Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Sulle tracce di mister Trump

E del suo consigliere finanziario Carl Icahn, uno dei più tremendi raider degli anni 80.

di Giuseppe Turani |

Si vivono tempi di grandi incertezze. E la Borsa è il luogo migliore per vederle. Magari mettendosi dietro le spalle di Trump e del suo fidatissimo consigliere per gli affari finanziari Carl Icahn. Prima, però,  bisogna ricordare brevemente chi è Icahn. Negli anni ’80 è stato uno dei più tremendi raider di Wall Street. Si presentava nelle assemblee societarie in compagnia della mamma, una deliziosa vecchietta, e poi tirava giù botte da orbi. Comprava società, le faceva a pezzi e ne rivendeva i frammenti, con immensi guadagni e facendo largo uso dei junk-bonds. Quasi mitica la sua battaglia con la Twa, che riuscì a rilevare contro il parere dell’intero consiglio di amministrazione. Oggi, ovviamente, è un miliardario, il 43 esimo uomo più ricco del mondo.

Racconta l’analista Alessandro Fugnoli che fra l’estate e l’autunno, quando non pensava ancora di poter vincere le elezioni, Trump liquida tutto il suo portafoglio azionario. Ma poi vince. E la sera della vittoria, a mezzanotte, Icahn si precipita fuori dalla Trump Tower (dove stava guardando i risultati insieme al boss) e corre a comprare titoli per un miliardo di dollari, titoli che gli altri vendevano spaventati dalla vittoria di Trump.

Ma non è finita. Wall Street ha poi accettato il successo di Trump e si è rimessa a ricomprare i titoli che prima aveva venduto. Nei giorni scorsi però Icahn ha dichiarato di aver già rivenduto tutto, si suppone con un largo guadagno.

E adesso che cosa succederà? Il “rally Trump” può considerarsi già esaurito? Anche perché le quotazioni sono piuttosto alte.

Non si sa, probabilmente no. Le carte sono tutte in mano al nuovo presidente e alla Federal Reserve, decisa a rialzare i tassi (e quindi a fermare il rialzo).

Ma se Trump farà anche solo una parte di quello che ha promesso (meno tasse per tutti e grandi investimenti pubblici), il rally azionario che porta il suo nome potrà proseguire ancora per un po’, forse per qualche anno.

A meno che, alla fine, il trumpismo non crolli sotto il peso delle sue stesse (eccessive) ambizioni o per qualche dossier di qualche agenzia di controllo.

Insomma, nei prossimi mesi bisognerà fare come Icahn: guardare quello  che fa Trump, se riesce a stare in sella, bene. Se cade, prepararsi al grande botto. Ma, ogni tanto gettare anche un occhio al cambio dollaro-euro: se l’euro scende troppo, la Banca centrale europea potrebbe chiudere il Qe. E allora saranno dolori.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 16 gennaio 2017)