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Crescita: il sorprasso dell'Eurozona

Il Pil l'anno scorso è aumentato dell'1,7 per cento, più di quello americano.  

di Redazione |

La ripresa della zona euro si sta consolidando e i dati diffusi oggi lo testimoniano: l’economia e l’inflazione sono cresciute più del previsto, mentre la disoccupazione a dicembre è scesa più di quanto ci si aspettasse. I dati indicano che nel 2016 l’economia è andata a un ritmo più veloce nella zona euro che negli Stati Uniti, un sorpasso che non si verificava dal 2008, l’anno nero della crisi finanziaria e economica scoppiata negli Usa.

PIL EUROZONA - Nel periodo ottobre-dicembre 2016, il Pil dell'Eurozona è aumentato dello 0,5 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,8 per cento rispetto all’analogo periodo di un anno fa. A questo punto la crescita dell’economia acquisita per il 2016 risulta pari all’1,7 per cento, quindi uno scalino più alta rispetto al Pil statunitense che nel 2016 è cresciuto dell’1,6 per cento, valore più basso dal 2011.

INFLAZIONE – Buone notizie arrivano anche dal fronte dell’inflazione. A gennaio la stima flash indica un incremento dei prezzi al consumo dell’1,8 per cento nell'Eurozona, in netto aumento rispetto alla variazione di dicembre di +1,1 per cento e sopra le attese degli analisti che si aspettavano un +1,5 per cento. A guidare il rialzo è l’aumento del prezzo del greggio, ritornato sopra i 50 dollari al barile. Il dato di gennaio è il migliore da inizio inizio 2013 e si avvicina al target del 2 per cento indicato dalla Bce. 

DISOCCUPAZIONE – A dicembre il tasso di disoccupazione è sceso al livello più basso dal maggio 2009 attestandosi al 9,6 per cento, in calo dal 9,7 per cento di novembre e dal 10,5 per cento di un anno fa. Con riferimento ai singoli paesi, Germania e Repubblica Ceca presentano il valore più basso con un tasso di disoccupazione ai minimi rispettivamente di 3,9 e 3,5 per cento mentre il tasso più elevato è quello della Grecia dove la disoccupazione resta a 20 per cento.   

REAZIONI BCE - Questo tris di indicatori migliori del previsto potrebbe indurre la Bce a modificare la politica ultra accomodante finora sostenuta e che nelle intenzioni sarebbe dovuta proseguire sino a fine anno. Secondo alcuni analisti, le nuove proiezioni costringeranno Mario Draghi a modificare i toni e a correggere la propria strategia. Altri invece sono più prudenti. Per due motivi. Intanto si tratta di stime flash che andranno confermate nelle prossime settimane. E poi si fa osservare che di fronte alle incertezze legate al protezionismo di Trump e alle prossime ondate di elezioni in Europa, Draghi preferirà mantenere le politica monetaria invariata.