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Brexit, ultima parola al Parlamento

No alle mezze misure. Theresa May conferma che sarà un'uscita totale dall'Ue. Vola la sterlina.

di Redazione |

Quella ribadita da Theresa May al summit di Davos è una hard Brexit, un’uscita netta e radicale del Regno Unito dall’Europa. Una linea dura che è piaciuta ai mercati e che ha portato acquisti sulla sterlina. La valuta britannica ha guadagnato il 2,8 per cento sul biglietto verde raggiungendo quota 1,2385 dollari. È il rialzo più marcato registrato in un'unica seduta da oltre otto anni, ossia dall'inizio della crisi finanziaria globale.

 Nel suo attesissimo intervento durato 45 minuti, il più importante da quando è entrata a Downing Street, il premier britannico ha detto che il paese andrà verso una rottura totale con Bruxelles. Nessun compromesso, dunque. Quello che la May vuole evitare è un paese “mezzo dentro e mezzo fuori”. Non vuole ricalcare gli esempi di altre nazioni come la Norvegia (fuori dalla Ue ma dentro il mercato unico) o la Svizzera. L’obiettivo è raggiungere con le autorità europee un accordo su misura, a suggello di un’uscita totale.

Un accordo che, una volta raggiunto, probabilmente tra un paio d’anni, dovrà essere sottoposto al voto del Parlamento britannico. Notizia che ha suscitato una certa sorpresa: tecnicamente il Parlamento potrebbe anche bocciare l’intesa e mandare a monte la Brexit, ma la May è convinta che alla fine voterà per l’uscita rispettando la volontà popolare del referendum.

L’obiettivo che ha in mente il premier britannico è realizzare una Global Britain, creare cioè un paese indipendente che possa intrattenere rapporti di amicizia e collaborazione con l’Europa ma anche con altre nazioni nel mondo, una nazione più forte, giusta e indipendente, in grado di attrarre capitali, proprio come hanno chiesto coloro che sette mesi fa hanno espresso un voto favorevole all’uscita della nazione dall’Ue. E questo nonostante il referendum, 52 per cento favorevoli - 48 per cento contrari, abbia finito con lo spaccato in due la nazione.   

L’auspicio della May è che l’Unione europea si dimostri disponibile alla trattativa e non punti a raggiungere un accordo punitivo nei confronti della Gran Bretagna. In tal caso, “meglio nessun accordo che un cattivo accordo” ha sottolineato la May lasciando intendere che un atteggiamento ostile potrebbe essere autolesionistico per Bruxelles e la Gran Bretagna potrebbe reagire creando, appena la di là della Manica, una sorta di paradiso fiscale in grado di attrarre imprese e investitori. Ma, ha aggiunto, sono “fiduciosa che questo scenario non si realizzerà mai”.

Tra le 12 priorità che guideranno i negoziati con l’Unione europea, la May ha indicato quella di usciere dal mercato unico, riprendersi il controllo delle frontiere, smarcarsi dal controllo della Corte di Giustizia europea, concordare un nuovo accordo commerciale con l’Europa.