Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Polvere di passato

C'è un desiderio di tornare da dove eravamo partiti.

di Giuseppe Turani |

Tira un’aria da ritorno all’antico. Cresce il desiderio di sistema elettorale proporzionale. E viene in mente una vecchia battuta di un boss democristiano della prima repubblica: “I governi sono cose troppo importanti per farli decidere dagli elettori. Ci diano i voti, poi noi in parlamento faremo quello che si può”.

Contro l’idea del proporzionale non si vede una levata di scudi generale. In fondo viene il sospetto che a tutti vada bene così. Il proporzionale ha infatti un pregio quasi unico per i partiti: rimette nelle loro mani il destino del paese. Sono loro, infatti, una volta eletto il parlamento, che possono sbizzarrirsi in varie combinazioni, facendo e disfacendo i governi.

E’ un fenomeno curioso. Veniamo da mesi, anni, in cui sembrava che il popolo volesse prendere voce e invece si sta scivolando verso un sistema elettorale che consegnerà ogni decisione (dalla scelta del premier alla  composizione del governo) nelle mani delle segreterie dei partiti. Insomma, grande rivoluzione, con addirittura l’invenzione della cretinata della “democrazia diretta”, per tornare alla fine al punto di partenza.

Naturalmente, come previsto peraltro, l’accozzaglia del no si è rivelata una vera accozzaglia: tutti spariti e nessuna proposta in campo. D’Alema aveva promesso una riforma costituzionale in sei mesi, ma saggiamente è scomparso. Come lo avessero rapito gli alieni. E della sua riforma in tre punti non parla più nessuno. Era così fantastica e semplice che si è persa per strada, come una pentola rotta.

Ma ci sono altri segnali di ritorno all’Italia di un tempo (anni 50-60). Renzi aveva impostato una riforma un po’ moderna del lavoro (dieci anni dopo scelte molto più coraggiose fatte dalla Germania). Ma contro quella riforma la Cgil, uno dei corpi intermedi più  reazionari che esistano, è scesa in campo, ha raccolto tre milioni di firme per abolire quelle riforme e tornare esattamente da dove siamo venuti. Come se ci fossero ancora le fabbriche e la classe operaia di una volta.

Forse bisognerebbe organizzare una gita collettiva dei quadri Cgil alla ex-Bicocca di Milano: le tute blu non ci sono più, ma in compenso su quell’area ci sono scuole, abitazioni, uffici. Solo l’ottusità dei dirigenti della Cgil può immaginare schiere di operai che alla mattina entrano alla Bicocca, o altrove. Non ci sono.

E solo un’ottusità diffusa può credere che questo ritorno sui propri passi possa garantire una ripresa del paese.

Il Sud resterà quello che è, in attesa di spopolarsi e di diventare territorio per vacanze coraggiose, i giovani resteranno a casa dalla mamma, e noi, tutti, insieme, si scenderà ancora un po’ di più. La generazione di oggi ha meno di quello che avevano i loro padri. La successiva sarà ancora un po’ più povera. I più svelti emigreranno.

In compenso ci saranno grandi dibattiti su come non fare progressi. Grillo manderà cartoline dalla Costarica. Dibba e tutta la banda li diamo per dispersi, commercianti di auto usate in Sud America. Di Virginia Raggi nessuno ricorderà nemmeno il nome.

Stessa fine per Susanna Camusso e la sua Cgil. Dispersi, come polvere nella storia, D’Alema e tutti gli altri.

Buon anno.

 

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