Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Zero futuro per Alitalia

Una fila lunghissime di perdite. E' ora di smetterla.

di Giuseppe Turani |

Correva l’anno 1989 (un quarto di secolo fa), il sole era già calato, ma Carlo Verri, presidente allora dell’Alitalia e io, stavamo ancora nel suo ufficio a ragionare intorno al trasporto aereo in Europa. O meglio: Verri parlava e io ascoltavo. La sua tesi era di una chiarezza veramente cristallina: “Nessuna compagnia aerea nazionale  in Europa ha più senso, non ci sono le dimensioni”. Che si fa allora? “L’unica soluzione è fare una holding europea, che le controlli tutte e  metta in comune l’acquisto dei velivoli, l’addestramento, il personale, la manutenzione, il backstage. Per fare contenti gli orgogli nazionali, ogni compagnia  potrà continuare a fregiarsi delle proprie insegne e delle proprie bandiere (quindi avremo sempre Air France, Alitalia, ecc.), ma “dietro” sarà tutto unificato. Non esiste altra soluzione”.

Poi, qualche giorno dopo, Carlo è morto in un incidente stradale e il suo progetto, per il quale aveva già preso i primi positivi contatti, è stato abbandonato. E le compagnie aeree europee hanno conosciuto l’inferno.

L’Alitalia, se possibile, è finita in un inferno più arroventato degli altri. Perde soldi da sempre.

A un certo punto Prodi era riuscito a  rifilarla all’Air France (i francesi erano convinti di essere bravissimi), ma poi è intervenuto Berlusconi e, a spese delle banche e dello Stato italiano, è stata mantenuta italiana.

Ma l’Alitalia ha divorato qualunque somma le sia stata data come capitale. Per tre ragioni. Carenze di management (cioè errori di gestione), dimensioni troppo piccole e personale avido e irresponsabile come pochi.

Doveva chiudere i battenti, ma un attimo primo che questo accadesse è stata di nuovo salvata dall’ingresso nell’azionariato, e nella gestione, degli Emirati Arabi Uniti. Di italiano sono rimasti il presidente Montezemolo, la bandiera, e il personale.

La gestione si è fatta un po’ più attenta, ma ci sono sempre perdite.

Adesso si parla di nuovo di tagli del personale e delle spese (la centesima ristrutturazione), ma non credo che cambieranno molto le cose. E questo perché è sbagliato il progetto. L’Italia non ha le dimensioni per mantenersi, oggi, una linea aerea. E’ solo un insieme di ambizioni fuori tempo  che tiene in piedi questa finzione.

In realtà, la cosa più seria da fare, a questo punto, sarebbe quella di accompagnare l’Alitalia verso la sua serena estinzione. Voleremo con altre compagnie.

(Da "Tiscali.it" del 9 gennaio 2017)