Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Lo psicopatico rancoroso

Esige rispetto per se stesso e onori per Virginia, gli altri sono vermi e parassiti.

di Giuseppe Turani |

Ormai è abbastanza accertato. Il comico genovese è una specie di psicopatico politico con un desiderio di rivincita su tutto e su tutti. Il suo celebre vaffanculo non era, come si è creduto, un’invettiva politica, ma una protesta perché non è mai diventato Woody Allen, e nemmeno Crozza. Il bambino trascurato che comincia a dire parolacce nel tentativo di farsi notare.

Poi, visto finalmente il successo di pubblico, si è convinto di essere un politico di grande razza e non quello che è, e cioè un masaniello che approfitta della crisi di un paese per farsi un po’ di spazio.

Conquistati un bel po’ di voti, e insediati una dozzina di sindaci (uno peggio dell’altro, per la verità), al comico manca ancora una cosa: la conquista del palazzo d’Inverno (in questo caso, palazzo Chigi). E, sotto sotto, una gran voglia di essere finalmente accettato per quello che lui pensa di essere, il caro leader, e non più un guitto. Insomma, c’è voglia di establishment. Tanta voglia di establishment.

Questa sorta di di disturbo della personalità è ben visibile nelle poche righe riprodotte qui sotto. Parla della cerimonia al Quirinale di Natale, dove i presenti avrebbero trascurato, ignorato, il sindaco Virginia Raggi (da qualche altra parte definita come “la quinta autorità dello Stato”, non si sa perché).

Non gli passa nemmeno per la mente che questo suo sindaco sta per essere indagato e che finora nulla ha fatto per Roma. Anzi.

Ma l’aspetto su cui fermarsi un attimo riguarda la descrizione che fa di tutti gli altri: pancette tonde nel mercato della democrazia, pezzi di un colossale verme, nugolo di parassiti.

Qui siamo fra il B movie e letteratura d’appendice. Ma al di là di tutto questo demenzaio, si nota una cosa: non solo non l’hanno invitato, ma hanno snobbato la sua prediletta, il sindaco più pasticcione mai visto in Italia e che a sei mesi dalla nomina non è  ancora riuscita a completare la Giunta.

Chiunque si accorge che qui siamo davanti a uno psicopatico rancoroso, ben al di là  ormai del regno della razionalità.

Ecco la prosa di questo signore:

"Quirinale: in mezzo alla quintessenza dei resti della storia d'Italia si aggira il sindaco di Roma capitale. In 'mezzo' a pacche sulle spalle, discorsini di sottocchio, puntini sulle i vietati oppure troppi, pancette tonde al mercato nel tempio della democrazia. Dove, pacatamente svenduta la sovranità, restano espressioni sempre più vuote e disorientanti. Virginia Raggi non è ignorata complottisticamente, ma invisibile: come i cittadini a questo potere sempre più inconsapevole delle sue responsabilità". Così Beppe Grillo commenta il video della sindaca di Roma "spaesata" e ignorata dagli altri ospiti del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella cerimonia del saluto alle alte cariche dello stato, video che da ieri ha fatto il giro dei siti e dei social network. 
"Un potere irresponsabile - scrive Grillo - non può organizzare dei veri complotti ma sopravvivere soltanto a se stesso. Come tanti pezzi di un grosso verme che non si vede il culo da una vita intera, un verme solitario, che abita la pancia di questo Paese sempre con gli stessi segmenti: Napolitano & Sons, pallidi - sebbene straviziati nel resort di Montecitorio - e ciechi ai cittadini che neppure si sognano di rappresentare o sognare. Un nugolo di parassiti che aspetta un treno di regalie prenatalizie, lei sembra quello che immagino nei miei incubi peggiori: non essere visto". 
"Non puoi mica andare tutti i giorni - prosegue il leader M5S - dal concessionario travestito da cliente della Lamborghini per avere l'impressione di essere ascoltato! Ma cosa deve fare un cittadino al di sotto di ogni sovranità?!?! Lasciarsi deridere da dei deretani? No Olimpiadi No Happy Hours? Come funziona questa democrazia di soffitta? Funziona così, come la vedete, se ti ci ha mandato il popolo sei Truman: ti guardano sperando che ti faccia male". 
Secondo Beppe Grillo "i Malagò sono i filosofi di quella nebbia umana nella quale si sentirebbe disperso pure Cristoforo Colombo. Virginia sta lì... in mezzo a quei monelli invecchiati male che la fissano per un attimo, come un barbone alla prima della scala: 'oh poverina... meglio a lei che a me'. Fosse soltanto per lei mi limiterei a considerarlo un episodio di maleducazione collettiva: purtroppo è la fotografia esatta di come la casta vede i cittadini". 

In un successivo scritto, a riprova di quanto appena detto, chiede e esige rispetto per la sua persona.