Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Il mondo rovesciato

Lo strano universo della deflazione

di Giuseppe Turani |

Tutti conoscono l’inflazione: sono i prezzi che aumentano, meglio comprare oggi perché domani costerà di più. Un po’  più complicato orientarsi con la deflazione, cioè quando i prezzi diminuiscono. Si viene proiettati in un mondo rovesciato, che non ci è familiare.

E’ difficile, ad esempio, capire che con la deflazione basta tenere i soldi in tasca senza fare assolutamente niente e ogni giorno si diventa, sia pure di pochissimo, un po’ più ricchi. Infatti, se i prezzi scendono, con gli stessi mille euro fra un mese potrò comprare più merci di quelle che potrei acquistare oggi. Quindi sono diventato più ricco senza fare nulla.

Quest’anno, ad esempio, le pensioni non saranno rivalutate, ma i pensionati, alla fine, forse si troveranno anche meglio: con la stessa pensione potranno comprare qualche bistecca in più (o lattuga, se vegani).

Ma allora perché Draghi e altre  autorità si stanno dannando per avere l’inflazione invece della deflazione, che ci fa tutti più ricchi senza fare nulla?

Per una ragione molto semplice. Con la deflazione cresce la propensione a rinviare gli acquisti, ma, se ci sono meno acquisti, le aziende hanno meno fatturato e meno guadagni. E dopo un po’ saranno costrette a ridimensionare la produzione (perché ci sono meno acquisti) e quindi anche l’occupazione.

In fondo al sentiero della deflazione non c’è quindi l’arricchimento generale (procurato automaticamente dal sistema), ma la recessione, con tutto quello che essa comporta.

Non solo: la deflazione è una cosa molto cattiva perché è una sorta di serpente che si mangia la coda. Difficile uscirne.

I prezzi calano, la gente rinvia gli acquisti, le aziende creano disoccupazione, gli acquisti allora calano di nuovo (ci sono meno stipendi) e i prezzi scendono ancora, creando altra disoccupazione.

E questo spiega perché da alcuni anni l’obiettivo primo della Banca centrale europea e delle altre autorità sia quello di “creare” inflazione, insomma di far salire i prezzi. In questo caso, e contrariamente a quello che insegnerebbe il senso comune, non è vero che chi spende meno sta meglio. Chi spende meno rischia di ritrovarsi disoccupato.

Purtroppo far salire, far tornare, l’inflazione non è così facile. Per rimettersi a spendere i cittadini hanno bisogno di due cose: i soldi in tasca e la fiducia che domani i soldi ci saranno ancora (cioè che non perderanno il lavoro).

Ma oggi nessuno ha queste certezze. E tutti sono prudenti, ma di prudenza si può morire.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 27 dicembre 2016)