Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

La peggio gioventù

Non hanno lavoro: forse non hanno ancora capito che vivono in un paese disastrato.

di Giuseppe Turani |

Sono usciti i nuovi dati sulla disoccupazione giovanile e, istintivamente, girano le scatole. Intanto, per tutti quelli che ci speculano sopra e che spargono calde lacrime (magari sono gli stessi che hanno appoggiato sindacati dementi in questi anni o, peggio ancora, grillini e populisti vari).

Ma poi c’è qualcosa che non convince nello stesso  mondo giovanile. Forse, è bene cominciare a dirlo, siamo in presenza di una generazione che è una “peggio gioventù”. Scarso o zero  impegno politico, propensione a rincorrere assistenza pubblica e patrimoni paterni, accettazione diffusa di una vita degradata e senza speranze. Ignoranza totale dell’orizzonte nel quale si muovono.

A parziale discolpa di questa “peggio gioventù” c’è da dire che, almeno, sfila poco per le strade e non spara (a differenza di quella di qualche decennio fa). Se ne sta a casa, o al bar, e diventa ignorante, poco a poco, davanti al computer. Al punto che la stessa padronanza della lingua italiana comincia a vacillare, per non parlare del resto. Sembra incredibile: eppure in questo paese esiste ancora l’istruzione obbligatoria fino a una certa età…

Il  problema della disoccupazione giovanile è, comunque, mal posto. Con una crescita sotto l’1 per cento è illusorio pensare di risolvere il problema o che ci siano segnali di miglioramento.

In sostanza, non abbiamo un problema che si chiama “disoccupazione giovanile”: abbiamo dei giovani disoccupati (ma anche di mezza età) perché non abbiamo crescita.

Sulla base di quello che si sa, non ci sono elementi che facciano immaginare un’imminente svolta nelle nostre prospettive di crescita. Sono anni che strisciamo fra lo 0 e l’1 per cento di crescita. E non a caso. Siamo un paese vecchio, senza riforme decenti, con una burocrazia soffocante, e via elencando.

In queste condizioni non si può crescere di più. “Questa” Italia è condannata a stare sempre a due passi dalla crisi, dalla stagnazione. Questo è il problema, non la disoccupazione giovanile, che è esclusivamente un effetto della non-crescita.

Ma, d’altra parte, la situazione appare bloccata. L’unico tentativo serio fatto per cambiare un po’ il paese, per renderlo più semplice, è stato bocciato a grande maggioranza dal paese: non vogliono cambiare, gli va bene conservare i propri miserabili privilegi dentro un paese in agonia. Si è creata un’assurda alleanza fra ceti politici conservatori e vecchia politica di sinistra, preoccupata solo di perdere il proprio ruolo.

Ma un contributo decisivo, determinante, al non-cambiamento è venuto proprio dalla “peggio gioventù”: chi è causa del proprio mal pianga se stesso.

In questi giorni, di fronte alle disposizioni di Trump contro gli immigrati, brusche e poco meditate, abbiamo visto una mobilitazione di varie associazioni civili, della gente e, soprattutto, abbiamo visto giovani avvocati volontari appoggiare per terra i loro  computer nei principali aeroporti e da quegli uffici inesistenti avviare (gratis) le cause per il sostegno dei discriminati da Trump.

Negli Stati Uniti, cioè, esiste ancora una “società civile” (si diceva così una volta?) capace di reagire e di fare qualcosa.

Da noi, dove per anni si  sono cantate le lodi della società civile, incontaminata  e sede di tutte le virtù, non c’è più alcuna traccia di tutto  questo. Girano solo arruffa-popoli alla ricerca disperata di un seggio parlamentare, tutti pronti a trasformarsi non in cittadini devoti la legge e al rispetto delle istituzioni, ma in semplici populisti.

La peggio gioventù, per la quale  ogni mese si spargono ritualmente calde lacrime, si è infilata con entusiasmo in questa deriva demenziale. E il sospetto è che invece di riflettere sul proprio stato, e sullo stato del proprio paese, pensi davvero che fra non molto sbucherà qualcuno dal computer per assegnarli un reddito di cittadinanza, pagato da non si sa chi.

Per questi ragazzi, senza lavoro, senza stipendio, senza futuro, non verserò nemmeno una lacrima: si stanno facendo male da soli. Se non cambiano, non cambierà mai niente.

Se pensano davvero che il comico (o la Camusso o Salvini) possano risolvere i lori problemi, allora sono una peggio gioventù perduta.