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Tronchetti: la giustizia ingiusta

Marco Tronchetti Provera: dodici anni per essere assolto.

di Giuseppe Turani |

Alla fine, si dice, la giustizia prevale sempre. In questo caso, però, ha richiesto dodici anni. In ballo c'era la reputazione di Marco Tronchetti Provera, assistito dai migliori avvocati del Foro di Milano. Fatto oggetto di una violentissima campagna mediatica ha poi impiegato dodici anni per avere una sentenza di assoluzione: c'è arrivato solo perché, a un certo punto, ha rinunciato alla prescrizione, che avrebbe steso una nebbia grigia sull'intera vicenda.
Senza questo gesto, la rinuncia alla prescrizione, non si sarebbe mai arrivati a sentenza e il dubbio sarebbe rimasto per sempre.
E' curiosi che in Italia, anche se sei una persona importante, tu devi ricorrere a gesti un po' estremi, o almeno inconsueti, se vuoi avere giustizia.
Tutto questo lascia immaginare che cosa avviene negli altri casi. Casi in cui non siano in gioco grandi nomi, grandi mezzi e grandi avvocati.
Tutto si perde per strada e viene da pensare che questa sia la via maestra di tanta parte della giustizia italiana: si tira per le lunghe, per anni e anni, sperando  he prima poi qualcuno dei contendenti getti la spugna. A quel punto si incarta tutto in un bel faldone, e giustizia è fatta.
La cosa è particolarmente grave quando si tratta, come in questo caso, di nomi importanti. Sì, perché stare in affari richiede una certa reputazione. Reputazione che non si può lasciare in bilico per dodici anni.
Ma sembra che non ci sia niente da fare. Un po' i codici consentono, a chi vuole, di tirarla per le lunghe. E un po' la giustizia va lenta di suo.
Il risultato è quello che si è appena visto e che è ben raccontato nelle pagine della "Verità" da Antonello Piroso.