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Draghi tiene a bada i falchi tedeschi

L'inflazione non convince. Il Qe va avanti. La Germania dovrà essere paziente. 

di Redazione |

Il costo del denaro resta invariato sui minimi storici con il tasso di rifinanziamento principale fermo a zero, e la politica monetaria accomodante viene riconfermata appieno. Nella prima riunione dell’anno, la Bce non muta strategia e ribadisce il prolungamento del Qe sino a fine anno, o anche oltre se necessario, a fronte di un calo degli acquisti di titoli di stato, da marzo, da 80 a 60 miliardi l’anno, come indicato da mesi.

Una risposta che mette a tacere le recenti critiche arrivate al numero uno dell’Eurotower dai falchi tedeschi, preoccupati per la politica ultraespansiva portata avanti dalla Bce. “La risposta onesta è che la Germania dovrà essere paziente” ha detto Mario Draghi nella consueta conferenza stampa che ha fatto seguito alla riunione del consiglio direttivo, precisando che “la ripresa di tutta la zona euro va a vantaggio dei cittadini tedeschi”. Per cui, ha concluso Draghi, “quando l’economia tornerà a salire, anche i tassi saliranno”.

La politica ultra accomodante ha comunque avuto un esito positivo come testimoniato dall’accelerazione della crescita dell’eurozona nel quarto trimestre dell’anno, ha detto Draghi, aggiungendo che la Bce si attende un ulteriore rafforzamento dell’economia europea nel 2017. 

L’inflazione, invece, non mostra ancora un trend convincente di rialzo e questo, a parere di Draghi, giustifica il proseguimento della politica ultra espansiva in corso con l’eventualità di proseguire con il Qe anche “oltre dicembre, se necessario, comunque fino a quando il consiglio direttivo vedrà un adeguamento sostenuto dell’inflazione in linea con il proprio target di inflazione”. In effetti, l’aumento del prezzo del greggio ha scongiurato il rischio di deflazione ma la tendenza nell’andamento dei prezzi al consumo è ancora troppo debole per abbassare la guardia e passare a politiche monetarie più restrittive. 

Sulla crescita restano inoltre rischi al ribasso a causa di fattori globali che possono incidere sulla ripresa, tra cui la Brexit e l’insediamento di Trump alla Casa Bianca. Per questo Draghi rinnova l’esortazione ai governi di procedere sulla strada delle riforme, specie quelle che riguardano il mercato del lavoro e l’aumento della produttività.