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Personaggi/Frida Kahlo

A città del Messico, negli anni Trenta, troviamo tutti insieme alla pittrice, Diego Rivera, Trotsky, Tina Modotti e Vittorio Vidali. In fuga da Stalin e dal nazismo, l'ultimo rifugio. 
(Nella foto: Autoritratto di Frida Kahlo)

di Giuseppe Turani |

A città del Messico, negli anni Trenta, troviamo tutti insieme alla pittrice Kahlo, Diego Rivera, Trotsky, Tina Modotti e Vittorio Vidali. In fuga da Stalin e dal nazismo, l'ultimo rifugio. 

(Nelle foto: autoritratto di Frida Kahlo, Frida e Tina nella finzione cinematografica, Frida con Diego Rivera, Frida ritrae Rina che fotografa Frida, Tina ritratta da Edward Wilson, Tina e Frida)

di Giuseppe Turani

Bisogna essere grati a Salma Hayek, attrice bellissima e ricchissima (ha sposato il miliardario francese François-Henry Pinault) per avere tanto insistito per portar sullo schermo la storia di Frida Kahlo, pittrice messicana di grande talento. Frida è un personaggio straordinario, immobilizzata a letto per via di un incidente, innamorata persa del pittore Diego Rivera (lo sposerà due volte), è l’unica artista latino-americana a cui gli Stati Uniti hanno dedicato un francobollo. Rivera è un tipo affascinante, vivacissimo, gran disegnatore di murales, e gran donnaiolo, al punto che per un certo periodo tradisce Frida con la sua stessa sorella.

Ma questi sono solo due dei personaggi che si incontrano a Città del Messico negli anni Trenta. Intorno a questa coppia gira tutto un mondo di persone dalle origini e dai destini curiosi: nemmeno uno scrittore pieno di fantasia avrebbe potuto riunire soggetti così particolari nella stessa città e negli stessi anni. Va detto subito che, in gran parte, si tratta di personaggi alla deriva, gettati lì dalle vicissitudini della storia, e senza un futuro. Città del Messico come deposito di vite senza speranza.

Il più eminente di questi personaggi è certamente Lev Trosky. Ex capo dell’Armata Rossa, allievo prediletto di Lenin (insieme a Stalin), scrittore raffinatissimo (la sua “Storia della rivoluzione russa” resta un classico), ha un problema molto serio: nella gara per il potere al Cremlino ha vinto il suo avversario (cioè Stalin), e si tratta di un avversario che lo vuole morto, a qualsiasi prezzo.

E infatti Trosky arriva a Città del Messico in fuga da Barbizon, un luogo meraviglioso a pochi chilometri dal parco di Fontainebleau, ma dove lui viveva in una specie di fortino con guardie armate sugli spalti. Con Stalin al potere in Russia e con i nazisti in quasi tutta Europa, Trosky non ha molti luoghi in cui rifugiarsi: alla fine scappa in Messico, dove viene accolto e protetto dal governo progressista (ma non stalinista). E, ovviamente, finisce nel giro di Frida e Diego, le due personalità artistiche e politiche più importanti della città.

Insieme a lui troviamo anche Tina Modotti, che ha una storia tutta diversa. Semplice operaia di Pordenone, è finita prima a New York, dove è diventata la modella preferita, l’allieva e l’amante del più famoso fotografo di quei tempi, Edward Weston, poi in Messico. Tina era di una bellezza talmente straordinaria che le sue fotografie di nudi girano ancora oggi per le mostre. In Messico scopre l’impegno politico e inventa la “fotografia sociale”, riprende cioè la gente comune: braccianti, bambini, donne al lavoro. Sono fotografie non perfette, un po’ sgranate e sfocate, ma tutti gli esperti riconoscono a Tina il merito di aver avviato questo genere di fotografia.

Trosky è un personaggio affascinante, brillante conversatore, coltissimo, con una storia quasi incredibile alle spalle, e è certamente un eroe. Un uomo solo in lotta con il grande potere staliniano: la sua sorte è segnata, ma lui continua a scappare, a vivere e a scrivere. Ancora oggi nel mondo ci sono suoi seguaci, raccolti nella cosiddetta Quarta Internazionale. Nessuno, lì a Città del Messico, sa quanto gli resterà ancora da vivere e dove la vita li potrà portare.  L’unica cosa certa è che il tempo probabilmente è poco e che si brucia in fretta. Finisce che le due ragazze, Frida e Tina, si innamorano di Trosky. Fanno delle gite dei paraggi, stanno su fino a tardi a discutere di rivoluzione e di arte, e a bere, ma ci vanno anche a letto. E, a quanto dicono i pettegolezzi, anche fra le due ragazze scoppia una passione molto forte.

Intanto sulla scena appare Vittorio Vidali, triestino, un rivoluzionario di professione che, a sentire la polizia fascista che lo tiene d’occhio, ha conosciuto il carcere di tutti i paesi: Cuba, Algeria, Turchia, Spagna, Stati Uniti. Vidali, lui stesso non lo ha mai nascosto, è un fedele agente di Stalin (più tardi verrà proprio arruolato dalla NKVD, il servizio segreto del Cremlino).Vidali è un altro personaggio pieno di fascino e con un debole per le belle donne (ha avuto anche dei problemi con i comunisti russi per questo).

Tina ha un fidanzato, un giovane cubano, che però finisce ammazzato. Tutti danno la colpa a Vidali, ma lui si protesta innocente e sembra che abbia ragione. Esiste però un murale, disegnato da Diego Rivera, in cui si vedono Tina e il fidanzato (che poi verrà ucciso) e nell’ombra, inquietante, Vidali. Molti dicono che la verità sta lì. Diego sapeva tutto e aveva anche avvisato Tina. Ma troppo tardi.

E accade anche l’inevitabile: Trosky viene ucciso. A colpi di martello nel suo studio. La responsabilità viene attribuita in un primo tempo sia a Diego Rivera che a Vidali, ma entrambi risulteranno innocenti. L’assassino è un assistente dello stesso Trosky, che evidentemente ha tradito. E’ stato Vidali a convincerlo? Lui giurerà per tutta la vita di essere estraneo alla vicenda. Anzi, dirà che è una storia che hanno messo in giro i suoi avversari per rovinarlo.

Dall’omicidio di Trosky in avanti, però, il mondo di Frida e di Diego comincia a sfaldarsi. Weston, il primo fidanzato di Tina (che l’aveva accompagnata in Messico), è tornato a New York da tempo, un po’ stanco di rivoluzioni e desideroso di rientrare nel suo mondo. Ma anche gli altri si apprestano a fare le valigie. Tina, la bellissima ragazza venuta da Pordenone, la rivoluzionaria che amava la vita, si fidanza con Vittorio Vidali e parte con lui alla volta della Spagna, poi di Mosca.

E dentro questa coppia, l’agente e killer di Stalin, e la ragazza che aveva amato Trosky, matura l’ultimo mistero del mondo di Frida e Diego, ormai alla fine.

Tina, che si è messa anche lei a lavorare per i servizi segreti russi (ha fatto diverse missioni in più di un paese europeo), muore di infarto mentre è su un taxi dopo una cena con amici. Come sempre, tutti pensano subito al fidanzato, a Vittorio Vidali, che l’avrebbe liquidata dietro un probabile ordine del Cremlino (in fondo era stata l’amante di Trosky...). Anche in questo caso lui negherà con forza, sempre. E accuserà la stampa reazionaria di volerlo rovinare. La verità non si saprà mai. Circola, però, una voce (che è stato impossibile verificare). Quando erano tutte e due in Spagna, Tina avrebbe confidato a Valentin Gonzales, uno dei più eroici combattenti della guerra civile con il nome di El Campesino: “Avresti dovuto sparargli. Lo odio. Dovrò seguirlo fino alla morte”.

La verità non si saprà mai. El Campesino, finita la guerra di Spagna, si rifugia a Mosca. Ma finirà per morire in un gulag staliniano, senza aver più potuto parlare con nessuno.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 18 ottobre 2015)