Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

L'Italia al tempo dei grilli

Alcuni appoggiano i 5 stelle per interesse, altri perché pensano che sia utile diventare un po' populisti.

di Giuseppe Turani |

Grillo non è solo Grillo, un cretino. C’è anche una sorta di grillismo strisciante. Di due tipi. Il primo è quello di tanta brava gente (giornalisti, direttori di tg, opinionisti) che trattano le coglionate grilline come se fossero chissà che. Ho già scritto una volta che chi ha intervistato Di Battista o Di Maio, facendo finta che fossero due persone normali (e non due attori presi dalla strada, digiuni di tutto) dovrebbe prendere l’impegno di tacere per sempre. Quando uno ti dice che Scelba ha scritto la legge elettorale che ha consentito a Mussolini di andare al potere, che cosa vuoi fare? Gli dici: “Scusi, si accomodi fuori, l’intervista è finita”. E invece sono ancora lì, coccolati e vezzeggiati come statisti da cui dipenderà il destino del paese. Idem quando uno ti risponde che non bisogna fare la fine del Venezuela con Pinochet: dietro la lavagna con due belle  orecchie da asino in testa. E invece no, un abito scuro, uno sciampino, e eccolo in tv come nuovo.

O quando ti viene offerto lo spettacolo di Virginia Raggi a Roma: sono sette mesi che apre e chiude le porte girevoli della giunta, che ancora non è completa e non fa assolutamente niente. Se la stessa cosa l’avesse fatta chiunque altro, leggeremmo un editoriale al giorno, titolo: “A casa, subito”. E, invece, niente, lasciamola provare. Ma sì, povera ragazza, per diecimila euro al mese lasciamola provare.

E, ancora, che dire di una formazione politica, gestita da una S.r.l. privata, che ha già liquidato un terzo dei propri gruppi parlamentari? O che chiede ai neo-eletti di firmare “contratti” (in politica?) di sottomissione, pena forti pene pecuniarie? Roba da intervento immediato della magistratura, invece niente. Tutti a inseguire i fantasmi di Tempa Rossa. La mitica procura di Trani, usa a indagare i colossi della finanza mondiale, qui non trova niente di sospetto?

Ecco, questo è il grillismo, diciamo, delle persone. Persone che non vedono o fanno finta di non vedere anomalie grandi come montagne.

Poi c’è il grillismo delle idee. Pochi esempi. E’ norma nei 5 stelle, e altri sono tentati o li hanno già imitati, che dopo due mandati il deputato non può più essere rieletto. Questa è una tipica scemenza-punitiva di Grillo senza senso: se li cambio spesso, non rubano (sua ossessione), non diventano casta, rimangono dei cretini. Forse bisogna ricordare a lui e a tutti quelli che lo vogliono imitare che Ted Kennedy è stato senatore degli Stati Uniti dal 1962 al 2009, quando è deceduto. A detta di tutti è stato un magnifico senatore, a lui si deve buona parte della legislazione sociale esistente nel suo paese. Il limite dei due mandati vale solo, in America, per il presidente. In Germania, invece, la Merkel è al potere già da tre mandati e probabilmente sarà eletta una quarta volta. La Merkel è da considerare un fossile?

La ricette grillesche per la politica sono tutte così, coglionate di apparente buon senso, che però si fanno strada perché tutti pensano che, un po’ Grillo vada inseguito. E così  facendo, invece, gli si dà ragione.

Altro piccolo esempio: gli stipendi dei manager pubblici. Mettiamo dei limiti, altrimenti guadagnano troppo. Errore, i limiti vanno messi alle carriere burocratiche, dove si avanza in base all’età di servizio (magistrati, a esempio), non nelle società operative. Se vogliamo un superclasse all’Eni, la paga la decide il mercato, non una commissione parlamentare. Altrimenti alla fine avremo solo manager pubblici di profilo basso, di terza e quarta scelta.

Ma il caso più clamoroso, e recente, riguarda le banche. Per settimane ci hanno rotto le scatole: “Vogliamo i nomi dei debitori eccellenti dell’Mps”. Se spiegavi che non è cosa, che non si usa, che uno può essere insolvente per mille motivi (magari anche a ragione), e che non è di nessuna eleganza mettere in piazza i rapporti azienda-banca, niente. Al punto che si è deciso di fare uscire ufficialmente la lista (ma il decreto non c’è ancora, sarà un bel casino farlo). Per motivi “etici” (grillismo), si è detto. Che cosa ci sia di etico nel mettere in piazza il nome di aziende che sono andate male non lo sa nessuno. In realtà, vengono etichettati tutti come ladri, quando poi magari si tratta solo di imprenditori incapaci o sfortunati.

In ogni caso parte della famosa lista è già uscita. E si è capito che non serve a niente: si tratta solo di un elenco di storie industriali di insuccesso, come è capitato a un quarto dell’industria italiana in questi anni di crisi. E infatti la magistratura, che sa tutto, non ha finora incriminato nessuno della famosa lista: non c’è  reato. Ma Grillo voleva un po’ di gogna per fare casino e aumentare i consensi e l’ha avuta. Poi dicono che avanza: certo, con tutti questi aiuti.

Ma non è finita. Adesso addirittura il Pd chiede la commissione d’inchiesta sulle banche, altro formidabile assist per i cretini 5 stelle, e coglionata solenne. Commissione per fare che? Per andare a sfrugugliare ancora dentro i registri delle banche, altri nomi, altre liste, altri voti per il distruttore Grillo. Una commissione parlamentare sulle difficoltà dell’industria (un quarto è sparito) invece non si fa. E così via.

L’Italia in tempi di grillismo è quindi questa. Ci sono gli utili idioti dell’informazione che chiudono gli occhi e che danno una mano, poi ci sono gli utili idioti della politica (anche Pd) che pensano di tagliare le gambe al populismo diventando un po’ populisti.

Per fortuna il grillismo provvederà da solo a smontarsi: non ha classe dirigente, non ha idee di gestione, è percorso dalla più grande incultura mai apparsa in politica.