Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Globalizzazione al tramonto

Stiamo andando verso un'economia multipolare. (Credit Suisse

di Redazione |

Mentre i grandi della terra ne stanno ancora animatamente discutendo al vertice di Davos, la globalizzazione come la conosciamo fino ad oggi sta morendo con tutti i rischi annessi e connessi: aumento del protezionismo, guerre valutarie e conflitti geopolitici. L’economia mondiale si è ormai incamminata verso la multipolarità: ossia aree geografiche distinte in termini di economia, leggi, culture e reti di sicurezza, destinate a interagire tra loro in un modo completamente nuovo e tutto da inventare, al punto che per mantenere la stabilità sarà necessario instaurare rapidamente nuove istituzioni e apparati normativi adeguati.

È quanto emerge dal rapporto Getting over Globalization (Oltre la globalizzazione) appena pubblicato da Credit Suisse Research Institute (CSRI). Gli analisti ritengono che i tentativi di rilanciare la ‘globalizzazione come la conosciamo’ potrebbero scontrarsi contro un muro di palpabile scetticismo circa i suoi benefici: evoluzione demografica, indebitamento e debolezza della produttività sono fattori destinati a persistere e a deprimere quindi il tasso tendenziale della crescita a livello internazionale. A parere del CSRI, l’accettazione della ‘strada verso il multipolarismo’ rappresenta una prospettiva più realistica, nonché uno scenario di sicuro preferibile a un esito quale la ‘fine della globalizzazione’.

In questo nuovo mondo multipolare si stanno affermando tre poli significativi: gli USA (o, in una prospettiva più ampia, le Americhe), l’Europa e l’Asia nell’orbita della Cina. Ma il rapporto va molto più a fondo e fotografa, in termini quantitativi, la forza relativa di dieci paesi selezionati (USA, Regno Unito, Giappone, Russia, India, Cina, Sudafrica, Brasile, Messico, Cile) e di due gruppi di nazioni: uno rappresentativo dell’area euro (costituito da Germania, Francia, Italia e Spagna) e una selezione di piccoli paesi sviluppati (Lussemburgo, Hong Kong, Singapore, Svizzera, Belgio, Irlanda, Danimarca, Islanda). A questi paesi viene assegnato un punteggio su una scala da uno a cinque in funzione della loro forza relativa come ‘polo di influenza’ sulla base di cinque ampi criteri: dimensioni economiche, potere militare ed economico (hard power), potere diplomatico e di persuasione (soft power), qualità di governo e carattere distintivo.

L’analisi evidenzia che le potenze storiche quali USA, Regno Unito e Giappone continuano a dominare, con punteggi relativamente più elevati per la maggior parte degli indicatori. Per il Giappone si assiste tuttavia a una perdita di dinamismo, in quanto il paese continua a confrontarsi con un massiccio e impegnativo sforzo di ribilanciamento economico. La performance del gruppo di piccoli Stati sviluppati appare notevole, tanto da imporsi come una concorrenza plausibile per le potenze più grandi. I maggiori mercati emergenti in crescita (Russia, India, Brasile, Cile e Sudafrica) vengono individuati come poli di rilevanza significativa, ma non ancora in grado di esprimere il proprio intero potenziale.

Per meglio monitorare il passaggio verso questo nuovo mondo, gli analisti di CSRI ci consigliano di tenere sotto’occhio dieci parametri.

  • Stato di salute del commercio - La ratifica della Trans Pacific Partnership (TPP) tra USA, Giappone e un gruppo di paesi asiatici e del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) tra gli USA e l’UE appare ormai una chimera e si registra un crescente ostruzionismo commerciale, cosicché il ritmo e lo stato di salute del commercio mondiale costituiscono forse la variabile chiave da monitorare con la maggiore attenzione.
  • Debito - I tassi zero o addirittura negativi sembravano indicare il mondo potesse permettersi di ignorare il debito, e in molti casi assumerne ancora di più. Ma ora la risalita dei tassi potrebbe mettere sotto pressione talune società e paesi. La Banca dei Regolamenti Internazionali BRI avverte giustamente che i livelli di indebitamento mondiale sono attualmente più elevati di quelli del 2007.
  • Immigrazione - L’immigrazione costituisce probabilmente il tema politico più scottante in Europa, ed è uno dei principali motivi per cui nel Regno Unito molti hanno votato a favore della Brexit. L’UE ha bisogno di un piano per gestire i flussi migratori, facendo in modo che tutti gli Stati membri accettino un approccio comune e che l’argomento cessi di rappresentare un problema politico controverso.
  • Quando si verificherà la prossima recessione? - È possibile affermare che negli ultimi sette anni i prezzi di mercato abbiano scontato quattro recessioni. A fronte degli elevatissimi livelli del debito e dei bassi margini aziendali in Cina, e con la ripresa statunitense che inizia ad assumere vigore, la prossima recessione naturale non può essere troppo lontana.
  • ‘Scenario Stranamore’ – confronto militare accidentale o premeditato - Il Mar Cinese Meridionale è spesso menzionato dai commentatori come teatro di confronto e ampie dimostrazioni di forza, ma alla luce della complessità ancora maggiore assunta dalla guerra in Siria vi sono anche altre aree geografiche che potrebbero innescare un conflitto militare.
  • Attacchi stealth e cyberguerra - I cyberattacchi ai danni di aziende sono oggi piuttosto comuni, ma per ovvi motivi si sente parlare molto meno degli attacchi perpetrati agli Stati da parte di altri Stati. Potrebbe essere semplicemente una questione di tempo prima che una di queste aggressioni abbia risvolti imprevisti o provochi una risposta vigorosa.
  • Incidente a livello di banca centrale - Una mossa improvvida di politica monetaria potrebbe far perdere credibilità a una banca centrale – si immagini ad esempio la Bank of Japan che prova a stimolare eccessivamente l’inflazione, con un conseguente rally dello yen.
  • Persone stanche del consumismo - Il consumismo è stato uno dei pilastri della globalizzazione, soprattutto lo è ora in molti mercati emergenti. Le difficili condizioni del mercato del lavoro in alcuni paesi (nel 2015 i consumatori in Russia, Sudafrica e Turchia si sono detti pessimisti o comunque meno ottimisti circa le loro prospettive reddituali), le crescenti disuguaglianze a livello patrimoniale e un assottigliamento della classe media potrebbero tuttavia offuscare l’appeal degli stili di vita ‘aspirazionali’ e dell’acquisto di beni materiali.
  • Irrigidimento delle giurisdizioni multipolari - Forti della loro posizione di potenza geopolitica o economica, alcuni Stati potrebbero essere tentati di ignorare le leggi internazionali. Varie aree geografiche adottano quindi sempre più spesso un proprio ‘modo di fare le cose’ a discapito del commercio e, potenzialmente dei diritti umani.
  • Eventi climatici - Il cambiamento climatico costituisce parte integrante della globalizzazione sia in termini di effetti che quest’ultima ha prodotto sul clima, sia anche per quanto concerne i rimedi (sul piano normativo e tecnologico) che sono stati messi a punto per cercare di invertire questa tendenza. Il 2016 è stato l’anno più caldo mai registrato e una ripetizione di queste temperature potrebbe mettere in difficoltà molte imprese agricole e filiere alimentari, con conseguenti crisi umanitarie.