Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

L'assalto a Generali

Da sempre braccio armato di Mediobanca, fa gola a molti. (Bolloré, maggior azionista dell'istituto di piazzetta Cuccia)

di Giuseppe Turani |

La battaglia per il controllo delle Assicurazioni Generali, la super-preda della finanza italiana, è solo rinviata. Questa volta forse non di molto. Sul perché le Generali da tempo siano l’oggetto del desiderio di tutti non ci sono dubbi. E’ una specie di grande cassaforte e il crocevia di moltissime cose.

Da sempre è controllata da Mediobanca, che ne è il maggior azionista con il 13 per cento e che sempre l’ha difesa da possibili attacchi. Mediobanca, però, non ha mai fatto l’unica cosa che avrebbe dovuto fare: procedere negli anni a qualche aumento di capitale per rinforzare la società. E non lo ha mai fatto per una ragione precisa. Aumentare il capitale di Generali (per consentirle di crescere ancora di più) voleva dire due cose: tirare fuori dei soldi o accettare di vedere diluire la propria partecipazione (e quindi non essere più l’azionista di controllo). Due scelte antipatiche.

In sostanza, la difesa di Mediobanca si è tradotta in una sorta di immobilismo. Non solo: spesso, quando Mediobanca ne aveva bisogno, Generali è stata spinta a entrare in società verso le quali aveva poco  interesse (ma lo aveva l’azionista di controllo). In questi anni, cioè, le Generali hanno anche funzionato come braccio armato di Mediobanca.

Nei giorni scorsi è apparso all’orizzonte un nuovo tentativo di assalto (forse) da parte di Banca Intesa, desiderosa di fare un po’ di alta finanza, probabilmente per conto di qualche cliente straniero.

Tentativo subito bloccato da Mediobanca con una mossa abbastanza semplice: le Generali (che hanno molte disponibilità liquide) hanno comprato in Borsa il 3 per cento di Intesa. A questo punto il presunto scalatore è bloccato: se Intesa compra azioni Generali finisce nella trappola delle partecipazioni incrociate e i suoi diritti di voto (in base alla legge) vengono congelati.

E’ stata una mossa astuta e tutto sommato è costata anche poco. Ma non mette al riparo Generali da eventuali scalate. Infatti, a parte Banca Intesa, chiunque oggi potrebbe scalare la compagnia triestina. E quest’ultima, benché ricca, non può certo comprare il 3 per cento di tutti i suoi possibili scalatori.

Se Mediobanca (e Bolloré, che dell’istituto è il maggior azionista) vogliono evitare che Generali finisca chissà dove, ha una sola strada: aumentare il capitale e farla crescere. Rendere sempre più costosa, cioè, un’eventuale scalata. E, magari, rafforzare la propria quota di controllo: il 13 per cento è un po’ poco, dati i tempi.

Per decenni nessuno avrebbe osato attaccare Generali perché si sapeva che attaccare la compagnia triestina equivaleva a attaccare direttamente Mediobanca. E Mediobanca faceva paura.

Ma oggi più nessuno ha paura di niente, Cuccia non c’è più e Mediobanca non ha più gli alleati di una volta. Prima, venti anni  fa, Mediobanca avrebbe anche potuto controllare Generali con appena il 5 per cento: il resto veniva dalla sua autorevolezza e dalla sua capacità di stendere cordoni sanitari intorno alle società che le interessavano. Oggi, invece, le azioni si contano davvero, non si pesano più.