Sono esattamente Paulette e i suoi amici. Ma loro, educatamente, spiegano ai tedeschi che una banda del genere si è diretta verso nord, attraverso i campi. I tedeschi  ci cascano e se ne vanno. Il secondo episodio è ancora più comico. Il gruppetto di Paulette è accampato presso un paesino e lei ha steso un lungo filo che le serve da antenna per la radio. Improvvisamente arriva una pattuglia tedesca. Hanno attraversato un torrente e hanno tutti gli abiti bagnati. Chiedono di poterli appendere al filo a asciugare. Li appendono e quando sono asciutti se ne vanno. E Paulette riprende la sua trasmissione.

La guerra finisce, Paulette viene decorata tanto dagli inglesi (Mbe, member of British Empire) che dai francesi (Croce di ferro al valor militare), più altri riconoscimenti. Saluta tutti e va in Kenya, dove si sposa, gira ancora un po’ il mondo, fa quattro figli, divorzia. Si stabilisce in Nuova Zelanda. Nessuno sa niente di lei.

Ma nel settantesimo anniversario dello sbarco in Normandia il governo francese decide che Paulette merita di più: la Legion d’onore. La cercano in tutto il mondo e alla fine la trovano a Auckland. L’ambasciatore francese Contini la va a trovare e la informa della decisione. Paulette, ormai ultranovantenne, spiega che ai suoi figli ha detto qualcosa, ma non tutto, solo perché avevano scoperto  delle cose su Internet. Ormai nascondersi non ha più senso. E così va alla cerimonia pubblica in cui l’ambasciatore francese le appunta la Legion d’onore sul suo vecchio cardigan. E ci va esibendo tutte le altre sue medaglie, come un generale. Quelle medaglie che aveva tenuto nascosto per oltre mezzo secolo e che i figli le avevano chiesto di sfoggiare, almeno per una volta.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 27 dicembre 2015)