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Il ragazzo fiorentino e la signora

Che Stato avete fatto? Una Repubblica, signora, se saprete mantenerla (Benjamin Franklin, 1775)

di Giuseppe Turani |

All’uscita dalla convenzione di Philadelphia (1775) una signora  avvicinò Benjamin Franklin e gli chiese: “Che Stato avete fatto?”. “Una Repubblica, signora, se saprete mantenerla”. Ecco, anche oggi si potrebbe dare la stessa risposta, qui in Italia. Mai vista tanta confusione così, e mai siamo stati tanto vicini a essere commissariati da Bruxelles.

La politica è ben descritta da questa battuta che gira in rete: “Ogni mattina qualcuno si alza e dice di voler fondare un partito per unificare la sinistra. Ogni mattina la sinistra è più divisa”. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Questa è la situazione.

Ma si può essere un po’ più precisi. E ci si può porre allora una domanda semplice: che cosa è stato, che cosa è Matteo Renzi? Perché tutto, a sinistra, gira intorno a questa personalità.

La risposta non è difficile. Renzi è quello che non ti aspetti, che non avevi previsto e che la storia ti getta fra i piedi nei momenti di cambiamento. E di cambiamento c’era bisogno. Intanto perché il mondo esterno (tecnologia, soprattutto, ma anche politica e economia) stava cambiando. Soprattutto, l’Italia dopo venti anni di stagnazione era giunta a una sorta di punto terminale.

E il cambiamento richiesto non poteva essere gestito dai politici di vecchia scuola, in parte responsabili della stagnazione italiana.

Ecco, che la storia, allora, ironica e imprevedibile, ti sbatte fra i piedi un tipo come Renzi. Un ex sindaco di Firenze, un politico, diciamolo, di terza fila, mai “provato” in incarichi nazionali.

Il soggetto, però, rivela alcune qualità. E’ aggressivo e vuole rottamare il “vecchio”. Ha un’ambizione smisurata. E viene preso sottogamba, un altro rompicoglioni come Civati, dicono gli oligarchi.

Il ragazzo, invece, ha studiato bene la politica, ne conosce i meccanismi, dispone di un’oratoria infinita e di un’energia ancora più grande. Conquista il Pd e poi conquista palazzo Chigi, il potere.

A quel punto i giochi sembrano tutti  fatti: il cambiamento, la rottamazione dell’Italia che da vent’anni non cresce può iniziare. I big dell’opposizione interna al partito nemmeno vanno più alle riunioni, tanto sono scoraggiati, si fanno rappresentare da personaggi di seconda (o terza fila).

Renzi non dispone di una grande squadra, si fida molto di se medesimo e quindi arruola soprattutto soggetti fedeli (unica scoperta importante: Maria Elena Boschi). Fa alcune riforme, anche serie.

Ma si muove lungo una linea molto politica (e questo è forse il suo errore). Fa cose, cioè, che possano procurargli consenso in tempi rapidi (gli 80 euro e altre), anche a scapito di un vero processo innovatore.

Poi, tenta il botto finale: la maxi riforma della Costituzione. Magari non perfetta, ma è esattamente il colpo di piccone che si aspettava la storia.

Solo che a quel punto la rivolta è quasi generale. La destra va sulle barricate perché, se passa quella riforma, non gli resta che andare a casa, portandosi dietro anche Grillo e le sue scemenze. La “vecchia” sinistra, che negli anni ha steso una sua rete di potere (amministrazioni locali, Cgil, cooperative) capisce che sta per saltare tutto. E quindi anche loro vanno sulle barricate.

Sia destra che sinistra, e questo è curioso, non propongono nulla. Di fronte alla provocazione di Renzi oppongono un semplice “No”: niente altro. Zero assoluto.

Renzi viene battuto nel referendum e tutto precipita.

La situazione oggi è questa. Il paese ha sempre bisogno di cambiare, altrimenti continuerà a strisciare sul fondo, ma non esiste quasi più la politica. La sinistra sembra colpita da una scarica di granate, ormai l’elenco delle formazioni potrebbe arrivare anche a 20 o 30 (tutte per l’unità della sinistra, per carità): non si sparano fra di loro perché è ancora in funzione il codice penale.

La destra, con buona pace di quanti hanno provato a riformarla in chiave moderna e europea, è oggi nella mani di tanti Masanielli di rara stupidità, ignoranza e protervia.

Si sta tornando all’età della pietra. Si intravedono lunghissime riunioni, programmi di decine e decine di pagine (che non saranno mai attuati), tonnellate di aria fritta. Con qualche tentativo eversivo: uscita dall’euro, Banca d’Italia asservita al governo e dedita soprattutto alla stampa di carta straccia spacciata per moneta (che nessuno nel mondo vorrebbe).

Ecco, siamo qui. Che Stato avete fatto? “Una Repubblica, signora…”.