Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Personaggi/Marion e Amelia

La moglie inglese di Carlo Rosselli e sua figlia Amelia fra fughe, persecuzioni e poesia.
(Nella foto: Amelia Rosselli)

di Giuseppe Turani |



(Nella foto grande: Parigi, 19 giugno 1937, funerali di Carlo e Nello Rosselli. Tra le persone in corteo (diretto al cimitero Père Lachaise), si vedono, in primo piano, Renato Pierleoni, impegnato a portare la bandiera di GL, e Aldo Garosci, che regge un cuscino su cui sono disposti il cappello e la tuta da miliziano utilizzati da Carlo Rosselli durante la guerra civile spagnola. Alle spalle di Renato Pierleoni, è visibile Piero Treves (con il cappello in mano). Dietro Garosci, si riconoscono: sulla destra Silvio Trentin (con il cappello in mano) e sulla sinistra, nell’ordine, Alberto Tarchiani, Emilio Lussu (con il soprabito chiaro) e Alberto Cianca (con la giacca scura). Alle spalle di Tarchiani, e tra questi e Lussu, è visibile Bruno Pierleoni. Archivio ISTORETO, fondo Isrp. Archivio fotografico originario [IT C00 FD8292].

di Giuseppe Turani

Lei è una dei cinque figli di una coppia di insegnanti inglesi. E’ l’unica che riesce a andare all’università. Si laurea e vince una borsa di studio per trascorrere alcuni mesi a Firenze, a guardare la città e a studiare. Laburista di formazione vive tutti gli eventi italiani: la nascita delle prime organizzazioni socialiste fino all’affermarsi del fascismo. A Firenze, nel 1921 all’Istituto Britannico, conosce Gaetano Salvemini (uno dei nostri più grandi storici, emigrato poi in America, chiamato a Harvard da Arthur Schelsinger sr.). Salvemini introduce la giovane inglese, Marion Cave, nel giro degli antifascisti fiorentini. Lei si iscrive a Italia Libera e partecipa attivamente all’avventura del “Non mollare”, uno dei primi giornali clandestini antifascisti, fondato dallo stesso Salvemini, dai due fratelli Rosselli, da Ernesto Rossi e da Nello Traquandi.

Quando Salvemini deve lasciare l’Italia perché il fascismo lo ha già arrestato e processato, sarà Marion Cave a tenere i contatti fra lui e gli antifascisti italiani.

Ma il gruppetto fiorentino è ormai noto alla polizia e vengono quasi tutti arrestati. Ernesto Rossi, spedito al confino a Ventotene, scrive insieme a Altiero Spinelli il famoso Manifesto di Ventotene per la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa.

Marion, intanto, si è innamorata di Carlo Rosselli. Quando lui viene spedito al confino nell’isola di Lipari e scappa, lei viene arrestata perché sospettata di aver organizzato la sua fuga. Invece a organizzare il tutto era stato l’amico Italo Oxilia, che si era presentato a Lipari con un motoscafo e aveva portato Carlo Rosselli prima a Tunisi, e poi da lì in Francia. Lo stesso Oxilia farà poi fuggire, con lo stesso sistema e insieme a Camillo e Adriano Olivetti, Filippo Turati, il padre del socialismo italiano.

In Francia i due fratelli Rosselli fondano Giustizia e Libertà. Nel 1930 nasce Amelia, figlia di Carlo e di Marion. Ma pochi anni dopo, nel 1936 scoppia la guerra di Spagna. I due fratelli sono fra i primi a correre a fianco dei repubblicani. Carlo fonda una brigata intitolata a Giacomo Matteotti, ma che prenderà subito il nome di  “Brigata italiana Rosselli”. Parla alla radio di Barcellona e lancia quello che diventerà poi lo slogan di tutto l’antifascismo italiano: “Oggi qui, in Spagna, domani in Italia”.

I due fratelli però non rivedranno mai più l’Italia. Nel giugno del 1937 mentre Carlo è in una stazione termale francese per delle cure, viene raggiunto dal fratello Nello e entrambi vengono poi uccisi da una banda di “cagoulards” (un’organizzazione di destra francese) a colpi di pistola prima e poi sgozzati. Su ordine del fascismo italiano che ormai non ne poteva più dei due fratelli. Qualcuno avanza il sospetto che l’ordine sia partito addirittura da Galeazzo Ciano in persona. I due fratelli vengono sepolti a Parigi. E solo nel 1951 i familiari riescono a far trasportare le salme in Italia. Sulla lapide poche parole dettate da Piero Calamandrei: “Giustizia e libertà, per questo morirono, per questo vivono”.

Per l’inglese Marion in quei mesi finisce il mondo. Suo marito e il fratello assassinati, in Spagna vincono gli uomini del generale Franco, la Repubblica è soppressa, e tutti gli amici di un tempo si disperdono lungo la rotta Casablanca, Messico o New York. In Italia non c’è più nessuno, la polizia ha fatto tabula rasa. Salvemini ormai sta per diventare cittadino americano e ha la sua cattedra a Harvard.

Alle due donne non resta che andarsene. Prima riparano in Svizzera, poi a New York. Infine tornano in Inghilterra, dove Marion morirà a Londra nel 1949.

Amelia, rimasta sola, torna in Italia e comincia una nuova vita come traduttrice dall’inglese. Intanto continua i suoi studi di filosofia e di letteratura. E comincia a frequentare gli scrittori romani, grazie agli amici Carlo Levi e a Rocco Scotellaro. Nel 1960 si iscrive al partito comunista italiano.

Nel 1963 esplode letteralmente come poetessa. “Il menabò”, una rivista torinese diretta da Elio Vittorini e Italo Calvino, pubblica 24 delle sue poesie. La rivista è in quel momento il meglio che si possa trovare: vi scrivono tutti gli intellettuali più prestigiosi. Un trionfo per Amelia. A quella prima prova ne seguono altre, sempre molto apprezzate.

Ma Amelia, nonostante il successo e i molti amici, non è una persona felice. Medici inglesi e svizzeri le hanno diagnosticato una forma di schizofrenia paranoide. Ma lei non accetterà mai questa diagnosi. E cercherà di convivere con la sua malattia.

Un giorno, però, i vicini di casa, a Roma in via del Corallo, la vedono che si aggira con aria un po’ strana sul balconcino della sua abitazione. La pregano di stare calma e di rientrare in casa. Lei telefona all’amica del cuore, Giacinta del Gallo di Roccagiovine,  che cerca di calmarla e che le promette di venire subito a farle compagnia..

Infatti arriva poco dopo, ma la tragedia si è già consumata. In cucina c’è una sedia appoggiata alla finestra e il corpo di Amelia è giù, nel cortile, senza vita. Aveva 66 anni.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 20 settembre 2015)