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Personaggi/Lise Meitner

E' la prima a capire che cosa accade quando un atomo di uranio viene bombardato. Apre l'era nucleare. Pacifista a oltranza, viene chiamata "la mamma della bomba atomica".

di Giuseppe Turani |



(Lise Meitner,  Lise e Otto Hahn nel laboratorio di Berlino, Einstein e Leo Slizard mentre scrivono al presidente Roosevelt per sollecitare la costruzione della bomba atomica, un caricatura di Lise, ancora Lise)

di Giuseppe Turani

Chi è stato il padre (o la madre) della bomba atomica? Di solito si pensa che c’entri Albert Einstein. Ma non è così: all’epoca lui ha solo scritto al presidente americano Roosevelt per pregarlo di fare in fretta a costruire la bomba per porre fine alla guerra: temeva che i tedeschi arrivassero prima. La bomba (due in realtà) venne poi messa a punto e costruita ad Alamogordo nel New Mexico da uno straordinario gruppo di scienziati. Ma in realtà la bomba è nata in Europa (questo spiegherebbe l’insistenza di Einstein con Roosevelt). E’ nata a Berlino, proprio sotto gli occhi di Hitler.

E’ lo stesso padre della relatività che racconta la vicenda: “Non mi considero il padre dell’energia atomica. La mia parte in questo campo è stata molto indiretta. Non ho previsto, infatti, che si potesse arrivare a produrre l’energia atomica entro il corso della mia vita. Essa diventò un fatto pratico grazie alla scoperta accidentale della reazione a catena. E’ stato Otto Hahn a Berlino a fare la scoperta, senza peraltro capire bene che cosa aveva scoperto. E’ stata Lise Meitner a fornire la corretta interpretazione e a fuggire dalla Germania per affidare l’informazione nelle mani di Niels Bohr a Copenaghen”.

Lise Meitner era proprio un genio. Hanno fatto di tutto per non farla studiare. Ma è stata lei, alla fine, a capire tutto.

Quando nel 1945 Otto Hahn riceve il premio Nobel per le sue scoperte, sono in molti a dire che è stato ingiusto dimenticare Lise. Quest’ultima, peraltro, anni dopo andrà in America per un giro di conferenze e verrà salutata in tutte le università come “la mamma della bomba atomica”, cosa un po’ terribile per lei che era una pacifista convinta e una perseguitata dal nazismo.

Lise nasce a Vienna nel 1878 da una famiglia di ebrei benestanti. Viene educata nella religione protestante, però, come si usava allora.

All’epoca le ragazze non erano ammesse nemmeno nei licei e quindi Lise termina la sua educazione pubblica nelle scuole medie. Poi studia privatamente e nel 1906 conquista la laurea in fisica all’Università di Vienna (seconda donna nella storia di quell’ateneo). Ha la passione per le radiazioni e quindi fa subito domanda per andare a Parigi all’Istituto di Madame Curie, il più avanzato del mondo in quel momento, ma non viene accettata.

Si trasferisce allora a Berlino per seguire le lezioni di Max Planck, genio assoluto della fisica. Lì conosce Otto Hahn (che poi prenderà il Nobel) e inizia con lui una collaborazione che andrà avanti per tre decenni. La sua qualifica, però, è quella di “ospite non pagata”. Il laboratorio di Hahn sta nei locali dell’ex-falegnameria e poiché le donne non sono ammesse all’Università, Lise deve entrare dalla porta di servizio, insieme ai fornitori e agli inservienti.

Nel 1933, a causa delle sue origini ebraiche, le viene impedito di insegnare. Cinque anni dopo, nel 1938, viene espulsa dalla Germania. Attraverso la Danimarca e l’Olanda fugge in Svezia, dove continua le sue ricerche sulla radiazione all’Istituto Nobel.

Però è sempre in rapporti con i suoi colleghi tedeschi. A un certo punto riceve una lettera da Hahn: “Bombardando un nucleo di uranio con neutroni lenti, accadono strane cose, troviamo del bario. Nessuno qui a Berlino ci capisce niente”.

Nemmeno Lise ha una spiegazione, si limita a rispondere che con le radiazioni accadono appunto strane cose e che tutto può essere possibile. Qualche mese dopo, mentre sta passeggiando nei boschi della Svezia meridionale insieme al nipote Otto Frisch, anche lui fisico  e anche lui esule da Vienna, al lavoro a Copenaghen con Niels Bohr (un altro gigante della scienza), ha l’illuminazione e capisce tutto: dopo l’urto l’uranio lascia dietro di sé dei frammenti la cui massa totale è inferiore a quella di partenza. La differenza se n’è andata in energia. Grazie alla formula di Einstein (E=mc2) calcola quanta energia viene liberata e scopre che è enorme. E’ la scoperta della fissione nucleare. Lei e il nipote pubblicano il risultato della loro idea con una lettera di due paginette sulla rivista Nature. Sono molto discreti.

Quando Frisch torna a Copenaghen incontra Bohr, che sta partendo, e gli spiega la scoperta della zia. Dicono che Bohr abbia esclamato: “Che idioti siamo stati tutti quanti. E’  fantastico. Deve essere proprio così”.

Nel 1945, come si è già detto, Hahn vince il premio Nobel per la chimica. Di Lise non si parla. Il fisico olandese Dirk Coster, che aveva aiutato Lise a fuggire dalla Germania, le scrive: “E’ un peccato che io ti abbia rapita a Berlino nel 1938 per portarti in Svezia, altrimenti ci saresti stata anche tu nel Nobel e sarebbe stato più giusto”.

In realtà Lise  non ha mai avuto alcun riconoscimento per la sua straordinaria intuizione che ha aperto l’uso dell’energia nucleare (per usi pacifici e militari). E non ne ha mai chiesti. L’unico, vero, riconoscimento sono le poche parole di Einstein riportate all’inizio: è Lise quella che ha capito tutto, non noi maschietti.

La discrezione di Lise ha un’altra ragione, oltre alla naturale modestia. Sa che la fissione nucleare è una cosa enorme e, dati i suoi rapporti di amicizia con Hahn, non vuole correre il rischio di essere accusata di aver aiutato i tedeschi (cosa che in effetti non ha fatto).

Qualche anno dopo, quando nel deserto del New Mexico gli americani radunano tutti gli scienziati che riescono a trovare (con profughi tedeschi e ungheresi) per costruire a tempo di record la bomba atomica, Lise riceve numerose e insistenti offerte, insieme all’occasione di lavorare con i più grandi fisici del mondo (da Fermi a Oppenheimer). Da buona pacifista le rifiuta tutte senza nemmeno pensarci e resta in Svezia a proseguire i suoi studi, da sola.

Nel 1947, comunque, la ragazza ebrea che doveva entrare dalla porta di servizio nel laboratorio di Otto Hahn a Berlino, viene nominata capo della sezione di fisica nucleare dell’istituto di fisica del Politecnico di Stoccolma. E viene invitata a tenere lezioni e corsi in molte università americane (“la mamma della bomba”). E’ sempre rimasta in buoni rapporti con Otto Hahn. Alla fine Lise si è ritirata a vivere a Cambridge con il nipote Frisch.

Lei e Otto Hahn muoiono nello stesso anno, nel 1968. Il nipote detta un epitaffio di poche parole: “Lise Meitner, una fisica che non perse mai la sua umanità”.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 25 ottobre 2015)