Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Angelica Balabanoff

Eterna ribelle, socialista massimalista, testarda, povera, ma coltissima è riuscita a litigare sia con Lenin, che l'aveva voluta a Mosca come segretaria dell'Internazionale socialista che con Mussolini, da lei a lungo frequentato prima che diventasse "il traditore".

di Giuseppe Turani |


Eterna ribelle, socialista massimalista, testarda, povera, ma coltissima è riuscita a litigare sia con Lenin, che l'aveva voluta a Mosca come segretaria dell'Internazionale socialista che con Mussolini, da lei a lungo frequentato prima che diventasse "il traditore"

 
di Giuseppe Turani

E’ stata una delle donne più importanti della politica italiana e europea della prima metà del secolo scorso, ma non se ne ricorda quasi più nessuno. Ha sempre vissuto miseramente, ma era una grande intellettuale, parlava regolarmente cinque lingue, nel  corso della sua vita avventurosa è riuscita a essere segretaria dell’Internazionale comunista (con gente del calibro di Trosky e Lenin). Ma è riuscita anche a litigare sia con Mussolini che con Lenin. Con Mussolini (quello degli inizi, in Svizzera) ha avuto un rapporto lunghissimo e molto intenso. Si è detto, e si continua a dire, che ne sia stata l’amante e che addirittura sia stata la vera madre di Edda Ciano. Lei, da viva, ha sempre querelato tutti quelli che hanno messo in giro questa voci.

Angelica Balabanoff nasce in Russia, vicino a Kiev, nel 1878 in una famiglia ebrea e morirà a Roma nel 1965. Giovanissima, lascia la Russia e viene in Europa (Svizzera, Belgio, Germania), dove anche le ragazze possono andare all’università. Frequenta gli ambienti socialisti e legge tutto quello che può leggere nelle biblioteche europee. Ma la sua vera formazione avviene in Italia, a Roma, dove frequenta i corsi di Antonio Labriola (nel 1900). Di fatto Angelica matura una sorta di socialismo libertario e pacifista, ma anche massimalista,  e proprio su questo si scontrerà più tardi con una cara amica (anche lei esule russa in Italia, Anna Kuliscioff).

Angelica è un personaggio di grande qualità, bravissima oratrice fra l’altro, e per cinque anni, dal 1912 al 1917, fa parte della direzione del Partito socialista italiano. Mussolini la vuole al suo fianco quando nel 1913 assume la direzione del quotidiano socialista “Avanti!”.

Con Mussolini si erano frequentati a lungo in Svizzera, erano inseparabili, e era lei quella che insegnava tutto a quel giovanotto dallo sguardo di fuoco, ma molto ignorante e grezzo. Di fatto è quella che sa le cose, la sua musa, anche un po’ materna (atteggiamento che alcuni biografi scambieranno per amore).

A un certo punto Mussolini rompe con Angelica perché diventa un interventista (e lei più tardi gli dedicherà un libro dal titolo che dice tutto: “Il traditore”). Per un certo periodo, però, deve condividere la parte di musa di Benito con Margherita Sarfatti. E le due donne sono diversissime. Angelica è una rivoluzionaria di professione, quasi senza patria, sempre nei guai. Margherita, invece, è della buona società milanese, intellettuale ebrea, algida e informatissima (e sarà  davvero l’amante del Duce). La cosa curiosa è che tutti questi personaggi si incontrano, prima di litigare e di farsi la guerra, nel salotto milanese di Anna Kuliscioff e Filippo Turati.

Quando scoppia  la rivoluzione d’ottobre in Russia, Angelica rientra in patria e diventa un alto esponente della gerarchia al potere. Ma non le piace Lenin, di cui intuisce la propensione autoritaria e, soprattutto, ha un dissenso quasi antropologico con la moglie di Lenin: tutta devota al marito, mentre Angelica è per l’autonomia e il progresso delle donne. E non le piace la deriva poco democratica e cinica che ha preso la rivoluzione. 

Finisce che rompe con i capi di Mosca e se ne, vagabonda in giro per l’Europa, ovunque ci sia un po’ di rivoluzione da fare. Ecco come un biografo descrive Angelica attraverso le parole di un amico: "Anželika Balabanova, prima segretaria dell'esecutivo dell'Internazionale comunista, le cui obiezioni morali avevano spesso esasperato Lenin e Zinov´ev - racconta Victor Serge, rivoluzionario belga che aveva avuto un'analoga evoluzione politica -, era appena stata esclusa dalla Terza Internazionale. Abitava a volte a Vienna, a volte alla periferia, trasportando da una camera ammobiliata all'altra il suo materiale da perpetua studentessa povera, il fornello ad alcool per il tè, la stufetta per la frittata, tre tazze per gli invitati; e il grande ritratto di Filippo Turati, il ritratto maschio e raggiante di Matteotti, dei pacchi dell'Avanti!, la corrispondenza del partito massimalista italiano, dei quaderni di poesie. Piccola, bruna, sul principio della vecchiaia, Anželika continuava una vita entusiasta di militante, in ritardo, per fiamma romantica, di tre buoni quarti di secolo".

E’ una libertaria e pacifista, ma anche una massimalista. E continua, fra mille traversie, a combattere per un socialismo più forte, più determinato, capace di fare la guerra alla guerra. A un certo punto rompe anche con i socialisti italiani rifugiati a Parigi negli anni del fascismo perché loro si ostinano a voler mantenere comunque un rapporto con  la “patria del socialismo”, cioè la Russia. Lei, invece, che ha conosciuto tutti i capi della rivoluzione d’ottobre, considera la dittatura sovietica non una deviazione da un percorso virtuoso, ma sostiene che quelli sono fatti proprio così: sono contro la libertà.

A Parigi, in sostanza, vive isolatissima: è in guerra con la patria russa e il socialismo reale, ma anche con i suoi compagni del socialismo italiano. E’ poverissima, malata, ma tira avanti e non cede di un millimetro.

Riesce, comunque, a andare a New York, dove viene ricevuta dai socialisti americani, ma ormai il suo tempo sta per scadere. Dopo la guerra rientra in Italia e alla scissione di palazzo Barberini lascia Nenni (sempre per la stessa ragione, la vicinanza ai comunisti) e si schiera con i socialdemocratici di Saragat. Questi ultimi la portano in giro, nelle riunioni di partito, come una sorta di Madonna laica (la compagna che ha mandato a quel paese Lenin).

Ma lei ha sempre considerato i suoi nuovi compagni poco più che gentaglia, dedita soprattutto a arricchimenti personali.

L’anziana socialista libertaria e anti-autoritaria protesta, ma nessuno le dà retta. Ormai è considerata una rompiscatole inutile. Quando muore, nel 1965, su di lei si stende un velo che tende a farla dimenticare, come se nessuno l’avesse mai conosciuta. La ragione è semplice: in tutta la sua vita è stata scomoda, perdente, isolata e controcorrente. E, forse, come dice il suo amico  Serge, era davvero in ritardo di quasi un secolo, con la sua instancabile ricerca di un socialismo forte, democratico e non corrotto.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 29 novembre 2015)

(nella foto in alto: Angelica con Ben Gurion)