Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Da Calvi alle Generali

Tentativo di costruire il terzo gruppo finanziario europeo.

di Giuseppe Turani |

Nella galleria dei disastri del capitalismo italiano spicca, all’inizio degli anni ’80, il crack del Banco Ambrosiano, con il banchiere Roberto Calvi che alla fine fugge all’estero con un passaporto falso, affidandosi a gente poco raccomandabile, e che infatti finisce appeso al ponte dei Blackfriars con dei mattoni in tasca.

Questa è solo una storia, forse la più cruenta, di un ambiente che ha conosciuto anche l’ascesa, la caduta e l’assassinio di Sindona, preceduto dall’uccisione di Giorgio Ambrosoli, che proprio sui conti di Sindona stava cercando di fare luce.

Il capitalismo italiano è probabilmente uno dei peggiori al mondo. Lo si sa, e si è scritto, da sempre. Per due motivi: è nato senza soldi e poi è cresciuto quasi in assenza del mercato, appoggiandosi alle banche, alle amicizie. Una sorta di familismo amorale applicato agli affari. Gli omicidi e i ripetuti crack sono figli di questo ambiente.

Quando si trova Calvi morto, il Banco Ambrosiano è qualcosa che nessuno vuole più, nemmeno gratis: troppi pasticci, troppi  conti in disordine, chissà quali imbrogli. Alla fine entra un avvocato bresciano, Giovanni Bazoli, più che altro perché pressato dal suo compagno di università Nino Andreatta, che in quel momento è il ministro del Tesoro.

Bazoli (oggi 85enne) rivela doti inattese di stratega finanziario e di diplomazia. Anno dopo anno, anche attraverso scontri memorabili con la Mediobanca di Cuccia, costruisce quella che oggi tutti conoscono come Banca Intesa San Paolo, il più grande istituto di credito italiano. La cosa curiosa è che Bazoli non si ritiene un banchiere, la sua vera passione è la politica (è fra gli inventori della candidatura, poi vincente, di Romano Prodi).

Adesso, lui e i suoi manager hanno messo in cantiere questa idea: fare di Intesa e Generali (la nostra più grande compagnia assicurativa) un soggetto in qualche modo unificato. Se l’operazione (difficilissima) dovesse andare in porto, nascerebbe il terzo gruppo finanziario europeo.

Non abbastanza, forse, per riscattare la storia un po’ miserabile e stracciona del capitalismo italiano, ma comunque una buona cosa. E non familismo amorale o patti fra amici: tutto nasce sul mercato, alla luce del sole.

Tutto questo non basta per dire che siamo diventati adulti come capitalisti, ma si può affermare che qualcosa si sta muovendo. Non basterà e forse è tardi. Ma è sempre meglio che stare fermi a covare uova di pietra, come si disse una volta delle Generali.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 30 gennaio 2017)