Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Personaggi/Nora Barnacle

Lui era andato a fare una passeggiata lungo le sponde del fiume Liffy e aveva visto una bella ragazza, alta, capelli rossi, occhi vivaci. Siamo agli inizi del secolo scorso nella vecchia Dublino, “where girls are so pretty”, dove le ragazze sono così carine. 

di Giuseppe Turani |


(Nora e James, foto grande: nel giorno del loro matrimonio, in fondo: james e sylvia beach)

di Giuseppe Turani

Lui era andato a fare una passeggiata lungo le sponde del fiume Liffy e aveva visto una bella ragazza, alta, capelli rossi, occhi vivaci. Siamo agli inizi del secolo scorso nella vecchia Dublino, “where girls are so pretty”, dove le ragazze sono così carine. Lui la invita a  uscire. La sera dopo vanno al cinema e si baciano per la prima volta. Ma lei non si ferma lì. Escono, vanno ina una zona buia del porto, lei gli infila le mani nei pantaloni e “fa di lui un uomo” (in realtà lo era già, fin troppo). Lei ha diciannove anni e lui due di più. Non si sono mai più lasciati.

Lei è un semplice ragazza di Galway (proprio di fronte alle isole di Aran), che si è trasferita a Dublino a fare la cameriera. Se l’Irlanda è un paese cattolico, Galway lo è due volte: tutto è in mano ai preti e la morale è fra le più strette del mondo. Se lei la si trova a Dublino è anche perché è  scappata da quel mondo bigotto. L’episodio del cinema dimostra che l’educazione cattolica era passata su di lei senza lasciare tracce. Lui, anche se giovane, veniva da una storia di ubriachezza e di appetiti sessuali decisamente fuori dalla norma: attacchi di gelosia tremendi, sadismo e addirittura coprofilia. Anche nel suo caso educazione cattolica molto severa, ma anche ribellione esasperata: alla morte della  madre rifiuta di inginocchiarsi e di pregare per la sua anima.

Lui sarebbe diventato uno dei più grandi scrittori del mondo: James Joyce. Lei, Nora Barnacle, gli è stata vicina tutta la vita e gli ha dato anche due figli.

L’amore di Nora per Joyce, che lei chiama Jim, è qualcosa di esagerato. Soddisfa qualunque sua fantasia sessuale. Non lo abbandona mai e lo segue ovunque, lungo una vita fatta di continui cambi di casa (perché spesso non riescono a pagare l’affitto) e di città. Joyce, inoltre, è quasi sempre ubriaco. E la tormenterà tutta la vita perché vuole sapere quanti uomini ha avuto “prima” e se era vergine prima di fare l’amore con lui. Lei, ovviamente, considera queste insistenze come una scemenza e lo minaccia nell’unico modo che conosce: “Se insisti, faccio battezzare i tuoi due figli”.

Dopo qualche peregrinare per l’Europa finiscono a Trieste, dove risiederanno abbastanza a lungo. Sempre però senza soldi. Lei, pur di consentire al genio di lavorare in pace, si adatta persino a fare la lavandaia. Vivono in totale povertà. Il grande scrittore non ha nemmeno un tavolo: scrive su una valigia appoggiata sulle ginocchia, i suoi capolavori nascono lì, su quella vecchia valigia.

All’inizio degli anni Venti, Joyce ha terminato il libro che gli darà la gloria: l’Ulisse. Intanto la coppia si è traferita a Parigi, dove lui beve ancora più di prima, se possibile, e chiede continuamente soldi agli amici perché non ha un centesimo. Cerca di farsi pubblicare l’Ulisse da qualche editore. Ma l’opera è immensa (900 pagine) e poi è troppo “nuova”. La stessa Nora, che per lui fa qualsiasi cosa, non legge l’Ulisse, dice di essere arrivata solo a pagina 27, e di essersi stancata a morte: le altre 750 non le ha mai lette, proprio lei che lavava i panni a Trieste per consentirgli di scrivere. Ma non c’è una contraddizione. Nora ama Jim perché lo ama, perché trova che sia un bell’uomo. Che poi sia  anche uno scrittore alla “pretty girl” di Galway importa assai poco.

Finalmente Joyce trova un editore, che poi non è un vero editore. E’ Sylvia Beach, un’americana scappata a Parigi, dove ha aperto una famosa libreria (Shakespeare and Co.), diventata punto di ritrovo di tutti gli scrittori e gli artisti che girano per la città. Lei intuisce il valore di Ulisse e lo stampa. Va in fallimento perché le vendite sono inesistenti e lei ha solo una piccola libreria.

Per aiutarla (e per aiutare Joyce e Nora) Hemingway, Fitzgerald e altri faranno  pubbliche letture delle loro opere (a offerta) in modo da raccogliere un po’ di soldi.

In diverse opere biografiche Nora viene raccontata come una delle prime, testarde, eroine della libertà femminile: è scappata da Dublino, si è scelta il suo uomo e non lo ha più mollato, ha sopportato tutte le sue sbronze e la cronica mancanza di soldi, sapendo che era insaziabile sessualmente, ha deciso di concedergli tutto senza discutere. Un’eroina.

Forse c’è del vero in queste teorie. O, forse, c’è una spiegazione assai più semplice e diretta. Quando nel 1941 Joyce muore (a 59 anni), Nora guarda il suo uomo nella bara e dice “Quanto sei bello, Jim”. Forse, è stato soltanto amore.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 14 settembre 2015)