Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

"Sparate sul quartier generale"

Granate contro il Pd per riconquistare il Pd

di Giuseppe Turani |

“Sparate sul quartier generale”: sono le parole con cui Mao Tse aveva lanciato la rivoluzione culturale in Cina. Decenni dopo, la minoranza dem (detti anche “i sinistrati”) sembrano aver adottato la stessa parola d’ordine: sparate sul quartier  generale, liquidate Matteo Renzi e i suoi amici.

C’è il referendum? Si vota contro. C’è un altro  referendum sul job act? Si vota contro il Pd? A Poletti è scappata una frase infelice? Forse si vota addirittura la sfiducia. E così via.

Che senso abbia tutto ciò non è evidente. A furia di lanciare granate è anche possibile che la minoranza dem riesca a ridurre a brandelli il quartier generale del suo stesso partito. E che quindi poi possa organizzare una riconquista in piena regola.

Ma di cosa? Un mucchio di mattoni, qualche vecchia bandiera,  vecchi opuscoli polverosi, forse anche una targhetta con su scritto scritto “Bersani segretario”.

Che cosa se ne fanno?

E’ curioso che anche loro, come molti altri, non si rendano conto che la politica è cambiata e che il loro appeal è vicino a zero. Persino D’Alema, molti anni fa, lo aveva capito (ma ora se lo è scordato di nuovo): tanto è vero che per la conquista di palazzo Chigi aveva accettato di  far correre Prodi, salvo poi buttarlo giù (due volte) perché in fondo veniva da un’altra storia. Non era uno della “ditta”, non era andato ai convegni giovanili nei paesi dell’Est e certo non si era consumato la vista sulle opere del compagno Lenin.

E’ uno strano riflesso psicologico. Capiscono che la gente vuole altro (allora Prodi oggi Matteo) e non loro. Ma continuano a pensare che la gente, perdio, “dovrebbe” volere loro, che sono molto meglio, che hanno a cuore i bambini e i poveri. E allora cominciano a sparare granate per cacciare via il diverso: in questo modo si allontanano sempre di più dal potere e dalla possibilità di contare davvero qualcosa.

Ma non importa: quello che conta è che l’universo sia in ordine. La vera sinistra, antica, come l’amaro Montenegro, deve avere i suo partito e loro devono essere i comandanti. Tutto quello che non è  così, è sbagliato.

Persino Pippo Civati, che non conta niente, ma che almeno è uscito dal Pd e che un po’ di politica capisce, sta cerando di spiegare loro, ai sinistrati, che il sogno di riconquistare il Pd è folle. Sono cambiate troppe cose. Ma davvero si pensa che abbia un senso lanciare Speranza contro Grillo? Il comico disorganizzato mentale se lo mangia in due giorni. Oppure contano di “guidare” le grandi forze popolari radunate sotto le bandiere dementi dei cinque stelle? Cioè loro fanno i generali e Dibba porta le truppe?

Ma davvero Bersani e i suoi amici pensano che Il Pd che ha conosciuto Renzi e la sua guerra di movimento sia pronto a accoglierli dopo un intenso fuoco di bombardamento dello stesso Pd?

Magari non sarà più Renzi, alla fine, che porterà avanti il Pd, ma su una cosa si può scommettere: sarà uno ancora più diverso, ancora più di rottura rispetto alla storia (per niente gloriosa) della ditta.

Anni fa, uno studioso molto serio sentenziava: fra il capitalismo e il comunismo vincerà il secondo. Come mai? Risposta: perché il comunismo ti dà poco, ma in  cambio non ti chiede quasi niente.

Si sbagliava. Il comunismo ha lasciato questo pianeta, definitivamente.

La specialità storica degli uomini della ditta è sempre stata una sola: garantiamo molta protezione sociale un po’ indiscriminatamente (a ciascuno secondo i suoi bisogni), ma poi ovviamente dobbiamo aumentare le tasse (Hollande in Francia era arrivato a pretendere il 75 per cento sui grandi patrimoni, da noi la Camusso insiste su una patrimoniale da 400 miliardi).

In sostanza, l’idea-base della ditta è in fondo ancora un po’ sovietica: più roba intermedia lo Stato, meglio è. Con loro, naturalmente, in cabina di regia, perché loro, non la gente, sanno che cosa è bene per la gente.

Non si rendono conto che, così, non funziona più niente: persino la Russia e la Cina sono diventate più liberal.

Ma loro insistono e stanno facendo scorta di granate da lanciare sul loro stesso partito.

Il perché è evidente: temono una società aperta, competitiva, che cerca il suo destino e il suo riscatto nel fare di molti.

E questa la cosa he non hanno mai accettato. E’ per questo che non hanno mai capito Renzi. E che non capiranno mai gli altri che verranno.