Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Mi chiamo Trump e sono un diavolo

Grandi progetti senza senso e un po' di vecchio ciarpame proibizionista.

di Giuseppe Turani |

Mister Trump è un fenomeno. Supera Grillo di almeno quattro lunghezze. Annuncia che sarà il più grande creatore di posti di lavoro (e qui copia un po’ dal nostro Berlusconi). Nessuno gli ha spiegato che negli Stati Uniti, di fatto, è  già stata raggiunta la piena occupazione. Comprensibile l’aspirazione di creare altri posti di lavoro, ma prima deve trovare i lavoratori. E quelli non li può creare. Se li vuole, li deve importare.

Ma nel contempo vuole costruire un muro per impedire ai messicani in cerca di fortuna di entrare in America. Zero messicani dunque. Poiché in Canada stanno già bene per conto loro e non si muovono, non gli rimane che sperare nei barconi. Potrebbe mandare un paio di portaerei nel Mediterraneo a fare il pieno. In caso contrario si deve rassegnare: non passerà alla storia per aver creato milioni di posti di lavoro dove c’erano già. E forse è meglio così.

Sul resto delle sue idee c’è poco da dire: si tratta, in breve, di vecchio ciarpame protezionista. Dazi di qui, dazi di là. Comprate e usate americano. Quindi gli Ipad, fatti in Cina, via. Così gli impianti hi-fi e i telefonini. E anche le automobili un po’ economiche. Probabilmente non farà niente, altrimenti tutto diventerà più caro per gli americani e gli correranno dietro con le scope in mano.

In più  fa cose bizzarre. Annuncia che farà un muro lungo il confine con il Messico, ma stabilisce che il lavoro e la calce saranno pagati dal Messico stesso. Naturalmente, dal Messico gli hanno già detto se per caso è diventato scemo: i messicani non pagheranno un tubo. Se vuole il muro è a casa sua e ne può fare anche tre, ma se li deve pagare.

Poi, per farla breve, ha fatto la faccia cattiva con la Cina, lasciando capire che va punita: troppe esportazioni in America a basso prezzo. Ma anche in questo caso non gli è andata benissimo. La Cina gli ha ricordato che la stessa Cina ha in mano buona parte del debito pubblico americano, un po’ di prudenza, via.

Con i cinesi, quindi, come con i messicani, bisogna trattare, con calma e signorilità, magari offrendo tè e pasticcini.

Insomma, per ora si è visto all’opera uno smargiassone con le idee confuse. Può migliorare? Forse, ma non è detto, potrebbe anche peggiorare.