Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

L'Europa al palo

Dall'America all'Asia e all'Africa tutto si muove, meno noi.

di Giuseppe Turani |

Vedere il futuro non è facile. Esperti analisti sostengono che in realtà si può vedere solo alcuni mesi in avanti. Nel nostro  caso, il 2017, propongono il seguente schema: il 20 gennaio Trump si insedia alla Casa Bianca, a questa data aggiungiamo 100 giorni di luna di miele con il congresso e arriviamo alla fine di aprile. Fino a allora tutto dovrebbe essere abbastanza tranquillo. Poi meno perché Trump comincerà a andare da una parte e il congresso probabilmente da un’altra.

Inoltre scatteranno le elezioni francesi e poi quelle tedesche. In sostanza, chi vuole investire in Borsa ha fino alla fine di aprile per inserirsi. Dopo l’ambiente potrebbe diventare molto agitato e quindi sarà meglio lasciarlo ai professionisti.

In ogni caso il 2017 non dovrebbe essere una cattiva annata per l’economia mondiale. Sfidando un po’ la sorte, gli economisti di Intesasanpaolo hanno scrutato più a fondo e hanno visto una crescita mondiale che dal 3 per cento (2016) passa al 3,4 per cento. Nel 2018, poi, dovrebbe esserci un ulteriore passo in avanti fino al 3,6 per cento di crescita mondiale.

In questi due anni gli Stati Uniti dovrebbero muoversi fra il 2 e il 2,5 per cento di aumento del Pil, l’Europa un punto in meno, intorno all’1,5-1,6 per cento.

L’Asia continuerà a essere una piccola tigre interessante con una crescita compresa fra il 6 e il 7 per cento. Ma la vera locomotiva sarà (e non da oggi) l’Africa, che punta a crescere regolarmente più del 7 per cento.

In sostanza, il mondo non va male, con alcune aree che stanno decisamente in decollo (Africa) e che quindi andrebbero un po’ riscoperte.

In questo quadro abbastanza positivo, spicca come sempre una specie di buco nero: l’Europa. Grandi politici (a sentir loro), grandi esperti, ma i risultati sono, da molti anni a questa parte, molto modesti. E la crescita del Vecchio Continente è appena di sopravvivenza. Ogni giorno si apre un dibattito sul fatto che bisogna cambiare, ma poi, in sede, di consuntivo si scopre che si son fatte solo delle gran chiacchiere.

Manca il coraggio di avviare sul serio una stagione di investimenti spettacolari, manca un coordinamento più deciso. Tutti a inseguire i deficit di bilancio. Con la convinzione, sembra, che la crescita è una cosa che, se vuole, viene da sé, e se non vuole è inutile andarla a cercare.

C’è da mettersi le mani nei capelli. Non si governa, si tira a campare. Non va bene.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 21 dicembre 2016)