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Personaggi/Lisa Fittko

La signora dei sentieri:attraverso impervi percorsi lungo i Pirenei ha portato in salvo centinaia di persone in fuga dal nazismo. 

di Giuseppe Turani |


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elle immagini dall'alto in basso: Lisa Fittko, la F-Route oggi, il  percorso della F-Route, Lisa Fittko con il marito, Lisa Fittko sulle montagne, documenti di identità cubano per Lisa Fittko)

La signora dei sentieri:attraverso impervi percorsi lungo i Pirenei ha portato in salvo centinaia di persone in fuga dal nazismo. La F-Route, inventata da lei e dal marito,  richiedeva cinque ore di camminata in montagna.

di Giuseppe Turani

Nel gennaio del 2001 nella cittadina di Banyuls-sur-Mer nel sud della Francia è stato eretto un monumento che ricorda la coppia di coniugi Hans e Lisa Fittko. Due nomi che certamente non dicono nulla a alcuno. Invece sono stati i protagonisti di una storia umana e civile straordinaria. Dalla base del monumento eretto in loro onore si diparte un lunghissimo sentiero che porta alla cittadina spagnola di Portbou. Sentiero che i coniugi Fittko chiamarono F-Route e lungo il quale hanno fatto attraversare la frontiera a moltissime persone in fuga dal nazismo. Ma dal 2007 il nome di quel sentiero è cambiato. Oggi si chiama “Chemin Walter Benjamin” e viene considerato un percorso storico.

E’ infatti l’ultimo sentiero percorso in circostanze tremende dall’esponente della scuola di Francoforte, amico di Adorno e di Brecht, dopo sette anni di fughe in Europa dai nazisti. La salita dura cinque ore. Ma Benjamin è sofferente di cuore. Quindi ha calcolato che deve fermarsi a riposare ogni dieci minuti, cosa che rispetta con grande precisione consultando il suo orologio. Alla fine però non riesce più a camminare. E allora Lisa Fittko, che sta guidando come altre volte la pattuglia di profughi verso la libertà (dalla Spagna si va in Portogallo, e da lì con la nave in America), da ordine di aiutare Benjamin a proseguire. Nell’ultimo tratto il filosofo viene di fatto trascinato dai compagni, fra cui la fotografa Henny Gurland (che poi in America sposerà lo psicanalista Erich Fromm, amico di Benjamin peraltro).

Alla fine arrivano tutti nella cittadina catalana di Portbou. Lisa ha già fatto quel percorso molte volte e sa che gli spagnoli lasciano entrare i profughi. Ormai la libertà è vicina. Ma quel giorno non si passa: da Madrid è arrivato l’ordine di chiudere la frontiera proprio nella notte. Benjamin è un uomo ormai stremato. Prende una robusta dose di morfina, che aveva portato con se in una borsa insieme a un manoscritto che lui definiva come fondamentale e da cui non si separava mai, e muore, dopo aver scritto una lettera al suo amico Theodor Adorno.

Il giorno dopo gli spagnoli riaprono la frontiera e Lisa Fittko può portare i suoi compagni in Portogallo, da cui molti partiranno per l’America. Intorno alla morte di uno dei maggiori intellettuali del secolo scorso si poi è creato un giallo che probabilmente non avrà mai soluzione. C’è chi dice che è stato assassinato da Stalin. Ma prove non ce ne sono. Aveva scritto delle lettere, affidate a Henny Gurland, ma lei dice di averle distrutte (per ragioni di sicurezza), la sua borsa non è mai stata trovata.

Lisa Fittko è stata l’ultima possibilità per Benjamin di fuggire dalla Francia verso l’America. Prima va fino a Marsiglia, dove si incontra con Hannah Arendt e Arthur Koestler: spera di poter prendere una nave diretta verso gli Stati Uniti e mettersi in salvo. Infatti in quel periodo è ancora attivo un altro personaggio straordinario: Varian Fry, un giornalista americano che ha costituito l’Emergency rescue committee (sostenuto da varie personalità americane, fra cui Eleanor Roosevelt, moglie del presidente). Fry, che ha collaborato a lungo con Lisa,  è un artista dei documenti falsi e delle beffe alla Gestapo. Si calcola che abbia fatto fuggire dalla Francia due mila persone, fra cui intellettuali e artisti di rilievo come Hannah Arendt, Pablo Casals, Marc Chagall, e Alma Mahler.

Ma a Marsiglia Benjamin  riceve la brutta notizia: tutte le strade sono chiuse, ormai. Non ci sono passaggi in nave. L’unica possibilità per arrivare in Spagna e poi in Portogallo è rappresentata dai sentieri impervi che solo Lisa Fittko conosce, la famosa F-Route. Benjamin raggiunge Lisa, cammina lungo tutti i Pirenei, riesce a vedere il mare e a sognare la libertà, ma alla fine, muore.

La “signora dei sentieri”, Lisa Eckstein,  nasce in Ucraina nel 1909 da una famiglia di intellettuali ebrei benestanti, ma cresce a Vienna. Partecipa subito a varie manifestazioni di sinistra e quando Hitler sale al potere, entra in clandestinità. Si nasconde nel retro di un negozio di dolciumi e batte a macchina volantini contro i nazisti. Quando la famiglia fugge, approdando infine a Parigi, Lisa rimane a Berlino. Ma la Gestapo individua il gruppo di Lisa e arresta tutti. Lei riesce a fuggire a Praga, dove incontra l’uomo che sposerà e con cui dividerà tutte le sue vicende, compresa quella della F-Route, Hans Fittko.  

Hitler però è sempre più forte e i coniugi Fittko devono fuggire continuamente. Vanno in Svizzera, poi in Olanda, poi in Francia. Qui vengono anche arrestati e spediti in un campo di raccolta. Ma riescono a fuggire e “inventano” la F-Route attraverso la quale riescono a far fuggire fino in Portogallo centinaia di persone. In realtà il sentiero è stato loro indicato dal sindaco di Banyuls, il socialista Azéma.

I controllo della Gestapo si fanno comunque sempre più stretti e nel 1941 arriva anche la proibizione, per i non francesi, di abitare nelle zone di confine. E’ la fine del sentiero della libertà. Hans e Lisa si rivolgono allora a Varian Fry, anche lui sul punto di essere espulso dalla Francia, e accettano la sua offerta di un miracoloso passaggio in nave fino a Cuba. Qui, dopo anni di convivenza e di avventure, i due si sposano. Sette anni dopo riescono a entrare in America. Lisa lavora prima come corrispondente dall’estero per alcuni giornali, poi viene assunta nell’amministrazione dell’università di Chicago. E, naturalmente, milita nel movimento pacifista americano. Hans morirà nel1960. Lisa nel 2005.

A ricordare il loro lavoro per i perseguitati ci sono solo una medaglia attribuita dallo stato di Israele a Hans e quel monumento a Banyuls-sur-mer ai piedi del sentiero di montagna che ha salvato tante vite. E, naturalmente, c’è lo “Chemin Walter Benjamin”.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 4 ottobre 2015)